news/comunicati

categoria dove mettiamo le news e comunicati importanti e urgenti

IL PROSSIMO SPORTELLO D’ASCOLTO SI TERRA’ MARTEDì 27 LUGLIO

  • July 13, 2021 10:59 pm

Lo sportello d’ascolto antipsichiatrico previsto martedì prossimo verrà spostato a martedì 27 luglio causa manifestazione a Genova a 20 anni dai fatti G8 del 2001. Chi ha urgenza di contattarci può farlo telefonando al 335 700269 oppure scrivendo una mail a: antipsichiatriapisa@inventati.org

IL PROSSIMO SPORTELLO D’ASCOLTO SI TERRA’ MARTEDì 27 LUGLIO IN VIA SAN LORENZO 38 dalle ore 15:30 alle ore 18:30

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38, 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org 3357002669

COMUNICATO in SOLIDARIETA’ con il CSA Next EMERSON di Firenze

  • July 10, 2021 3:50 pm

Solidarietà ai compagne e alle compagne del Csa Next Emerson! Non tutto è in vendita! Apprendiamo la notizia dell’asta giudiziaria ma sappiamo bene che questo non fermerà le vostre attività. Come collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud esprimiamo tutta la nostra solidarietà al centro sociale sperando di poter tornare presto da voi a fare belle iniziative come abbiamo fatto tempo fa. NO ALLO SGOMBERO!

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud via San Lorenzo 38, 56100 Pisa antipsichiatriapisa@inventati.org www.artaudpisa.noblogs.org 3357002669

LINK INTERVISTA a Radio OndaRossa: CONTENZIONE PSICHIATRICA: LA VERGOGNA DEL SILENZIO

  • July 8, 2021 4:11 pm

Sotto il link per ascoltare l’intervista fatta a Radio OndaRossa come collettivo Artaud sul tema della Contenzione in psichiatria.

Contenzione psichiatrica: la vergogna del silenzio

https://archive.org/details/ror-210708_1032-1104-contenzione

La contenzione si nasconde in quelli che dovrebbero essere luoghi della cura. Nel nostro paese, in gran parte dei servizi psichiatrici ospedalieri di diagnosi e cura, la contenzione è pratica diffusa,  La pratica della contenzione – meccanica e farmacologica – è ben conosciuta negli istituti che si occupano di persone anziane (rsa) e nei luoghi che accolgono bambini e adolescenti, nelle REMS, nelle carceri. In molti di questi luoghi si lega ma si fa di tutto per non parlarne. Salvo quando avviene qualcosa. Francesco Mastrogiovanni, maestro di cinquantotto anni, muore nel servizio psichiatrico di Vallo della Lucania (SA) ai primi di agosto del 2009, dopo 4 giorni di contenzione; tre anni prima, nel 2006, moriva nel Servizio psichiatrico dell’ospedale “Santissima Trinità” di Cagliari, Giuseppe Casu dopo che per una settimana era rimasto legato al letto. Elena Casetto, ragazza di 19 anni morta arsa viva dalle fiamme di un incendio sviluppatosi nel reparto di psichiatria del “Papa Giovanni” di Bergamo nel 2020 e che non ha potuto mettersi in salvo perché legata al letto. In occasione della Seconda Conferenza Nazionale sulla salute mentale del giugno scorso che ha tracciato la road map per rilanciare l’assistenza territoriale per la salute mentale allo scopo di “migliorare la qualità e la sicurezza dei servizi a beneficio di pazienti e operatori”, il ministro Speranza ha annunciato anche che è pronto l’accordo con le Regioni per “il superamento della contenzione meccanica nei luoghi di cura della salute mentale”. Eppure nel Pnrr di fragilità psichica non si parla. Ne parliamo con un compagno del collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud.

LINK INTERVISTA a MALARADIO come collettivo Artaud sul TSO e sui fatti di Fano

  • May 24, 2021 6:02 pm

sotto trovate il link per ascoltare l’intervista che abbiamo fatto come collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud a Malaradio sul TSO, partendo spunto dai fatti di Fano. La nostra intervista parte dal minuto 56 in poi.

https://malaradio.noblogs.org/post/category/podcastmalaradio/

 

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa

per info: antipsichiatriapisa@inventati.org / artaudpisa.noblogs.org / 335 7002669

BASTA MORTI IN CONTENZIONE NEL REPARTO PSICHIATRIA!!

  • May 23, 2021 4:37 pm

LIVORNO SABATO 29 MAGGIO in PIAZZA DAMIANO CHIESA dalle ore 10:30 alle ore 12:30

VOLANTINAGGIO INFORMATIVO CONTRO LA CONTENZIONE MECCANICA NEI REPARTI PSICHIATRICI e PER L’ABOLIZIONE DELLA CONTENZIONE !

BASTA MORTI IN CONTENZIONE NEL REPARTO PSICHIATRIA!! ABOLIAMO LA CONTENZIONE!!

Non si sa ancora niente del paziente originario della Val di Cornia ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Livorno e morto a inizio aprile di questo anno dopo essere stato legato al letto per una settimana. Ciò che sappiamo è che nei reparti psichiatrici italiani si continua a morire di contenzione meccanica, sia in regime di degenza che durante le procedure di TSO.

Il 13 agosto del 2019, nel reparto psichiatrico dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è morta durante un incendio Elena Casetto, 19 anni, bruciata viva nel letto al quale era legata: la contenzione non le ha permesso di fuggire. A oggi per quel terribile evento sono indagati solo i due addetti della ditta che aveva in appalto il servizio antincendio dell’ospedale.

Un episodio simile era accaduto nel Manicomio Giudiziario di Pozzuoli nel 1974, quando Antonia Bernardini morì per le ustioni riportate dopo l’incendio che l’aveva avvolta nel letto di contenzione al quale era stata legata ininterrottamente per 43 giorni.

Il 4 agosto del 2009 Francesco Mastrogiovanni è morto per edema polmonare dopo 87 ore consecutive di contenzione nel reparto di psichiatria dell’Ospedale di Vallo della Lucania, provincia di Salerno. Era stato ricoverato in TSO, trattamento sanitario obbligatorio, senza rispettare le procedure previste dalla legge; sedato e legato con fascette ai polsi e alle caviglie, è rimasto senza mangiare, senza bere e senza nessuno che si preoccupasse di lui fino alla morte.

Nel caso Mastrogiovanni la Corte di Cassazione ha definito l’uso della contenzione meccanica un presidio restrittivo della libertà personale che non ha né una finalità curativa né produce l’effetto di migliorare le condizioni di salute del paziente. La contenzione non è un atto medico e non ha alcuna valenza terapeutica: è un evento violento e dannoso per la salute mentale e fisica di chi la subisce; offende la dignità delle persone e compromette gravemente la relazione terapeutica.

Purtroppo contenzione meccanica e farmacologica sono praticate diffusamente anche nelle strutture che ospitano persone anziane e/o non autosufficienti. In nessun caso la carenza di personale e di strutture può giustificare il ricorso a pratiche coercitive. Anche la logica dei “motivi di sicurezza”, dello “stato di necessità” o delle “persone aggressive” a cui sovente si fa appello nei reparti, deve essere respinta poiché fondata sul pregiudizio ancora diffuso della potenziale pericolosità della “pazzia”. Molti ritengono, per atteggiamento culturale o per formazione, che sia giustificabile sottoporre persone diagnosticate come “malate mentali” a mezzi coercitivi, che sia nell’ordine delle cose e corrisponda al loro stesso interesse. Chi condivide questa opinione non considera adeguatamente, sia in termini esistenziali che giuridici, il valore imprescindibile della libertà della persona, tanto più rilevante quanto più attinente a libertà minime, elementari e naturali, come la libertà di movimento.

Oltre al ricorso alla contenzione meccanica e farmacologica, continua ancora oggi a prevalere nei servizi psichiatrici un atteggiamento custodialistico e l’impiego sistematico di pratiche e dispositivi manicomiali: obbligo di cura, porte chiuse, grate alle finestre, sequestro dei beni personali, limitazione e controllo delle telefonate e di altre relazioni e abitudini.

Sappiamo inoltre, di numerose esperienze in Italia e all’estero dove viene evitata la contenzione. In solo 15 reparti italiani su 320 viene praticata la terapia no restraint, la contenzione è stata abolita e le porte sono aperte.

Ribadiamo la necessità di proibire, senza alcuna eccezione, la contenzione meccanica nelle istituzioni sanitarie, assistenziali e penitenziarie italiane.

Continueremo a lottare con forza contro ogni dispositivo manicomiale e coercitivo (obbligo di cura, trattamento sanitario obbligatorio, uso dell’elettroshock, contenzione meccanica, farmacologica e ambientale, ecc) e per il superamento e l’abolizione di ogni pratica lesiva della libertà personale.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa

antipsichiatriapisa@inventati.org www.artaudpisa.noblogs.org 335 7002669

via San Lorenzo 38 Pisa

FANO: TI RIFIUTI DI METTERE LA MASCHERINA IN CLASSE? TI FACCIO IL TSO!

  • May 13, 2021 12:34 pm

TI RIFIUTI DI METTERE LA MASCHERINA IN CLASSE? TI FACCIO IL TSO!!

Abbiamo appreso dai giornali che uno studente di 18 anni di Fano è stato ricoverato in Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) perché non voleva indossare la mascherina in classe.

Siamo sconcertati e ci vergogniamo dell’operato delle Istituzioni. Davvero non si poteva agire diversamente? Bisognava proprio attuare un TSO?

Il dirigente scolastico dell’Istituto ha dichiarato che il ricovero coatto sarebbe stato fatto per fare riflettere e per educare il ragazzo che, a detta degli insegnanti, ha un ottimo rendimento scolastico ed è benvoluto dai compagni. Su cosa esattamente doveva riflettere? Sul fatto che pensarla in modo diverso sia una colpa? Usare il TSO per educare, ma si può parlare di educazione quando si sta obbligando una persona a ricoverarsi contro la sua volontà?

Non hanno capito che forse si trattava di una provocazione? Che forse il ragazzo era stanco di studiare e vivere così? Che forse voleva comunicare la sua difficoltà e lanciare un messaggio ai compagni? Come sempre è la persona che è malata e non si mette mai in discussione il contesto ma ci si affida alla psichiatria. Rivendicarsi di utilizzare il trattamento sanitario per reprimere, punire e rieducare chi ha comportamenti non adeguati e fuori dagli schemi ecco il vero scopo del potere psichiatrico e delle istituzioni che vi si affidano.

E il sindaco di Fano? Si giustifica dicendo che la firma del sindaco è soltanto un atto formale, ma ha verificato se sussistevano le 3 condizioni per attuare il TSO?

La legge 180/78 stabilisce che il trattamento sanitario obbligatorio deve essere disposto con provvedimento del Sindaco del Comune di residenza su proposta motivata da un medico e convalidata da uno psichiatra operante nella struttura sanitaria pubblica. Dopo aver firmato la richiesta di TSO, il Sindaco deve inviare il provvedimento e le certificazioni mediche al Giudice Tutelare operante sul territorio il quale deve notificare il provvedimento e decidere se convalidarlo o meno entro 48 ore.  Il TSO si può effettuare se si presentano contemporaneamente tre condizioni:
– quando la persona si trova in alterazione psichica tale da richiedere urgenti interventi terapeutici
– quando tali interventi terapeutici vengono rifiutati dalla persona
– quando tali interventi non si possono garantire nel proprio domicilio

Premesso che per noi il TSO andrebbe abolito, in questo caso non ci sembra pertinente e legittimo attuare un trattamento sanitario obbligatorio, sottrarre lo studente con un’ambulanza.

 Se, in teoria, la legge prevede il ricovero coatto solo in casi limitati e dietro il rispetto rigoroso di alcune condizioni, la realtà testimoniata da chi la psichiatria la subisce è ben diversa. Con grande facilità le procedure giuridiche e mediche vengono aggirate: nella maggior parte dei casi i ricoveri coatti sono eseguiti senza rispettare le norme che li regolano e seguono il loro corso semplicemente per il fatto che quasi nessuno è a conoscenza delle normative e dei diritti del ricoverato.

Molto spesso prima arriva l’ ambulanza per portare le persone in reparto psichiatrico (spdc) e poi viene fatto partire il provvedimento; accade anche che il paziente non viene informato di poter lasciare il reparto dopo lo scadere dei sette giorni ed è trattenuto inconsapevolmente in regime di TSV (Trattamento Sanitario Volontario). Persone che si recano in reparto in regime di TSV sono poi trattenute in TSO al momento in cui richiedono di andarsene. Diffusa è la pratica di far passare, tramite pressioni e ricatti, quelli che sarebbero ricoveri obbligati per ricoveri volontari: si spinge cioè l’individuo a ricoverarsi volontariamente minacciandolo di intervenire altrimenti con un TSO.

La vicenda di Fano crea un precedente preoccupante nell’uso della repressione come metodo educativo. Dato l’elevato numero di ricoveri coatti praticati ogni anno in Italia, non possiamo fare a meno di chiederci: appena un individuo si discosta da quella che i più definiscono normalità è a rischio TSO? 

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa antipsichiatriapisa@inventati.org / www.artaudpisa.noblogs.org / 335 7002669

 

INTERVISTA a Radio BlackOut sulla CONTENZIONE

  • May 5, 2021 7:13 pm

Sotto il link per ascoltare l’intervista fatta a Radio Blackout da Alberto del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud in cui cerchiamo di osservare e analizzare le pratiche contenitive e deumanizzanti diffuse nelle istituzioni totali deputate alla gestione della sofferenza psichica.

https://radioblackout.org/podcast/antimafia-e-migranti-psichiatria-chile/

il collettivo Artaud

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38, 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org 3357002669

DISEGNI e SCRITTE MURARIE sull’INTONACO del REPARTO di PSICHIATRIA di PISA

  • April 28, 2021 3:59 pm

Disegni e scritte murali sull’intonaco del muro del reparto di psichiatria SPDC (Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura) dell’Ospedale Santa Chiara di Pisa donato dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana.

In seguito alla ristrutturazione del reparto di psichiatria dellOspedale santa Chiara di Pisa è stato rimosso, e gettato nellimmondizia, lintonaco che andava a rivestire le pareti della stanza ricreativadove è permesso fumare (fig. 1-7). Lintonaco, la cui superficie è rivestita in lineolum, è stato trovato, recuperato e donato al collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud.

È stato staccato dal muro a luglio 2020. L’attuale SPDC ha aperto nel 2013 ma non sappiamo quantificare con precisione a quali anni risalgano le scritte. Ipotizziamo che il muro sia stato scritto e cancellato più volte, e che queste scritte arrivate a noi possano avere all’incirca tre o quattro anni; vi sono riportate delle date del 2016 e del 2017.

L’intonaco va inserirsi nel contesto dell’Arte Ir-ritata, che raccoglie in sè linguaggi e manifestazioni espressivi prodotti da persone che si trovano costrette e obbligate in contesti istituzionali di reclusione, mortificanti e afflittivi (il carcere, un reparto o un istituto psichiatrico ecc).

Per dirla con le parole di Antonin Artaud, a cui il collettivo si inspira, l’atto creativo rappresenta per l’autore una risorsa vitale e per la società il documento significativo di una relazione non acquiescente a una condizione mortificante.1

Il primo pezzo di intonaco esaminato è alto 1,91m e largo 1, 90m (fig.1-5); presenta vari scarabocchi, messaggi, poesie, citazioni, scritte e diversi disegni. Ci sono anche delle frasi d’amore, alcune date, delle richieste d’aiuto e delle imprecazioni. Su un lato c’è scritto di colore verde “vorrei ma non posso” a cui è stato aggiunto successivamente in nero “uscire”. C’è la citazione “ti scrivo questa lettera perché non so parlare, perdona la calligrafia da prima elementare né mi stupisco se provo ancora un’emozione ma la colpa è della mia mano che non smette di tremare”.2 C’è un disegno raffigurante un alieno con un palloncino con scritto: “ when i was a kid i always hoped the alien who found my ballons was happy” (traduzione: da bambino speravo sempre che l’alieno che trovava i miei palloncini fosse felice “), altri disegni presenti sono tre facce, una mucca con dei fiori e degli occhi.

Il secondo pezzo d’intonaco rinvenuto è largo 5,80 m e alto 1,91 (fig.6-7) ed è segnato solo nella parte superiore, pensiamo che sotto c’erano le panchine sulle quali gli internati potevano sedersi. Anche in questo ci sono disegni, molto belli, di persone, visi di donna, di bambine, di pesci, di uccelli, oltre che scritte con invocazioni, offese, motti, imprecazioni, citazioni, poesie, slogan, graffiti e molti scarabocchi. Abbiamo notato che nessuno di questi si sovrappone agli altri, nessuna scritta va a coprire un’altra, alcune scritte sono state aggiunte vicino ad altre, dando ulteriore valore alle prime. Ci sono richieste di aiuto e di uscire, di non essere obbligati a prendere psicofarmaci e di non essere considerati cartelle cliniche ma persone. Ci sono invocazioni alla libertà, slogan e scritte politiche come “stop omofobia” e anche scritte da stadio.

Varie sono le citazioni che ci hanno colpito: “la pazzia è relativa, chi stabilisce la normalità” di Charles Bukowski. Un altra citazione è: “un’ape non è impaurita da me, conosco la farfalla. Il grazioso popolo dei boschi mi riceve cordialmente, i ruscelli ridono più forte quando arrivo, più folle giocano le brezze, perché il tuo argento mi appanna la vista, perché oh giorno d’estate” tratta da una poesia di Emily Dickinson. Ci sono anche delle poesie di Baudelaire e di Walt Whitman, molte citazioni e disegni recano la firma Sil. Ipotizziamo che l’autore avesse potuto avere con sé uno strumento, forse il telefono, dove leggere e trovare queste citazioni. Sono citazioni colte tratte da poeti e scrittori famosi, come una voglia di ispirarsi alla poesia.

Nel complesso alcuni disegni sono molto ben fatti, tipo una “bambina fra le stelle” ben realizzata. C’è un disegno raffigurante quattro triangoli, simboli dei 4 elementi con sotto una specie di corpo in viola (fig.8). Nella teoria della Globalità dei linguaggi3, che riprende la simbologia di Goethe, il colore viola simboleggia l’urgenza di esprimersi.

Ci sono quattro occhi disegnati che sono sbarrati, cancellati, con delle x nere (fig.9), i quali crediamo possano prestarsi almeno a due, fra le varie, letture. La prima è che l’occhio possa simboleggiare il controllo, il fatto di essere osservati, controllati, di conseguenza la sua negazione, attraverso le croci, crediamo possa essere espressione di ribellione nei confronti del controllo, forse l’istituzione ospitante stessa. Dato che non è certo che gli occhi e le croci siano state realizzate dalla medesima mano, un’altra lettura possibile è che la cancellatura possa esprimere un atto di prepotenza, uno sgarbo; nella street art questa pratica è, appunto, detta crossing.

C’è una poesia che ci ha colpito molto sul tempo, sullo scorrere di esso; immaginiamo che in un reparto psichiatrico il tempo sia molto rallentato:

scorre il tempo, scorre come nuvole di ovatta, amalgamando di sorrisi corpi vuoti come gusci di noce, occhi persi nello sguardo sulla realtà scandita dal filo di fumo di quella sigaretta fuori il tempo” (fig.10).

Poesia in tedesco è dichtung, parola che significa appunto ingannare il tempo, attraverso la poesia si inganna il tempo.

Sulla questione delle sigarette troviamo una scritta un po’ più in alto rispetto alla poesia: “fammi fumare per favore!”. Occorre a questo punto aprire una piccola parentesi sulla gestione delle sigarette, un dispositivo che si ritrova spesso in luoghi come le istituzioni totali. Il tempo dentro al reparto di psichiatria è scandito da una sigaretta. La sigaretta serve a scandire il tempo, come dice la poesia, è l’unica cosa che scandisce il tempo. Ha un’ importanza fondamentale per le persone recluse, gli infermieri lo sanno bene e usano la sigaretta come punizione o come premio. Le sigarette sono gestite esclusivamente da loro. In alcune comunità terapeutiche psichiatriche o per tossicodipendenti se la persona si comporta bene le mantengono le sigarette che le spettano, ma se si comporta male, secondo lo staff che dirige queste comunità, per punizione gliele tolgono4. Ci sono persone che non fumano iniziano a fumare dentro il reparto, per poi smettere una volta uscite. Fumare in luoghi chiusi è un metodo contro la noia, come elemento di di socialità e per scandire il tempo. Quando siamo andati in quel reparto psichiatrico di Pisa abbiamo visto varie volte il rito della sigaretta: l’infermiera con in mano un pacchetto e davanti a lei, in fila come delle galline, tutti i pazienti in attesa, l’infermiera distribuisce ad ognuno una sigaretta e poi l’accende una per una e le persone vanno nella stanza fumatori (fig.11).

Registriamo una forte urgenza ad esprimersi, sentita da persone che, nonostante si trovino rinchiuse all’interno di un reparto psichiatrico, hanno una spinta, un bisogno a manifestare e condividere la propria esperienza ed esistenza, come per affermare “ci sono, sono vivo, esisto”. Consapevoli di stare attraversando un momento delicato della propria vita , un momento che richiede un guizzo creativo, una spinta alla creazione di una diversa e nuova narrazione di sé.5

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

via San Lorenzo 38, 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org 3357002669

1Valentino N.,L’Arte Ir-ritata, Sensibili alle Foglie, Roma, 2017

2Dalla canzone “Ti regalerò una rosa” di Simone Cristicchi

3 S. Guerra Lisi, G. Stefani, Globalità dei Linguaggi – Manuale di MusicArterapia, Carrocci Faber, Roma, 2006

4 N.Valentino, La Contessina (a cura di), Sensibili alle foglie, Roma, 2012

5 N. Valentino,L’Arte Ir-ritata, op. cit.

 

Ala (Trento): GLI UNICI ALIENI SONO I CARABINIERI

  • April 27, 2021 11:43 pm
riceviamo e pubblichiamo:
Ala (Trento): GLI UNICI ALIENI SONO I CARABINIERI
Ala (Trento), 9 aprile 2021: i carabinieri inseguono fin sotto casa un
uomo, reo di non essersi fermato a un posto di blocco. L’uomo reagisce e i carabinieri gli sparano. Così perde la vita Matteo Tenni, di 44 anni. La vicenda sarebbe già di per sé agghiacciante. Tuttavia, nello specifico, l’episodio è aggravato dal fatto di svolgersi in un paese di poche migliaia di abitanti, in cui le forze dell’ordine conoscevano bene l’uomo in questione e sapevano benissimo che era seguito dai servizi psichiatrici…

COMUNICATO: sui FATTI del REPARTO di PSICHIATRIA di LIVORNO

  • April 22, 2021 9:43 pm

<<Le nostre strade sono sconnesse,

I nostri figli ridotti in schiavitù ,

i nostri cuori senza amore.

Ho paura di restare.>>

Terra de Bandidos di Elena Casetto

Dopo aver appreso dalla stampa della morte di un paziente ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Livorno, il collettivo Antonin Artaud di Pisa, attivo da quindici anni nell’ascolto e nella vicinanza nei confronti di chi ha subito e vissuto lo stigma della malattia mentale, che troppo spesso si traduce in abusi anche durante il proprio percorso terapeutico, esprime cordoglio e vicinanza alla famiglia e agli affetti più cari. Il nostro augurio è quello che su questa vicenda, di cui alcuni aspetti non sono affatto chiari, si possa fare luce quanto prima.

Abbiamo deciso di aprire questo nostro intervento partendo da un componimento poetico, già premiato, di Elena Casetto. Il 13 agosto 2019, nel reparto psichiatrico dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è divampato un incendio di cui non si conoscono ancora le cause. Elena, che aveva 19 anni, è morta bruciata viva nel letto al quale era stata legata: la contenzione non le ha permesso di fuggire. Ad oggi per quel terribile evento sono indagati solo i due addetti della ditta che aveva in appalto il servizio antincendio dell’ospedale. Un identico episodio era già accaduto nel Manicomio Giudiziario di Pozzuoli, quando Antonia Bernardini morì per le ustioni riportate dopo l’incendio che l’aveva avvolta nel letto di contenzione al quale anche lei era stata legata ininterrottamente per 43 giorni. Il collettivo Antonin Artaud ha anche seguito la vicenda umana e giudiziaria del Maestro più alto del mondo: il 4 agosto del 2009 Francesco Mastrogiovanni è morto per edema polmonare dopo 4 giorni di contenzione, legato per più di 87 ore consecutive nel reparto di psichiatria dell’Ospedale di Vallo della Lucania in provincia di Salerno. Era ricoverato in TSO, trattamento sanitario obbligatorio che si è scoperto poi essere stato effettuato in maniera illegale e senza il rispetto delle procedure previste dalla legge 180. Mastrogiovanni, sedato e legato con delle fascette ai polsi e alle caviglie, è rimasto senza mangiare, senza bere e senza che nessuno gli parlasse o si preoccupasse delle sue condizioni di salute per tutto il tempo del ricovero. Il medico del reparto ha negato perfino alla nipote il diritto di fargli visita in ospedale. La Sentenza della Corte di Cassazione sul caso Mastrogiovanni ha definito l’uso della contenzione meccanica un presidio restrittivo della libertà personale che non ha né una finalità curativa né produce l’effetto di migliorare le condizioni di salute del paziente.

Possiamo testimoniare che nei reparti psichiatrici ospedalieri o SPDC (Servizi Psichiatrici Diagnosi e Cura) continua a prevalere un atteggiamento custodialistico e un impiego sistematico di pratiche e dispositivi manicomiali come l’obbligo di cura, le porte chiuse e le grate alle finestre, il sequestro dei beni personali, la limitazione e il controllo delle telefonate e di altre relazioni e abitudini, il ricorso alla contenzione meccanica e farmacologica.

Dunque, oggi nei reparti psichiatrici si continua a morire di contenzione meccanica, sia in regime di degenza che durante le procedure di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio).

La contenzione non è un atto medico e non ha alcuna valenza terapeutica: è un evento violento e dannoso per la salute mentale e fisica di chi la subisce; offende la dignità delle persone e compromette gravemente la relazione terapeutica. Solo in 15 reparti viene praticata la terapia no restraint, la contenzione è stata abolita e le porte sono aperte.

Ricerche condotte in Europa hanno fatto emergere l’esistenza di un gran numero di reparti psichiatrici ospedalieri aperti, in contraddizione con quanto rilevato nel nostro Paese dove circa l’80% degli SPDC prevede porte d’ingresso chiuse a chiave e il ricorso quotidiano alla contenzione. Già nella metà dell’Ottocento lo psichiatra inglese Conolly sosteneva la necessità e la possibilità di una no restraint psychiatry, una psichiatria che non ricorre a mezzi di contenzione. Ancora oggi invece, contenzione meccanica e farmacologica sono praticate diffusamente nei reparti psichiatrici e nelle strutture che ospitano persone anziane e/o non autosufficienti. Denunciamo inoltre come l’impossibilità di fare visita alle persone ricoverate in ospedale a causa dell’emergenza sanitaria in corso abbia reso complicato poter verificare le condizioni di chi si trova in stato di degenza. Difficoltà che riguarda non solo i familiari e gli amici ma anche gli operatori e le strutture sanitarie stesse. Questo avviene quando proprio, anche a causa di tale situazione emergenziale, il ricorso al ricovero in reparto psichiatrico si è fatto più frequente. Ma in nessun caso la carenza di personale e di strutture può giustificare il ricorso a pratiche coercitive. Obbligare una persona al ricovero, limitarne la libertà personale per sottoporla a pratiche violente e dannose, costituisce, oltre che un intollerabile abuso, un’amara beffa: la logica dei “motivi di sicurezza”, dello “stato di necessità” o delle “persone aggressive” a cui sovente si fa appello nei reparti, deve essere respinta poiché fondata sul pregiudizio, purtroppo ancora assai diffuso e duro a morire, di una potenziale pericolosità della persona sofferente psicologicamente.

Nell’aprile del 2016 la Regione Toscana ha approvato una mozione in merito al divieto della pratica della contenzione negli SPDC regionali, che impegnava la Giunta Regionale “a provvedere a emanare disposizioni puntuali alle aziende sanitarie per il divieto di pratiche di contenzione meccanica” e “a promuovere buone pratiche attivando la commissione per il monitoraggio e l’eliminazione della contenzione meccanica, farmacologica, ambientale e delle cattive pratiche assistenziali”. Visto il protrarsi ancor oggi in Toscana delle pratiche di contenzione meccanica, non ci sembra che tale mozione sia stata applicata, e tuttavia ci si appella ai protocolli che ancora la prevedono ignorando quanto già conquistato in ambito di riconoscimento della dignità delle persone ricoverate.

Molti ritengono, per atteggiamento culturale o per formazione, che sia ovvio sottoporre le persone diagnosticate come malate mentali a mezzi coercitivi, che ciò sia nell’ordine delle cose, che corrisponda al loro stesso interesse. Forse chi condivide questa opinione non considera adeguatamente, sia in termini esistenziali che giuridici, il valore imprescindibile della libertà della persona. Valore tanto più rilevante quanto più attinente a libertà minime, elementari e naturali, come la libertà di movimento. Sappiamo, per le molte esperienze ormai fatte, che è possibile evitare la contenzione; occorre allora chiedersi perché la contenzione sia tuttora lecita, e soprattutto occorre superarla.

L’applicazione del TSO non autorizza in alcun modo il ricorso a pratiche di coercizione. C’è sempre un’alternativa, è possibile fare a meno della contenzione meccanica senza sostituirla con quella farmacologica o ambientale. Ribadiamo la necessità di proibire, senza alcuna eccezione, la contenzione meccanica nelle istituzioni sanitarie, assistenziali e penitenziarie italiane. Continueremo a lottare con forza contro ogni dispositivo manicomiale coercitivo: TSO, obbligo di cura, elettroshock, contenzione. Il superamento e l’abolizione della contenzione e delle pratiche lesive della libertà personale è possibile.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa

antipsichiatriapisa@inventati.org www.artaudpisa.noblogs.org

335 7002669 via San Lorenzo 38 Pisa