Archives for January, 2016

PISA: al Newroz VEN 5/02 presentazione di “Fra Diagnosi e Peccato” + spettacolo teatrale “Oh tu che mi suicidi”

  • January 29, 2016 11:58 am

5febbraioVENERDI’ 5 FEBBRAIO c/⁠o lo Spazio Antagonista NEWROZ
in via Garibaldi 72 a Pisa

il  COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD
presenta alle ore 17:30 il libro
“FRA DIAGNOSI E PECCATO. La discriminazione secolare nella psichiatria e nella religione.”
di Chiara Gazzola  Edizioni Mimesis

a seguire dibattito, alle ore 20 APERICENA e dopo alle ore 21 reading e concerto
OH…TU CHE MI SUICIDI Liberamente tratto da “Van Gogh il suicidato della società” di Antonin Artaud
Lettura/⁠concerto di e con Antonello Cassinotti e Giancarlo Locatelli

Van Gogh […] non si è suicidato in un impeto di pazzia, nel panico di non farcela, ma invece ce l’aveva appena fatta e aveva scoperto chi era quando la coscienza generale della società, per punirlo di essersi strappato ad essa, lo suicidò.
per info sullo spettacolo:
https://ohtuchemisuicidi.wordpress.com/

per info e contatti sull’iniziativa:
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org /⁠ 335 7002669

SABATO 30 GENNAIO 2 PRESIDI NO REMS a VOLTERRA e BRA

  • January 27, 2016 12:43 pm

SABATO 30 GENNAIO 2016
2 PRESIDI NO REMS (Residenze Esecuzione Misura di Sicurezza)
CHIUDERE TUTTI I MANICOMI! NO AI MINI-OPG per la CHIUSURA delle REMS
– VOLTERRA ore 12 in piazza SAN MICHELE
– BRA ore 15 in via CAVOUR

Sotto pubblichiamo il volantino del Collettivo Antipsichiatrico “Francesco Mastrogiovanni” di Torino
Bra. Presidio No REMS Sabato 30 gennaio ore 15 in via Cavour (se piove sotto i portici di via Principi)

Mai più manicomi! No alle Rems né qui né altrove
A Bra, da qualche mese, c’è una nuova prigione. Si chiama REMS. In altre epoche le chiamavano “gabbie dei matti”, i posti dove si seppellivano vivi uomini e donne che avevano “perso la ragione”, che “non sapevano quello che facevano”. Oggi i nomi sono cambiati ma la sostanza resta.
Le REMS sono posti dove ti chiudono,ti drogano e ti legano per farti tornare “normale”. Per lo Stato italiano chi non è “normale” è pericoloso. Al di là di quello che fa, ma per quello che è. Con questi argomenti il terzo Reich giustificava lo sterminio dei folli. E di tutti gli altri fuori norma.
Proviamo a capire di che si tratta.
La legge n. 81 del 2014 ha sancito la chiusura degli OPG (Ospedali psichiatrici giudiziari) avvenuta solo formalmente il 31 marzo 2015 e il loro superamento nelle REMS (Residenze Esecuzione delle Misure di Sicurezza). Gli OPG sono stati per oltre 35 anni luoghi di segregazione per tutti gli individui ritenuti pericolosi per la società, dimenticati in queste discariche sociali in condizioni di disumano degrado come ben mostrato nelle immagini dell’Inchiesta del Senato “Marino” del 2010 che ha poi portato all’iter legislativo per la loro chiusura.
Oggi i 6 OPG (Castiglione delle Stiviere, Reggio Emilia, Montelupo fiorentino, Napoli, Aversa e Barcellona Pozzo di Gotto) sono in via di chiusura: gli internati non dimissibili dovrebbero essere spostati nelle REMS della regione di provenienza. Ma questo sta accadendo molto lentamente.

Nella pratica le REMS sono dei miniOPG (max 20 posti) presenti in ogni regione e affidati a personale sanitario, più simili a residenze psichiatriche che non agli ospedali-carceri del passato. Queste strutture saranno gestite tramite un sistema di appalti di cui non è difficile immaginare le sorti… al ribasso, cercando di spendere il meno possibile sulla pelle dei “criminali-malati mentali” che subiranno questo sistema tipico della sanità pubblica, dell’accoglienza per i richiedenti asilo (CARA, CAS, SPRAR) e del sistema detentivo (CIE, Carceri).

Le REMS vengono presentate come un passo avanti in termini di civiltà rispetto agli OPG perché nuovi e perché non più gestiti dall’autorità giudiziaria ma solo da personale sanitario. Nella realtà questi luoghi assolvono la stessa funzione dei loro predecessori e anzi lo fanno in maniera molto più capillare, perché presenti su tutto il territorio nazionale, e molto più discreta e subdola, perché di piccole dimensioni e molto più simili a residenze che a carceri.
Ma qual è la loro funzione? La funzione delle REMS coincide con la funzione della Psichiatria Giudiziaria più in generale, ovvero quella di mantenere in vita nella nostra società e nell’ordinamento giudiziario la figura del “folle reo” ovvero di colui che infrange la legge non per propria libera scelta ma perché malato di mente, quindi non capace di intendere e di volere (le proprie azioni e le loro conseguenze), come se la sua malattia agisse al posto del suo libero arbitrio. Tale focalizzazione sul soggetto che compie il reato più che sul reato stesso (infatti nelle REMS si può finire tanto per il furto di un portafoglio quanto per omicidio) ha una diretta discendenza dal positivismo ottocentesco che ha portato ad affermarsi il concetto di “pericolosità sociale”, tutt’ora operante e alla base di queste moderne istituzioni psichiatrico-giudiziarie, come di tanti altri luoghi e procedure: lager nazisti, CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), campi rom, misure di sorveglianza speciale…

Da questi esempi è facile capire come l’etichetta di “pericoloso socialmente” venga affibbiata agli individui più per il loro status (folle, ebreo, omosessuale, rom, handicappato, immigrato irregolare, oppositore politico e sociale) che per le loro azioni concrete. In particolare chi finisce nelle REMS non sconta un periodo di detenzione con intenti punitivi come nella carcerazione ordinaria, ma viene recluso per disinnescarne la pericolosità, riportando nella norma i suoi comportamenti deviati.
I metodi usati per raggiungere questo scopo sono gli stessi utilizzati dalla psichiatria nei reparti ospedalieri (SPDC) e nelle cliniche e case di cura psichiatriche. L’unica reale differenza è che nelle REMS è più difficile monitorare e raccontare quello che accade, perché sono strutture detentive dove l’accesso di esterni e l’uscita di informazioni è ancora più difficile rispetto ad ospedali e cliniche civili. Lo strumento principe delle prigioni psichiatriche è la psicofarmacologia che permette un controllo quasi totale sui movimenti e sui comportamenti di chi vi è sottoposto attraverso l’assunzione orale o l’iniezione di molecole psicoattive in grado di agire sui neurotrasmettitori inibendo o alterando il loro funzionamento. Queste sostanze danno un fortissima dipendenza e causano danni enormi all’organismo di chi li assume già dopo pochi mesi, rovinando l’esistenza e la salute di chi è obbligato a prenderli, riducendone l’aspettativa di vita. Altri strumenti ancora in uso nei reparti come nelle REMS sono la contenzione fisica tramite lacci che assicurano il “malato” al letto per molte ore se non per giorni e giorni e l’elettroshock, terribile pratica psichiatrica che viene tutt’ora utilizzata in diverse strutture pubbliche e private.

In molte regioni le REMS sono state da poco aperte e cominciano a operare, ad oggi la Regione Piemonte, ente preposto alla loro apertura e gestione non ha ancora aperto nessuna struttura ma si sta limitando ad affittare dei posti nell’ex OPG trasformato in REMS di Castiglione delle Stiviere ed a utilizzare provvisoriamente la clinica San Michele di Bra. Questo posto è stato svuotato negli scorsi mesi per far posto ai detenuti piemontesi in arrivo dall’OPG di Castiglione delle Stiviere. La Regione Piemonte da ormai un anno sta prendendo tempo e non sembra ancora aver trovato soluzioni definitive per collocare le sue due REMS. Questo è il momento migliore per contestare e contrastare l’apertura di queste strutture ma soprattutto la legge e il sistema sociale che le prevedono e che non possono farne a meno.
Siamo tutti pericolosi socialmente se questa è la società in cui ci obbligano a vivere! Contro tutte le REMS e tutte le carceri, solidarietà a chi lotta contro la psichiatria, solidarietà a chi tenta di evadere…

Collettivo Antipsichiatrico “Francesco Mastrogiovanni” di Torino

Le riunioni del Collettivo antipsichiatrico “Francesco Mastrogiovanni” si tengono presso la federazione anarchica torinese ogni martedì alle 21 in corso Palermo 46
telefono antipsichiatrico: 345 61 94 300

Per contatti: antipsichiatriatorino@inventati.org

VOLTERRA: sab 30 Gennaio PRESIDIO NO REMS. “Il MITO della CHIUSURA dei MANICOMI”

  • January 25, 2016 10:12 am

VOLTERRA SABATO 30 GENNAIO 2016
Ore 12 in Piazza San Michele

PRESIDIO/VOLANTINAGGIO INFORMATIVO SU REMS (Residenze Esecuzione Misura di Sicurezza) e OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari)
CHIUDERE TUTTI I MANICOMI! NO AI MINI-OPG per la CHIUSURA della REMS di Volterra e di tutte le altre!

IL MITO DELLA CHIUSURA DEI MANICOMI

La Legge n°81 dispone al 31 marzo 2015 il termine per la chiusura degli OPG(Ospedali Psichiatrici Giudiziari) e la conseguente entrata in funzione delle REMS (Residenze per l’Esecuzione Misure Sicurezza). Attualmente in Italia gli OPG sono sempre aperti,sono cinque e si trovano ad Aversa, Napoli, Barcellona Pozzo di Gotto, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia
Ad oggi, in questi veri e propri manicomi criminali, ci sono rinchiuse circa 230 persone.

A Castiglione delle Stiviere, dove sono internate 230 persone di cui 40 donne, hanno cambiato solo la targa all’ingresso, da OPG a REMS, ma sostanzialmente la vita delle persone recluse è la stessa di prima.
Circa 200 sono invece gli internati detenuti nelle Rems attive in alcune regioni, di cui 25 donne.
La popolazione complessivamente detenuta in misura di sicurezza detentiva è di 670 persone, mentre non è noto quante siano le persone destinatarie di una misura di sicurezza non detentiva.

A inizio ottobre 2015 sono 109 le persone internate che hanno fatto ricorso per detenzione illegittima, cioè per sequestro di persona, visto che gli OPG sono ancora aperti e funzionanti.
A Reggio Emilia sono 24 le istanze per detenzione illegittima, quasi la totalità dell’istituto se si considera che i pazienti in totale sono 27. 58 sono i ricorsi dall’Opg di Montelupo Fiorentino e 27 da quello di Barcellona Pozzo di Gotto. Mancano quelli di Aversa e Napoli, ma ad oggi in sole tre sulle cinque strutture ancora aperte è stata raggiunta quasi la metà del totale degli attuali 230 internati.

Come si finisce in un OPG? In Italia, in caso di reato, se vi sia sospetto di malattia mentale, il giudice ordina una perizia psichiatrica; se questa si conclude con un giudizio di incapacità di intendere e di volere dell’imputato, lo si proscioglie senza giudizio e se riconosciuto pericoloso socialmente, lo si avvia a un Ospedale Psichiatrico Giudiziario (articolo 88 c.p.) o in una struttura residenziale psichiatrica per periodi di tempo definiti o meno, in relazione alla pericolosità sociale.

Nelle future REMS la durata della misura di sicurezza non potrà essere superiore a quella della pena carceraria corrispondente al medesimo reato compiuto: ci preoccupiamo, pertanto, del fatto che le persone che hanno già scontato in OPG tale pena non finiscano nelle REMS, ma vengano liberati subito e senza condizioni. Infatti la normativa in vigore effettua questa equiparazione solo per la misura di sicurezza detentiva ma questo non vale per quelle persone che hanno la libertà vigilata con affidamento ai servizi di salute mentale che possono ancora oggi estendersi all’infinito.

La Legge 81/2014 mantenendo inalterato il concetto di pericolosità sociale, non cambia l’essenza della modalità di risoluzione della questione. Per abolire realmente gli OPG bisogna non riproporre i criteri e i modelli di custodia e occorre metter mano a una riforma degli articoli del codice penale e di procedura penale che si riferiscono ai concetti di pericolosità sociale del “folle reo, di incapacità e di non imputabilità”, che determinano il percorso di invio agli Opg.
Chiudere i manicomi criminali senza cambiare la legge che li sostiene vuol dire creare nuove strutture, forse più accoglienti, ma all’interno delle quali finirebbero sempre rinchiuse persone giudicate incapaci d’ intendere e volere.
Con le REMS viene ribadito il collegamento inaccettabile cura-custodia riproponendo uno stigma manicomiale. Ci si collega a sistemi di sorveglianza e gestione esclusiva da parte degli psichiatri, ricostituendo in queste strutture tutte le caratteristiche dei manicomi. La proliferazione di residenze ad alta sorveglianza, dichiaratamente sanitarie, consegna agli psichiatri la responsabilità della custodia, ricostruendo in concreto il dispositivo cura-custodia, e quindi responsabilità penale del curante-custode.
Tradotto significa l’inizio di un processo di reinserimento sociale infinito, promesso ma mai raggiunto, legato indissolubilmente a pratiche e sentieri coercitivi, obbligatori, contenitivi.

Questa legge non soddisfa l’idea di un superamento di un sistema aberrante e coercitivo, infatti permangono misure di contenzione svilenti per l’individuo e trattamenti farmacologici troppo debilitanti e depersonalizzanti per poter essere definiti positivi per la persona.

Il manicomio non è una struttura, bensì un criterio; la continua ridenominazione di tali strutture serve per riprodurre l’istituzione manicomiale e i meccanismi del manicomio. Il fine dell’istituzione REMS è l’esclusione e non l’inclusione, infatti, non può nascondere la medesima contraddizione di fondo: l’isolamento del soggetto dalla realtà sociale per la sua incapacità di adattamento nei confronti di un mondo su cui nessuno muove mai alcuna questione e che nessuno mette mai in discussione.

La questione non è solo la chiusura di questi posti: non si tratta solo di chiudere una scatola, per aprirne tante altre più piccole. Il problema è superare il modello di internamento, è non riproporre gli stessi meccanismi e gli stessi dispositivi manicomiali. Il problema non è se sono grossi o piccoli, il problema è che cosa sono. Il manicomio non è solo una questione di dove lo fai, se c’è l’idea della persona come soggetto pericoloso che va isolato, dovunque lo sistemi sarà sempre un manicomio.

Noi crediamo nel bisogno e nella costituzione di reti sociali autogestite e di spazi sociali autonomi, in grado di garantire un sostegno materiale, una casa senza compromessi di invalidità, nonché un reddito e un lavoro non gestiti dai servizi socio-sanitari, bensì autonomamente dal soggetto.
Uno concreto percorso di superamento delle istituzioni totali passa necessariamente da uno sviluppo di una cultura non segregazionista, largamente diffusa, capace di praticare principi di libertà di solidarietà e di valorizzazione delle differenze umane contrapposti ai metodi repressivi e omologanti della psichiatria.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa
Spazio Libertario Pietro Gori-Volterra
per info e contatti:
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org / 335 7002669

RACCONIGI SA 23 Gennaio: presentazione di ELETTROSHOCK c/o La Casa di Eugenio

  • January 17, 2016 3:10 pm

elettroshock RacconigiRACCONIGI SABATO 23 GENNAIO
c/o La Casa di Eugenio – via Fiume 22

Alle Ore 17 Presentazione del libro
“ELETTROSHOCK. La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute.”
a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, ed. Sensibili alle Foglie.
Un viaggio nella storia delle shock terapie. Per sfatare il mito che esse siano barbarie di altri tempi, gli autori propongono le testimonianze di persone in carne ed ossa, vive e vegete, che sono state sottoposte all’elettroshock. Inoltre ci informano che viviamo in un Paese nel quale vietare queste pratiche è stato dichiarato incostituzionale. Questo lavoro vuole essere uno strumento per ampliare la riflessione e il confronto sul delicato tema dei metodi terapeutici ai quali le persone, soprattutto quelle vittime di etichette psichiatriche, vengono costrette, il più delle volte senza esserne nemmeno informate.

Durante l’incontro proiezione video, letture ed interventi teatrali.
A seguire spazio di discussione e aperitivo.

Organizzano
Voci Erranti- la Biblioteca Rebeldies di Cuneo e il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa

per info:antipsichiatriapisa@inventati.org www.artaudpisa.noblogs.org

RACCONIGI: sab 23 Gennaio presentazione di “ELETTROSHOCK” c/o La Casa di Eugenio

  • January 14, 2016 7:35 pm

elettroshock Locandina CUNEO A3

RACCONIGI SABATO 23 GENNAIO
c/o La Casa di Eugenio – via Fiume 22
Alle Ore 17 Presentazione del libro
“ELETTROSHOCK. La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute.”
a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, ed. Sensibili alle Foglie.
Un viaggio nella storia delle shock terapie. Per sfatare il mito che esse siano barbarie di altri tempi, gli autori propongono le testimonianze di persone in carne ed ossa, vive e vegete, che sono state sottoposte all’elettroshock. Inoltre ci informano che viviamo in un Paese nel quale vietare queste pratiche è stato dichiarato incostituzionale. Questo lavoro vuole essere uno strumento per ampliare la riflessione e il confronto sul delicato tema dei metodi terapeutici ai quali le persone, soprattutto quelle vittime di etichette psichiatriche, vengono costrette, il più delle volte senza esserne nemmeno informate.

Durante l’incontro proiezione video, letture ed interventi teatrali.
A seguire spazio di discussione e aperitivo.

Organizzano
Voci Erranti, la Biblioteca Rebeldies di Cuneo e il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa

per info:antipsichiatriapisa@inventati.org www.artaudpisa.noblogs.org

programma completo Serata Antipsichiatrica a ROMA sab 16 gennaio

  • January 11, 2016 2:03 pm

locandina_per_internetROMA sab 16 gennaio c/⁠o sala da thè Fronte del Porto Fluviale
Serata a sostegno del Collettivo Antipsichiatrico SenzaNumero

17:30 Presentazione del libro “Elettroshock – la storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute”, a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa

presentazione di “Matti da slegare – critica al linguaggio mattofobico e alla contaminazione psichiatrica” a cura del collettivo antipsichiatro SenzaNumero di Roma

a seguire dibattito
20:00 Reading flash di poesie di Giulia

20:30 Cena Vegan

21:30 Incursione teatrale di Paola

a seguire DJ SET by BELFAGGOT

ROMA: SAB 16 GENNAIO presentazione di “ELETTROSHOCK” c/o Sala da thè Fronte del Porto Fluviale

  • January 8, 2016 2:01 pm

locandina elettroshock 16GENNAIO copyROMA SABATO 16 GENNAIO
c/o Sala da thè Fronte del Porto Fluviale
via del porto fluviale 18 (zona metro Piramide)

alle ore 17:30 Presentazione del libro:
“ELETTROSHOCK. La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute.”
a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, ed. Sensibili alle Foglie.

per info:
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org

ANCORA MANICOMI…

  • January 6, 2016 9:41 am

ANCORA MANICOMI
R.E.M.S in via Terracini 31 – BOLOGNA
Nel 2011 la degradante situazione che vivevano gli internati dei sei ospedali psichiatrici giudiziari(O.P.G),è fuoriuscita da quelle mortificanti strutture “terapeutiche”,rompendo quell’agghiacciante silenzio imposto da gran parte della psichiatria e della magistratura,complice una società”civile” per lo più indifferente e ancora pronta a legittimare le innumerevoli atrocità che tuttora compie professionalmente la pseudo-scienza psichiatrica all’interno dei propri servizi manicomiali gestiti autonomamente dai D.S.M (dipartimenti di salute mentale)o da compiacenti cooperative sociali(tra cui comunità,reparti ospedalieri,centri diurni e ambulatoriali).
L’impatto mediatico ottenuto dalle riprese effettuate all’interno dei vari O.P.G ha certamente favorito l’approvazione della legge 81, la quale sancisce in data 31.3.2015 la chiusura dei sei manicomi giudiziari(cinque tuttora funzionanti) e obbliga ogni Regione a predisporre sul proprio territorio nuove strutture,le R.E.M.S(residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza).

Ma fin quando non si avrà la volontà di cancellare dal codice penale la cosiddetta “pericolosità sociale”, i giudici sulla base dell’”incapacità di intendere e volere” definita da un perito psichiatra all’interno di un processo penale, applicheranno una “misura di sicurezza detentiva”, ovverosia un internamento nelle R.E.M.S o “non detentiva”(libertà vigilata) con la presa in carico troppo spesso vitalizia e asfissiante dei servizi psichiatrici territoriali.

Sostituire la targa esterna del manicomio(vedi“ex”-O.P.G di Castiglione delle Stiviere ora R.E.M.S), rimbiancare le pareti o le mura di cinta, sostituire le inferiate con vetri antisfondamento e capillari sistemi di sorveglianza, sostituire le porte blindate con alti dosi di psicofarmaci e l’uso dei letti di contenzione, diminuire il numero delle persone internate, sostituire l’”ergoterapia” ovverosia il lavoro imposto nei vecchi manicomi con le “attività occupazionali terapeutiche”(solo efficaci nel sopportare il misero e lento trascorrere del tempo),sostituire le divise della polizia penitenziaria con le divise della sicurezza privata,con i camici bianchi dei “medici” e degli operatori sanitari(oltre a un numero insignificante di figure educative troppo spesso appartenenti alla ciurma dei sorveglianti),sono tutte misure utili a mistificare la conservazione dello status quo.

Cambiare tutto per non cambiare nulla…

Anche a Bologna AUSL,magistratura di sorveglianza e compiacenti giornalisti,hanno il coraggio e l’arroganza di presentare il neo-manicomio di via Terracini come un luogo nel quale si concretizza un reale percorso di “superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari”.

Le testimonianze e le regole imposte dai vari responsabili/carcerieri, presentano una situazione ben distinta dall’immagine che in questi mesi si è forzatamente costruita. Purtroppo per loro ci sono persone che non si sottomettono a questo stato di cose e denunciano l’esistenza di regole di natura esclusivamente carceraria e manicomiale.
Le visite dei parenti possono essere effettuate solo una ogni due settimane(mentre nell’O.P.G di Reggio Emilia sono concesse sei visite ogni mese),ogni internato può ricevere ed effettuare solo una telefonata alla settimana e solo a numeri autorizzati dai responsabili i quali non sono certamente propensi a richiedere,al magistrato di sorveglianza,“permessi di uscita”dal neo-manicomio(all’O.P.G di Castiglione delle Stiviere si concedono “permessi di uscita” con più frequenza e per più ore o giorni).

Altro che superamento degli O.P.G…
Altro che reinserimento sociale…

In tale struttura l’approccio degli operatori non valorizza le diversità ma le patologizza secondo i loro ristretti parametri di giudizio. La loro misera e “indiscutibile” Normalità. L’autorità di chi si autoproclama “terapeuta”.
Le logiche manicomiali,in grado di creare stigma e isolamento dal mondo esterno sono ben radicate in questa struttura a loro dire“di cura e custodia”.Ma sappiamo bene che tutti i castelli di sabbia,presto o tardi crollano inesorabilmente.

Impediamo che i tentacoli asfissianti della psichiatria continuino ad allargarsi in ogni dove, violentando la sfera spirituale, umana, sociale, del disagio, della sofferenza, del proprio essere… della vita.
I Telefoni Viola con le realtà con cui collaborano, continueranno a porre impegno nel rendere sempre più agibili i percorsi di chi esprime la volontà di liberarsi una volta per tutte dalla morsa psichiatrica. Continueremo sempre con maggior tenacia ad offrire un concreto sostegno umano,medico e legale a chi lo riterrà opportuno in pieno rispetto della libertà e della dignità dell’individuo.

Telefono Viola di Piacenza,Reggio Emilia e Bergamo
Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud – Pisa
Centro Relazioni umane – Bologna
Collettivo antipsichiatrico Camap – Brescia
Proposte pratiche per un reale superamento dell’O.P.G/R.E.MS e dai servizi psichiatrici territoriali, leggi il Comunicato:”Siamo tutti socialmente pericolosi”

http://telefonoviola.tracciabi.li/category/comunicati/o-p-gr-e-m-s/

1.1.2016 per contatti: antipsichiatriapc@autistici.org www.telefonoviola.tracciabi.li