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categoria dove mettiamo le news e comunicati importanti e urgenti

LINK intervista a Radio Wombat sulla morte di Elena e la contenzione in psichiatria

  • November 19, 2019 5:47 pm

sotto il LINK all’intervista su radio Wombat al collettivo Artaud sulla morte di Elena e sulla contenzione meccanica in psichiatria.

Muore bruciata a 19 anni in psichiatria: sulla morte di Elena a Bergamo le amare considerazioni sulla contenzione con il Collettivo Antonin Artaud

https://wombat.noblogs.org/category/podcast/pno-stampa-rassegnata/

COMUNICATO sulla SENTENZA del Processo a due compagni del Collettivo Artaud

  • November 12, 2019 1:26 pm

I due compagni del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud  finiti sotto processo poiché ingiustamente accusati di violenza privata nei confronti di una persona che  si era rivolta allo sportello di ascolto, sono stati assolti perché il fatto non sussiste.

La nostra battaglia, per la difesa della libertà delle persone all’interno e all’esterno dell’istituzione psichiatrica, andrà avanti e continueremo a lottare contro tutte quelle forme coercitive della psichiatria come la contenzione meccanica, il TSO (trattamento sanitario obbligatorio), per l’immediata chiusura delle REMS (Residenze Esecuzione Misure di Sicurezza) e per l’abolizione dell’Elettroshock.

Ringraziamo tutti i compagni e le compagne che ci hanno supportato, sostenuto e dato solidarietà in questi anni.

Il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud – Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.orgwww.artaudpisa.noblogs.org/ 3357002669

LINK VIDEO Azione teatrale a più voci “LA STECCA” a cura del Collettivo Artaud

  • November 10, 2019 7:35 pm

https://archive.org/details/Catapano

questo è il link per vedere il video dell’azione teatrale a più voci “La Stecca” a cura del Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud presentata durante il 2° concerto Contro Le Pene Capitali a Roma lo scorso 2 novembre.

“La Stecca”
Fino a pochi anni fa in Italia, all’interno degli ospedali psichiatrici giudiziari, esisteva il cosiddetto ergastolo bianco, poteva dunque succedere, e succedeva frequentemente, di non esser liberati dopo aver scontato tutta la pena prevista, perché considerati ancora “non guariti”.
Al manicomio giudiziario di Aversa questo insieme di procedure veniva chiamato la stecca, che – come descrive Sabatino Catapano nel suo libro Il sopravvissuto – ovvero ho pagato un prezzo troppo alto – diveniva «una condanna senza fine».
Ancora oggi in talune pratiche e dispositivi psichiatrici si riscontrano le premesse per un fine pena mai , ad esempio nei trattamenti sanitari obbligatori, e in tutti quegli approcci terapeutici che quasi sempre destinano ad una sorta di ergastolo farmacologico.
Questi i motivi, oltre al sentito ricordo di chi nelle istituzioni psichiatriche ha perso la vita o molto della propria vita, che hanno spinto il collettivo Artaud a partecipare al concerto, portando questi temi all’interno della riflessione sulle pene capitali.

LINK intervista a radio BlackOut sulla morte di Elena e la contenzione in psichiatria

  • November 7, 2019 2:47 pm

Riprendendo l’orribile morte di Elena Casetto, ritrovata carbonizzata mentre era immobilizzata a un letto dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, approfondiamo con Alberto del Collettivo Antipsichiatrico “Antonin Artaud” gli abusi della contenzione psichiatrica, il ruolo della coercizione e della patologizzazione come tecniche e strategie di gestione degli individui sofferenti e di deresponsabilizzazione della società.

https://radioblackout.org/podcast/polpen-at-the-power-contenzione-tdna-a-processo/

REGISTRAZIONE AUDIO della presentazione di “DIVIETO D’INFANZIA”

  • October 22, 2019 9:04 pm

questo è il link per ascoltare la registrazione della presentazione di “Divieto d’infanzia”
che abbiamo fatto come collettivo Artaud a Firenze il 20 settembre scorso durante la 9° edizione della Vetrina dell’ editoria Anarchica e Libertaria insieme agli autori, Chiara Gazzola e Sebastiano Ortu,

https://archive.org/details/divieto_d_infanzia

IMPORTANTE! IL TELEFONO del Collettivo ARTAUD E’ di NUOVO ATTIVO 335 7002669

  • October 16, 2019 6:22 pm

ATTENZIONE! IMPORTANTE: il TELEFONO del COLLETTIVO ARTAUD E’ di NUOVO ATTIVO!

chiunque abbia bisogno di informazioni sugli psicofarmaci, i TSO e sulle pratiche della psichiatria in generale CI PUO’ CHIAMARE AL NUMERO DI SEMPRE 335 7002669

il prossimo SPORTELLO d’ASCOLTO ANTIPSICHIATRICO ci sarà regolarmente
MARTEDì 29 OTTOBRE in via San Lorenzo 38 a Pisa dalle ore 15:30 alle 18:30

per info: antipsichiatriapisa@inventati.org

VOLANTINO del Collettivo Antipsichiatrico SenzaNumero sulla MORTE di ELENA in SPDC a Bergamo

  • October 9, 2019 6:46 pm

riceviamo e volentieri pubblichiamo…

“Perché piangete la morte, se fate di tutto per soffocare la vita?”

Sabatino Catapano

Il 13 agosto a Bergamo, nell’azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII, divampa un incendio nella torre 7, nel reparto di psichiatria. Medici ed infermieri provvedono ad evacuare i pazienti rinchiusi in quel reparto ed in quelli adiacenti mettendosi in salvo. Qualcuno però non riesce a fuggire né viene tratta in salvo: si tratta di Elena, una ragazza di 19 anni ricoverata nel reparto di psichiatria. Nel comunicato dell’azienda ospedaliera, si dice che “la camera di degenza è stata completamente invasa dal denso fumo e delle fiamme e che “la paziente era stata bloccata pochi istanti prima dell’incendio, a causa di un forte stato di agitazione, dall’équipe del reparto” e ciò ha reso impossibile un intervento che potesse salvarle la vita. Tra le righe si dice anche che forse l’incendio è partito proprio da quella stanza…Elena quindi è morta legata ad un letto, contesa. Come Franco Mastrogiovanni e come forse tanti altri di cui neppure conosciamo il nome.

Potremmo, come fanno in tanti, ricercare con dovizie di particolari il perché fosse stata legata e da quanto tempo, perché il personale medico ed infermieristico sia ricorso a questo provvedimento (ritenuto di estrema ratio), perché non stessero monitorando il reparto tramite le numerose telecamere di cui sono ampiamente dotati, inoltre  prendere la sua cartella e capire perché si trovava in quel reparto e a quali trattamenti farmacologici fosse sottoposta…insomma, potremmo scavare, ricercare, indagare, alla ricerca della “verità” che ci mostri i parametri precisi dell’accaduto. Noi questo compito lo lasciamo ad altri (giornalisti, avvocati, pubblici ministeri ,giudici, ecc) e ci soffermiamo su un’altra verità. Quella che ci palesa che la contenzione, come l’elettroshock, il ricovero coatto (TSO), le terapie farmacologiche invasive ed incontrollate e svariate altre applicazioni violente e coercitive non sono un’eccezione, ma la pratica costante della psichiatria dalle sue origini sino ad oggi. Cambiano le leggi (la legge 180 è una delle leggi considerate all’avanguardia da tutta la psichiatria democratica italiana e non), cambiano i luoghi (i manicomi chiudono ed aprono Spdc e REMS), si aggiornano medici ed infermieri eppure i morti di psichiatria continuano ad aumentare. Psichiatri e professionisti del settore gridano a gran voce che tutto ciò non è violenza, è terapia, è la soluzione adottata, nel rispetto del paziente, per salvaguardare la sua salute e la Salute in senso più ampio, nel bene della collettività. Questo principio, ammantato di grossa levatura morale, può quindi servire nel caso in cui la nostra rabbia diventi eccessiva, oppure se siamo stanchi di vivere e vogliamo di nostra volontà abbandonare questo mondo, oppure perché siamo “diversi”, “fuori luogo”, “non normali” o bambini agitati o semplicemente stranieri. La psichiatria ha il dono, con il suo giudizio supremo, di porre opportuni rimedi ad ogni problema. Peccato che questi problemi e queste soluzioni abbiano un solo punto di vista che li giustifichi: quello della pseudo scienza psichiatrica. Ribadiamo ancora a gran voce che non c’è riforma o “giustizia” che possa porre fine a tutto ciò, se non la volontà di eliminare il pre-giudizio psichiatrico e tutti i luoghi nei quali viene formulato, riproposto ed applicato in maniera assolutamente indiscriminata. Perché siamo convinti, e la storia e le cronache anche recenti ce lo dimostrano, che nessuno/a può sentirsi estraneo/a a tutto ciò e dire “a lei/lui si..ma a me no…”. Ecco, sappiamo, anche per esperienza diretta, che quel lui e quella lei possiamo essere io, tu che stai leggendo, noi o chiunque tra le persone a noi vicine e care.

Ed è quindi con il pensiero rivolto ad Elena, Franco, Andrea, Giuseppe, Alda e tanti e tante altri/e che ribadiamo ancora una volta

NO ALLA PSICHIATRIA, NO ALLE SUE PRATICHE MORTIFERE, CHIUDIAMO I REPARTI

PER LA RETE SOCIALE E LA LIBERA ESPRESSIONE DEGLI INDIVIDUI

COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO SENZANUMERO- ROMA

 

IMPORTANTE: il TELEFONO del COLLETTIVO ARTAUD E’ SOSPESO MOMENTANEAMENTE

  • October 8, 2019 10:48 pm

ATTENZIONE! IMPORTANTE!

IL TELEFONO DEL COLLETTIVO ARTAUD è MOMENTANEAMENTE

SOSPESO PER MOTIVI TECNICI. LO RIATTIVEREMO APPENA SARA’ POSSIBILE .

chiunque abbia bisogno di informazioni sugli psicofarmaci, i TSO e sulle pratiche della psichiatria in generale CI PUO’ CONTATTARE VIA EMAIL a : antpsichiatriapisa@inventati.org

il prossimo SPORTELLO d’ASCOLTO ANTIPSICHIATRICO ci sarà regolarmente

MARTEDì 15 OTTOBRE in via San Lorenzo 38 a Pisa dalle ore 15:30 alle 18:30

CRIMINI di PACE: ELENA 19 ANNI ARSA VIVA IN UN REPARTO PSICHIATRICO

  • September 12, 2019 3:53 pm

CRIMINI di PACE: ELENA 19 ANNI ARSA VIVA IN UN REPARTO PSICHIATRICO

Il 13 agosto, nell’ ospedale papa Giovanni XXIII di Bergamo, divampa un incendio. A seguito di ciò muore una ragazza di diciannove anni, legata ad un letto di contenzione. Il suo nome è Elena. La direzione sanitaria si affretta, attraverso gli organi di stampa, a giustificare la contenzione come forma di tutela esercitata proprio “a beneficio” della paziente, rea di aver precedentemente tentato il suicidio. La morte di Elena, è sicuramente un dramma personale che esige cautela nell’ affrontarlo. Rispettando soprattutto  il dolore di chi l’ha amata. Tuttavia non si può neppure considerare un episodio isolato.

Vorremmo ricordarli tutti e tutte. Nome per nome. Ma la lista di quanti e quante hanno perso la vita in reparto in circostanze, per certi versi analoghe, è  interminabile. Le morti in spdc (Servizi psichiatrici diagnosi e cura) esprimono realisticamente lo stato dell’ arte della democratica psichiatria post manicomiale a più di 40 anni dall’ entrata in vigore della legge 180. La mesta continuità con cui si verificano evidenzia la contraddizione di una presa in carico giustificata dalla cura del paziente, che passa attraverso la coercizione, la disumanizzazione, il panottismo.

Come mai una pratica, che la legge contempla come eccezione e rispetto alla quale ha elaborato protocolli d’ applicazione, viene esercitata con sistematicità e in modo assolutamente “discrezionale” ? I reparti ospedalieri restano non luoghi di rimozione della coscienza collettiva. Universi concentrazionari  dove si consuma ferocemente la separazione fisica e concettuale tra sani e malati. La segregazione  a cui i/le pazienti sono sottoposti/e  registra quanto ancora sia in voga il paradigma manicomiale. Quanto la psichiatria  declini il proprio intervento in chiave custodialistica. Quasi a voler ancora salvaguardare le relazioni sociali dalla contaminazione con lo stato morboso.

Inoltre, in nome della tanto sbandierata sicurezza, ogni stanza è dotata di telecamera, collegata ad un pannello situato in un luogo centrale del reparto. Dietro al monitor si presume esserci un infermiere/sorvegliante. Viene da chiedersi: come mai la tecnologia a disposizione del personale  si è rivelata inefficace circa lo scopo per la quale è stata impiegata? Perché non ha messo in sicurezza i pazienti? In verità dietro alle lenti si rifrange l’occhio clinico, programmato per registrare quei comportamenti “utili” all’economia delle diagnosi. Proprio le pratiche che sussistono nei reparti  rivelano i motivi economico politici a suffragio dei neo manicomi. Non luoghi deputati a dar visibilità alla malattia mentale. A dargli un nome che rientri nella tassonomia diagnostica. Il tema della sicurezza è una scusa per aggirare la normativa sulla privacy. Un alibi utile ad accreditare l’ associazione tra comportamento deviante e valutazione clinica.

Ciò che viene comunemente percepito come una misura di tutela, si rivela così un buon strumento per definire con più enfasi, il profilo patologico del paziente. D’altronde, quest’ ultimo potrà impugnare le riprese video a crimine già avvenuto, quando è ormai vittima conclamata di un abuso. La storia di Mastrogiovanni dice forse qualcosa?

La 180 è una rivoluzione tradita. Oggi dei suoi principi ispiratori non resta che la retorica. Eppure, dalla lettura del presente, emergono le stesse contraddizioni di sempre!

La triste vicenda di Elena non può esser archiviata come un incidente o un episodio di malasanità. Fermare le morti in spdc vuol fare i conti con i diritti negati, con lo stato d’ abbandono che vivono i/le pazienti. Una deprivazione che si esprime ad un livello fisico, affettivo, quanto giuridico.

“…E dunque, non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te” .

La morte di Elena è un fatto che riguarda tutti. Per questo viene spontaneo scandire, anche con rabbia, due parole: verità e giustizia.

La morte di Elena è un ulteriore crepa, nel muro di menzogne e complicità, che la psichiatria clinica erige intorno alle proprie pratiche e alla propria cultura.

 

BASTA MORTI NEI REPARTI PSICHIATRICI!!

Alcune persone di Bergamo – il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa

COMUNICATO di SOLIDARIETA’ : Fabrizio e Lucia LIBERI ORA !

  • September 4, 2019 3:32 pm

 

Fabrizio e Lucia liberi ora!

Il dott. Fabrizio Cinquini e sua moglie Lucia Pescaglini sono entrambi stati privati della libertà personale: lui è detenuto nel carcere “lager” medioevale di san Giorgio di Lucca (di cui continueremo a chiedere la chiusura per l’indegnità della struttura per tutti e tutte i reclusi e le recluse), lei agli arresti domiciliari.

Cinquini e la moglie sono accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cannabis.

Conosciamo bene il dottor Cinquini, spesso abbiamo collaborato insieme e ci siamo informati sull’accaduto. Il risultato è paradossale perché questa pare essere, a nostro avviso, una vera e propria persecuzione. La caserma dei carabinieri di Marina di Pietrasanta ha (volutamente?) “confuso” per cannabis illegale, della canapa regolarmente denunciata e già inventariata nel precedente provvedimento penale di giugno sempre nei loro confronti. A questo si aggiunge il sequestro di denaro, di cui era in possesso perché gli era appena stato dissequestrato nell’ambito del precedente provvedimento.

I militari dell’Arma si sono introdotti in casa del dottor Cinquini come se entrassero in casa di un criminale e non di un uomo che esercita la professione medica con una coerenza ed una abnegazione decisamente superiori alla media.

Cinquini si trova in carcere per burocrazia e proibizionismo e l’indagine che nuovamente lo coinvolge toglie risorse a tutti noi, arricchisce le mafie e tiene un uomo dietro le sbarre per oltre 40 giorni, in attesa di un’analisi che, siamo certi, confermerà trattarsi di cannabis light perfettamente in regola con l’attuale normativa.

Cinquini in questi anni ha aiutato migliaia di pazienti a reperire cannabis terapeutica a basso costo, autodenunciandosi, e pagando per questo, per mostrare a tutti l’assurdità della precedente legge Fini-Giovanardi sulle droghe (cancellata per incostituzionalità nel 2016).

Cinquini è uno dei massimi esperti di cannabis terapeutica al mondo, in un’Italia che invece di valorizzare e finanziare il suo lavoro lo arresta a causa dell’incapacità e dell’arroganza dell’apparato repressivo, che ritiene questo medico un delinquente perché si ostina a produrre alcune (poche) piante destinate alla madre malata di Alzheimer e di amici gravemente ammalati. Quelle che aveva erano peraltro in stadio vegetativo e quindi prive di THC.

Cinquini è soltanto un medico che ha fatto un giuramento, conosce le potenzialità dei principi attivi della cannabis e quindi sente il dovere morale di aiutare chi sta male.

L’Osservatorio antiproibizionista-Canapisa crew e il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa, sostengono con forza le attività del dottor Cinquini e chiedono che possa attendere il processo (assurdo) al di fuori del carcere lager di san Giorgio. Non avendo commesso alcun reato ci dovremo far carico tutti noi del risarcimento a carico dello Stato per l’ennesima e ingiusta detenzione ad opera di giudici che non conoscono neppure le leggi che dovrebbero far applicare (in questo caso la 242/16). 

Tutta questa confusione, quest’accanimento giudiziario, non a caso si esprime su un medico che si oppone da sempre alla lobby del mercato farmaceutico ed ha un approccio medico decisamente contrario all’uso di psicofarmaci, qualora non sussista un pericolo concreto: un medico che offre prima di tutto il suo tempo, il suo ottimismo, il suo sorriso, per motivare le persone a diventare medici di sé stessi e curarsi attraverso lo stile di vita sano.

Cinquini e la moglie sono il contrario di persone socialmente pericolose: sono 2 intellettuali che hanno aiutato migliaia di persone gratuitamente e senza pretendere nulla in cambio. 

Come Osservatorio antiproibizionista-Canapisa crew e come collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud, siamo molto preoccupati per la lunga detenzione di una persona che ha già raccontato in un libro (Dottor cannabis. La storia di un medico antiproibizionista – Ediz. Dissensi 2016), gli abusi subiti in quella struttura carceraria.

Come Osservatorio antiproibizionista-Canapisa crew e come collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud, troviamo inaccettabile che in attesa della fine delle ferie dei laboratori forensi si debba accettare che un uomo per bene e sua moglie siano privati della libertà personale. Il loro caso dimostra ancora una volta in modo esemplare la stupidità del proibizionismo.

Come Osservatorio antiproibizionista-Canapisa crew e come collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud, chiediamo alle forze dell’ordine di occuparsi di quei profili criminali che davvero provocano danni e hanno un costo per l’intera collettività e di lasciare in pace la famiglia Cinquini che per l’ennesima volta si trova ristretta senza aver fatto del male a nessuno.

Fabrizio e Lucia liberi ora!

Osservatorio antiproibizionista-Canapisa crew

www.osservatorioantipro.org

 Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud

artaudpisa.noblogs.org