presentazione fumetto “NON MI UCCISE LA MORTE” sul caso Cucchi
ZONE DEL SILENZIO
SABATO 20 NOVEMBRE 2010 a PISA
alla sala della provincia al liceo buonarroti in largo concetto marchesi
alle ore 16:30
presenta il fumetto
“NON MI UCCISE LA MORTE”
di Luca Moretti e Toni Bruno
interverranno gli autori e i genitori di Stefano Cucchi
a seguire aperitivo
Dedicato alla vicenda di Stefano Cucchi un fumetto per non dimenticare.
Morire ad appena 31 anni quando si ha ancora tutta la vita davanti è
già di per sé un evento tragico ed ingiusto.
Ma morire a 31 anni in carcere per l’incuria di chi è troppo cieco per vedere la
gravità degli eventi e poi cerca di nascondere la verità è qualcosa di assolutamente inaccettabile.
zonedelsilenzio@autistici.org
presentazione del libro “IL SOPRAVVISSUTO” di Sabatino Catapano
GIOVEDì 18 NOVEMBRE
c/o l’ AULA MAGNA DI SCIENZE POLITICHE
in via serafini 2
il COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD
presenta
ore 20 apericena
ore 20:30 proiezione del video
“quando la dignità diventa follia”
di Andre Searle Villaroel
e a seguire presentazione del libro
“IL SOPRAVVISSUTO” con la presenza dell’autore SABATINO CATAPANO
un video e un libro sulla vita in carcere e in manicomio criminale (OPG)
di Sabatino Catapano costretto ad internamenti per 15 anni.
l’OPG è l’ultimo anello della catena psichiatrica-repressiva, la
dimensione più dura della reclusione. Di fronte alla barbarie della tortura, della
contenzione la necessità di mettere in discussione l’organizzazione
della società, la psichiatria e le discriminazioni per gli esclusi e i
“diversi”.
collettivo antipsichiatrico a.artaud-pisa
PER INFO:
antipsichiatriapisa@inventati.org
artaudpisa.noblogs.org 335 7002669
comunicato del telviola sulla morte di tullio ceccato avvenuta in psichiatria a milano
è morto Tullio Ceccato il 27-10-2010 NEL REPARTO di PSICHIATRIA (SPDC) -GROSSONI 3 DELL’ OSPEDALE DI NIGUARDA CA GRANDE A MILANO.
TULLIO CECCATO è MORTO tra la notte di martedi e mercoledi, IN STATO DI CONTENZIONE FISICA nel reparto di psichiatria dell’ SPDC GROSSONI 3 dell’Azienda Ospedaliera DI NIGUARDA CA GRANDE a Milano.
Era in stato di contenzione da lungo periodo con apposito”SPALLACCIO” metodo o corsetto di contenzione che non permette movimenti.
La morte è sopraggiunta PER EMBOLIA POLMONARE. NEL PROTOCOLLO DELLE CONTENZIONI, in uso nei reparti di psichiatria, si legge che il paziente contenuto con lo spallaccio o corsetto ,deve ricevere terapia di anticoagulanti (calcieparina) e deve essere monitorato ogni 15 minuti. A lui sembra che non gliela hanno data!!!!
al di la delle “belle e argute nonche’ scientifiche affermazioni di questi assassini legali” che si rilanciano anche e ancora nei “metodi” già noti ,come nel passato i loro predecessori della SANTA INQUISIZIONE , i nuovi argomentano, ma purtroppo sperimentano, le torture sugli inermi. A differenza dei loro “maestri dell’ 1500 , che non si preoccupavano di lasciare tracce,i nuovi invece demandano attraverso protocolli,informative documenti, le LORO TECNICHE DI ABBATTIMENTO,DI COME NON LACERARE LE CARNI E DI NON FAR COMPARIRE LE ULCERE DA DECUPITO O DA LACERAZIONE,UTILIZZO DELLE CINGHIE DI VARI MATERIALI.
Noi che siamo spesso andati a “visitare” questi lager “nei cosidetti ospedali civili “sappiamo che già al trattamento sanitario obbligatorio o falso volontario,le persone SUBISCONO OGNI ONTA E PREGIUDIZIO, dal cosidetto personale medico-infermieristico…sappiamo che comunque quei pochi operatori e qualche psichiatra che si OPPONGONO , vengono a loro volta , isolati o mobbizzati come sta succedendo alla dott.ssa N.C.Novati.
( La psichiatra ha ripetutamente segnalato la mancata applicazione della Legge Basaglia 180/78 presso il reparto di psichiatria e per tale motivo è stata dichiarata incompatibile con il suo gruppo di lavoro. )
Tullio con noi e con il collettivo del telefono viola, aveva la sua storia, e fino a un mese fa spesso passava in via dei transiti come molti e frequentava centri sociali,nel 1997 eravamo riusciti con un blitz a portarlo via dal reparto di psichiatria di Ville Turro (psichiatria dell’ ospedale S.Raffaele una struttura privata convenzionata dove praticano la TEC ( terapia elettro convulsiva ) questo, cosi per fare un po’ il quadro,della situazione , che poi lui in fin dei conti aveva in parte accettato una sorta di compromessi con la famiglia e la psichiatria.
In questo momento possiamo solo dare alcune notizie che ci sono giunte dalla N.C.Novati (che attualmente è stata sospesa con un prcedimento disciplinare, intentato dal suo primario del rep. Grossoni 2 dell’ ospedale di Niguarda e dal Direttore del DSM)
c’ n’ est un debut ,continuons les combats.. in memoria del Compagno Tullio Ceccato..
P$IKIATRI ASSASSINI ABBATTERE I MURI LIBERARCI TUTTI
COLLETTIVO DEL TELEFONO VIOLA DI MILANOT28 telviola@ecn.org
CARCERE: ERGASTOLO OSTATIVO, REATI OSTATIVI E REGIMI DETENTIVI SPECIALI
ZONE DEL SILENZIO
presenta
Giovedì 28 Ottobre
Biblioteca Comunale di Pisa
(Lungarno Galilei 42)
ore 20 Apericena
ore 21 DIBATTITO
Intervengono:
– Nicola Valentino (Sensibili alle Foglie, autore di Ergastolo)
– Avv. Simonetta Crisci.
Nel corso dell’iniziativa verrà presentato il video “percorsi sbarrati”,
e un intervento dal carcere di Carmelo Musumeci, ergastolano in lotta.
I “reati ostativi”, come i reati associativi e di natura politica,
escludono i condannati da ogni misura alternativa alla detenzione. L’ergastolo
ostativo significa vivere tutta la propria esistenza in carcere, senza una
speranza o una possibilità, una condanna alla morte lenta.
Rompiamo il muro del silenzio!
zonedel silenzio@autistici.org
cena a sostegno di zone del silenzio
Zone del silenzio è un gruppo di persone, donne e uomini,
giovani e meno giovani, impegnati attivamente in diversi ambiti della
vita sociale, che lavora sulle istituzioni totali.
Facciamo parte di diverse associazioni e collettivi che a Pisa, in
maniera del tutto auto-organizzata, da tempo informano e mobilitano
sulle tematiche della psichiatria, del carcere, del proibizionismo,
dell’antirazzismo e dell’antifascismo, dei mass-media e
dell’università.
L’odierna società è claustrofobica, mediatica, antilibertaria,
antidemocratica ma è soprattutto autoriataria e repressiva.
Oggi è possibile morire in piazza per le proprie idee, finire in galera
per essersi imbattuti in un posto di blocco o per aver
tenuto un comportamento ritenuto “deviante”.
Le istituzioni totali di cui questa società si serve sono delle zone
d’ombra, lontane dallo sguardo comune e dove
qualsiasi abuso è permesso anzi queste istituzioni sembrano aver
istituito un modello autoritario in cui i diritti e le idee
restano inespressi. Noi dobbiamo gettare luce su queste zone d’ombra e
dare voce a chi nella repressione e nell’idifferenza
sembra oramai muto. Dobbiamo irrompere nelle Zone del Silenzio.
Venerdì 8 ottobre 2010 ore 20.30
c/o circolo a.r.c.i. “Unità” del CEP
via L. Boccherini 14 -Pisa-
CENA DI AUTOFINANZIAMENTO E IN SOSTEGNO DELLE PROSSIME INIZIATIVE, TRA LE QUALI UNA SERATA SULL’ERGASTOLO OSTATIVO, REATI OSTATIVI E REGIMI DETENTIVI SPECIALI IN PROGRAMMA PER IL 28 OTTOBRE.
Menù
Antipasto: Crostini fantasia
Primo: Bordatino
Secondo: Tris di rustici
Contorno: Insalata mista
Dolce: Tiramisù
10 EURO
per info e prenotazioni scrivere a antipsichiatriapisa@inventati.org
IL CASO DI GIUSEPPE D.
Un uomo ultrasettantenne è stato internato nel manicomio criminale di
Reggio Emilia al culmine di 14 anni di persecuzione psichiatrica e
processuale.
Motivo principale della persecuzione è che la figlia del vicino del piano
di sotto è una psichiatra.
Il Telefono Viola è intervenuto a fianco del suo avvocato (Carmen
Pisanello di Reggio Emilia), ma al momento la situazione non si è ancora
risolta. Il Sig. Giuseppe D., coadiuvato dall’Avv. Pisanello,
ha fatto ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in seguito
alla negazione da parte del Tribunale di Sorveglianza di Bologna del
diritto all’appello contro la proroga dell’internamento(decisione
successivamente confermata dalla Cassazione).
La Corte Europea tarda a prendere una decisione, pertanto in accordo con
il Sig. Giuseppe,il suo avvocato e i familiari, abbiamo scelto di
diffondere in internet la documentazione raccolta e prodotta dal
Telefono Viola su questo caso.
La speranza è che prima o poi finisca sotto l’attenzione dei giudici
europei, accelerandone le decisioni.
DIFFONDETE il documento, datene visibilità sul vostro blog, social
network (facebook, twitter, ecc.).
Aiutiamo Giuseppe D. a uscire dall’incubo!
La documentazione è possibile scaricarla e leggerla andando sul sito del telviola www.ecn.org/telviola
collettivo antipsichiatrico a.artaud-pisa
per maggiroi info:
COLLETTIVO DEL TELEFONO VIOLA DI MILANO
via dei transiti 28
www.ecn.org/telviola
02.2846009
tutti i mercoledi dalle 17.00 alle 20.00
segreteria attiva 24 su 24)
CENA A SOSTEGNO DI MARIA CIUFFI MADRE DI MARCELLO LONZI
OSSERVATORIO ANTIPROIBIZIONISTA
CANAPISA CREW
COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN
ARTAUD
presentano:
APERITIVO MUSICALE + CENA
PER SOSTENERE LE SPESE LEGALI DI
MARIA CIUFFI, MADRE DI MARCELLO LONZI,
UCCISO L’11 LUGLIO 2003 NEL
CARCERE DI LIVORNO.
martedì 6 luglio 2010
ore 20.00
c/o Rebeldia
via Battisti 51 Pisa
MENU’: crostini misti
lasagne vegetariane
involtini
vegetariani
contorno
mousse di ricotta
10 EURO
per info e prenotazioni: 335
7002669
antipsichiatriapisa@inventati.org
testimonianze sull’elettroshock
SE SIETE INTERESSATI A RACCONTARE LA VOSTRA ESPERIENZA E LASCIARCI I VOSTRI CONTATTI COMPILATE QUESTO FORM
CANAPISA 2010: LA DIVERSITÀ FA PAURA, LA NORMALITÀ UCCIDE!
LA
DIVERSITÀ FA PAURA, LA NORMALITÀ UCCIDE!
In
questi mesi abbiamo assistito ad una vera e propria negazione da
parte del comune di Pisa dei diritti fondamentali quali il diritto a
manifestare, il diritto alla casa e il diritto di godere di spazi
sociali liberi. Il servilismo mediatico nei confronti di una politica
arrogante e priva di contenuti non ha tardato a manifestarsi;
campagne che attaccano e screditano chi lotta per soddisfare bisogni
concreti e reali: chi occupa le case sfitte perché non riesce a
pagare affitti troppo alti,strappandole alla speculazione edilizia
oltre che all’abbandono e al degrado;chi apre alla città spazi
portatori di istanze di socialità altra, avviando importanti
progetti socioculturali, o come le occupazioni portate avanti dagli
studenti universitari che, pur pagando le tasse, non possono
usufruire degli spazi universitari per fare iniziative culturali,
finalizzate alla creazione di saperi critici e alla loro
socializzazione. Per le istituzioni tutto si risolve in un problema
di ordine pubblico, in una questione di legalità e illegalità, per
cui si buttano per strada otto famiglie, si sgomberano gli spazi
sociali, si tenta di vietare manifestazioni. Non si trova da parte
delle istituzioni uno spazio di discussione verso un tessuto sociale,
culturale e politico vivo e partecipato.
Nessun
impegno ad affrontare la crisi economica e la precarietà dei
cittadini, nessun intervento per fermare i fenomeni speculativi in
città, nessuno per permettere a collettivi e associazioni di
proseguire il loro fondamentale lavoro. Le risposte si limitano alla
violenza delle forze dell’ordine, all’acquisto di telecamere per la
videosorveglianza. Il dibattito di quest’anno in merito al canapisa
ne è un esempio lampante, poiché il comune voleva arrogarsi il
potere di vietare la manifestazione, di negare il diritto a
manifestare e ad esprimere le proprie idee.
Siamo
qui oggi per ribadire l’importanza politica del canapisa e della
lotta antiproibizionista, che invece di penalizzare a priori l’uso di
sostanze, si occupa di fare informazione e riduzione del danno, di
mettere in evidenza le contraddizioni del sistema normativo italiano
che punisce di più un tossicodipendente che un evasore fiscale( la
legge Fini-Giovanardi insieme alla Bossi-Fini è la causa principale
del sovraffollamento delle nostre carceri)di difendere i tanti
lavoratori che perdono il posto a causa dei nuovi controlli
antidroga,che ben poco hanno di scientifico e molto di persecutorio.
In
quanto collettivo antipsichiatrico sottolineiamo come proibizionismo
e psichiatria rappresentino due facce della stessa medaglia, e come
di conseguenza le lotte dei movimenti antipsichiatrico e
antiproibizionista siano affini su vari punti: la rivendicazione
della libertà di scegliere per se stessi ed il rifiuto di
patologizzazione dei comportamenti all’interno di categorie stabilite
da chi ha interesse a farlo. Nella nostra società,infatti, ogni
pensiero critico e ogni comportamento differente e non conforme alle
convenzioni sociali viene considerato elemento di disturbo e di
pericolo, e trasformato in mostro immaginario: terrorista, drogato,
violento, matto come un tempo vi erano la strega, l’eretico,il
vagabondo,l’omosessuale. La stigmatizzazione e la medicalizzazione
dei comportamenti “devianti” son funzionali alla volontà di
controllo da parte del potere, poiché permettono di velocizzare il
processo di osservazione, isolamento e normalizzazione dei nostri
comportamenti. Sempre più si accentua la pericolosa tendenza a una
vera e propria medicalizzazione di massa, che va a toccare fasi
naturali della vita – dall’infanzia – con programmi di screening
nelle scuole – alla vecchiaia, con particolare accanimento verso le
donne(disturbo disforico premestruale, depressione post partum
ecc..).
Al
disagio che quotidianamente viviamo per motivi reali e concreti –
la crisi economica, la precarietà, la mancanza di soddisfazione
personale e di prospettive future, le condizioni e i ritmi di vita e
di lavoro spesso disumani, -la psichiatria risponde sempre allo
stesso modo, con diagnosi-etichette e cure farmacologiche che tendono
a isolare l’individuo da una dimensione di socialità.
Esempio
lampante di questo discorso è la doppia diagnosi inserita con la
legge Fini-Giovanardi, che inquadra il consumatore di sostanze
psicoattive come malato mentale da trattare con cure psichiatriche.
In tal modo si è rinforzato il legame tra proibizionismo e
psichiatria e si è trasformata la questione del consumo di sostanze
da sociale a penale nonché sanitaria, per cui la gestione delle
tossicodipendenze viene delegata all’ istituzione psichiatrica, con
grandi profitti per l’industria del farmaco e di quella del recupero
e della riabilitazione. É un paradosso difficilmente spiegabile
vietare da un lato l’uso di sostanze psicoattive classificate come
illegali e dall’altro prescrivere sostanze psicoattive legali per
curare le tossicodipendenze!La psichiatria, obbliga inoltre all’uso
di psicofarmaci persone che non erano solite far uso di sostanze
psicotrope, allargando il numero di consumatori e di dipendenti da
tali sostanze.
Non è
chiaro cosa oggi differenzi le sostanze legali da quelle illegali,
dal momento che la stessa sostanza psicoattiva diviene un farmaco se
prescritta da un medico e commercializzata in farmacia, così come il
Ritalin (metanfetamina) un tempo assolutamente illecito e oggi usato
come cura per bambini “affetti da ADHD” ( sindrome da deficit di
attenzione e iperattività).
Nonostante
lo stato proibizionista evidenzi continuamente i danni delle droghe,
lo stesso non avviene con i “legali” psicofarmaci, che dovrebbero
essere prescritti dietro consenso informato, ma di cui invece vengono
sempre taciuti i gravi effetti collaterali, i fenomeni di dipendenza
e di assuefazione ad essi correlati(del tutto simili a quelli causati
dalle sostanze illegali classificate come droghe pesanti) ed i danni
permanenti e gravissimi procurati da un uso prolungato.
La
diffusione e l’abuso di queste “droghe legali”, è incentivato
dalla macchina statale a scopo contenitivo, e spinta da forti
interessi di mercato. Gli psicofarmaci rappresentano le “nuove
camicie di forza”, ciò che ha insinuato la “manicomialità”
nelle nostre case. A questo fine “gli invisibili strumenti di
contenzione” (soprattutto benzodiazepine) sono giornalmente
dispensati all’interno delle carceri e dei CIE: il loro uso diffuso,
abituale e indiscriminato, è favorito dalla direzione per tenere a
bada i detenuti attraverso il controllo chimico del loro umore, per
lenire loro l’ansia da carcerazione e per fargli sopportare le gravi
situazioni di degrado e sovraffollamento che sono costretti a subire.
Così come il proibizionismo serve a mantenere e alimentare gli
interessi del mercato nero, la psicofarmacologia serve a riempire le
casse delle multinazionali farmaceutiche, le stesse che finanziano
“ricerche” per definire sempre nuovi pseudo-disturbi
psichiatrici, le stesse che costruiscono campagne pubblicitarie a
sostegno della naturale diffusione delle affezioni nell’ottica di
legittimare la conseguente panacea farmacologica.
Il
business del farmaco induce così bisogni e consumi standardizzati,
ricavando strepitosi guadagni e trasformando il concetto di salute in
un bene di consumo ed il ministero della sanità in agenzia
promozionale fautrice di propagande disinformative.
Siamo
qui per contestare ancora una volta il perpetuarsi di tutte le
pratiche psichiatriche, che operano una guerra quotidiana contro la
libertà individuale.
Siamo
qui per ribadire il nostro rifiuto all’idea di “normalità” come
vincolo del “socialmente accettabile” e la catalogazione di chi
fa spontaneamente uso di sostanze come “deviato”.
Siamo
qui per smascherare l’interesse economico che si cela dietro
l’invenzione di malattie per promuovere la vendita di nuovi farmaci.
Siamo
qui per chiedere quale sia la reale differenza tra droghe e
psicofarmaci, tra sostanze psicotrope legali e quelle illegali:
legalità e illegalità, sono parole che abbiamo sentito nominare
troppo spesso in questi giorni a Pisa, e che in questo caso, così
come nelle questioni cittadine a cui abbiamo accennato hanno dei
confini al quanto incerti e contraddittori.
Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud
antipsichiatriapisa@inventati.org
– www.artaudpisa.noblogs.org
– 3357002669
il caso mastrogiovanni
la biblioteca Franco Serantini
presentano:
dalla repressione alla contenzione quando la psichiatria uccide:
Il caso Mastrogiovanni
Francesco Mastrogiovanni: 58 anni muore il 4 agosto 2009, ricoverato 4
giorni in TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) a Vallo della
Lucania. Durante tutto il suo ricovero fu alimentato solo con soluzioni
fisiologiche, legato al letto per 80 ore in una posizione in cui è
compromessa la normale funzione respiratoria, sedato con farmaci
antipsicotici, senza essere monitorato dal personale. Ai polsi e alle
caviglie recava escoriazioni larghe 4 centimetri.
SABATO 5 GIUGNO 2010 alle ORE 16:30
al Saloncino del comitato di gestione" della Provincia
c/o complesso scolastico Concetto Marchesi via betti Pisa
proiezione delle riprese dalla telecamera di sorveglianza
del reparto psichiatrico di Vallo della Lucania
interverrano:
rappresentanza del Gruppo Germinal-Carrara
comitato giustizia per franco-Salerno