INSANAMENTEMIA IN TOUR !!

  • February 20, 2011 3:39 pm

SABATO 26 febbraio 2011
c/o il teatro officna refugio
in scali del refugio a LIVORNO ore 22:00

DOMENICA 27 febbario 2011
c/o il csa nEXt emerson
in via di bellagio a FIRENZE ore 21:30

il progetto ZENA in collaborazione con
il collettivo antipsichiatrico a.artaud
presentano

INSANAMENTE MIA

azione teatrale del laboratorio zena


“la realtà è terribilmente superiore
ad ogni storia, a ogni favola, a ogni divinità
a ogni surrealtà” a.artaud

per info e prenotazioni:
zeta.lab@email.it-antipsichiatriapisa@inventati.org
3280254173

INSANAMENTEMIA
spettacolo teatrale a cura del Progetto Zena
in collaborazione con il Collettivo antipsichiatrico A. Artaud.

Un ospedale. Una sala d’aspetto.
Cinque donne nell’attesa di una metamorfosi indotta.
Da donne a soggetti psichiatrizzati.
Aggrappate al loro intimo equilibrio e annichilite dalla paura.
Sarà il dottor Marchi a guidarle attraverso suggestive patologie, terapie
e farneticazioni della sua stessa mente.
Donne e psichiatria, la necessità assoluta di agire contro gli stereotipi
che producono atteggiamenti
discriminatori, oppressivi e violenti verso le donne e le loro fasi
naturali.
Passività e incoscienza indotte da farmaci o ribellione?
Il conflitto è inevitabile, considerando però che una satira spietata sia
la migliore lettura della realtà.

“InsanaMente Mia” nasce da una riflessione collettiva su un tema di
genere, la patologizzazione e la medicalizzazione della vita e delle
fasi naturali della donna da parte della psichiatria, da sempre
strumento di controllo e di gestione della diversità, del disagio e
dell’incompatibilità sociale.
Dalla volontà di comunicare attraverso il teatro, di mettere in scena la
nostra rabbia con i nostri corpi – che risentono della minaccia
psichiatrica tanto quanto le nostre menti – è nato il Progetto Zena, un
collettivo teatrale che da un anno lavora su questo tema, attraverso
l’orizzontalità e la condivisione.
Le donne hanno da sempre vissuto sulla propria pelle i meccanismi di un
sistema che le voleva normalizzate, pena una spietata esclusione e
repressione, che in passato portò ai processi alle streghe, ma che anche
oggi prevede accettazione, segregazione e contenzione, sia fisica che
farmacologica.
Alle donne viene chiesto di essere figlie esemplari, mogli, madri, nonne,
lavoratrici precarie in casa e fuori casa, oggetti del desiderio
maschile ma anche depositarie della più austera morigeratezza! La
mancata corrispondenza a modelli e ruoli imposti le rende prede della
psichiatria, che con le sue diagnosi e “cure” nega loro la possibilità
e la libertà di essere semplicemente se stesse: donne libere ed
autodeterminate nelle scelte che riguardano i propri corpi, le loro
identità e diversità.
Oggi più che mai la donna viene avviluppata nella ragnatela psichiatrica,
proprio in virtù di quelle che sono le fasi naturali della sua vita,
momenti di cambiamento e di crescita trasformati dalla medicina in
diagnosi, disturbi, psicosi (disturbo disforico premestruale,
depressione post-partum etc.)
per arricchire le casse delle multinazionali del farmaco, e, ancora una
volta, a causa del suo non- corrispondere, del suo essere non omologata
e improduttiva.
Le donne portate in scena sono incatenate nel meccanismo di produzione e
riproduzione sociale.
Anche loro non sono felici, ma si ribellano. Anche loro non accettano
modelli omologanti ed opprimenti, così come non accettano diagnosi e
terapie psichiatriche. Trovano forza ascoltandosi reciprocamente,
ritrovandosi e ribellandosi. Così come si ribellarono altre donne in
passato, messe sotto processo, legate alle corde del “curlo”,
torturate da aguzzini che tormentavano i loro corpi per
salvare le loro anime.

zone del silenzio : carcere rompere le gabbie !

  • December 20, 2010 6:56 pm


CARCERE: ROMPERE LE GABBIE!

Le carceri italiane hanno poco da invidiare a paesi
come la Turchia, sono infatti tra le più affollate d’Europa, in alcune
regioni i detenuti sono il doppio del numero consentito, ogni mese
entrano circa 1000 detenuti,la stragrande maggioranza dei quali per
reati legati al possesso e spaccio di droga anche leggera, alla
immigrazione clandestina e a piccoli reati. La popolazione carceraria a
fine anno arrivarà dunque a 70 mila unità, a fronte di una capienza di
44mila posti. Il 50% dei detenuti nelle carceri italiane è in attesa di
giudizio e i dati del Ministero di grazia e Giustizia dicono che il 30%
di loro viene assolto al momento del processo. Il 40% dei detenuti ha
semplicemente violato le regole sancite dalla legge 3091990 meglio nota
come testo unico sulle droghe. In carcere ci sono quasi 27 mila detenuti
tossicodipendenti circa il 70% in più di quelli ricoverati in strutture
terapeutiche. I detenuti migranti non possono per lo più beneficiare
degli arresti domiciliari perché non hanno un posto dove andare, sono
privi di legami affettivi stabili e di supporti esterni (famiglia,
lavoro, legami sociali). Ben 13 mila detenuti immigrati sono colpevoli
solo di non avere rispettato l’ordine del questore di lasciare il
territorio nazionale, il loro reato risiede nella loro stessa esistenza
sociale . Ed è bene sapere che il detenuto che trascorre la pena in
carcere ha buona possibilità di tornare dietro le sbarre (il 68%) al
contrario di chi invece beneficia di misure alternative (meno del 27%
torna in carcere), ciò a dimostrare l’inutilità del carcere se non per
riprodurre le condizioni stesse della propria legittimazione
securitaria.

Allora questi pochi dati ci consentono di dire con
assoluta certezza che a nelle carceri italiane c’è un alto numero di
detenuti innocenti e quelli colpevoli in buona parte dovrebbero
beneficiare di misure alternative al carcere se esistesse una
legislazione e uno stato di diritto degne di questo nome e non legate
all’emergenza, alla carcerazione preventiva, alla ferocia securitaria
che sottrae risorse alla scuola e al sociale per investirli in apparati
repressivi, militari e di controllo sociale. L’Italia è stata condannata
per trattamenti degradanti e inumani, l’Italia non ha sottoscritto la
convenzione internazionale contro la tortura, è ormai drammatica
l’emergenza umanitaria e sanitaria, malattie come la scabbia, l’epatite,
la stessa Tbc sono diffusissime negli istituti di pena. La situazione
delle carceri è insostenibile come si evince dalle sempre più numerose
denunce di maltrattamenti, di pestaggi che arrivano ai garanti dei
detenuti e a quei legali che si occupano di queste tematiche.

A questo
punto , se vogliamo affrontare la tematica carceraria bisogna partire da
una lotta per l’ abrogazione delle leggi vergognose che alimentano la
detenzione e al contempo creano un clima sociale irrespirabile. Ci
chiediamo se la Bossi fini, la Fini Giovanardi e la Cirielli che
insaprisce le pene e ai recidivi e impedisce l’accesso a misure
alternative al carcere, come la semilibertà i permessi o l’affidamento
in prova, non siano leggi da abolire (come anche quegli aspetti
dell’ordinamento penitenziario vedi l’art.4 bis) e contro le quali
aprire una campagna politica che inchiodi la classe politica
all’assunzione di precise responsabilità. Ci chiediamo se non valga la
pena di partire dal carcere per una battaglia contro il testo unico
sulle droghe, per la eliminazione del reato di clandestinità e di
mancata ottemperanza all’ordine di espulsione, la costruzione di
percorsi terapeutici da un lato e di reinserimento sociale dall’altro,
tempi celeri per i processi che certo non potranno essere ottenuti con
una macchina giudiziaria sulla quale pesano come macigni le decisioni ad
personam del Presidente del Consiglio e del Ministro Alfano. Sarebbe
ragionevole una riforma seria del Codice Penale italiano, in buona parte
fermo ancora agli anni “30 della dittatura (vedi la configurazione dei
reati associativi e di pericolo presunto) che si concluda con una
Amnistia riequilibratrice. Sono questi solo alcuni esempi di come
trasformare la questione carceraria in battaglia politica perché la
soluzione non sia la riproposizione delle logiche securitarie, la
edificazione di nuovi carceri o delle chiatte galleggianti.

Occuparsi
oggi di carcere significa non solo aiutare il detenuto e seguire il tema
specifico di cui nessuno piu’ si occupa, vuol dire rimettere in
discussione legislazioni, modelli sociali e culturali ormai trasversali
al sistema politico. E da qui riparte la campagna no carcere, perché le
zone del silenzio si trasformino in proposta e azione politica.

ZONE DEL SILENZIO -PISA-

ZONEDELSILENZIO@AUTISTICI.ORG

ZONE DEL SILENZIO: il decreto “svuotacarceri” ennesima bufala del Governo

  • December 20, 2010 6:52 pm

Il decreto “svuotacarceri”, ennesima bufala del Governo.

Roma14/12 : repressione, arresti, prigione contro la contestazione sociale.

Da giovedì 23 dicembre entrerà in vigore la legge 199\2010, impropriamente soprannominata come
“svuotacarceri” che permetterà ai detenuti ai quali mancano pochi mesi al fine pena (fino a 12
mesi) di usufruire degli arresti domiciliari. Dati alla mano sono circa 9600 i detenuti che
potrebbero beneficiare dei domiciliari, a fronte di una popolazione carceraria che a fine anno
sforerebbe il record storico di 70 mila unità, a fronte di una capienza massima non superiore ai
44 mila posti.
Ma non lasciamoci ingannare da questo provvedimento che varrà fino al 2013, data in cui
dovrebbero essere pronte nuove carceri, nuovo business di ferro e cemento sottratto tra l’altro
ad ogni controllo democratico, e spesso oggetto di scambio tra le istituzioni ed interessi in
teoria assai distanti da esse. Nella realtà, e fuori dalla propaganda governativa, moltissimi tra i
detenuti che rientrano nelle categorie idonee per tale provvedimento, non potranno in pratica
beneficiare di esso perché privi di residenza, e non potranno nemmeno passare questo anno
nelle strutture di assistenza ed accoglienza che sono già al collasso, colpite dai tagli del
governo nazionale e dai tagli regionali. Quanti saranno allora i detenuti immigrati o
tossicodipendenti che pur avendo la possibilità della misura alternativa al carcere non avranno
famiglia o struttura per riceverli? Il provvedimento non si applica poi ai cosiddetti delinquenti
abituali, alla reiterazione di piccoli reati (legati alla detenzione e al piccolo spaccio, o al
mancato rispetto delle normative in fatto di immigrazione clandestina e non ottemperanza
all’ordine di lasciare l’Italia); le misure alternative alla detenzione non valgono neppure per i
reati inscirtti nell’art.4 bis dell’ordinamento penitenziario (vedi i reati associativi e di natura
politico ideologica, e i reati di piazza come quello di “devastazione”, ai quali viene chiesta in
cambio, secondo una logica mercantilistica, la collaborazione con lo Stato). Insomma, manca
un percorso serio e credibile di reinserimento dei detenuti nel tessuto civile e sociale, non ci
sono i soldi per i centri di accoglienza e di recupero e il governo ha, in modo assolutamente
irresponsabile e criminogeno, tagliato i fondi destinati agli sgravi fiscali per la occupazione e la
assunzione di detenuti ed ex detenuti (col che risulta assai complesso a chi rientra nei giusti
termini, poter usufruire delle misure previste, come l’art.21 ovvero il lavoro esterno al carcere
che potrebbe invece essere ampliato come strumento di reinserimento e di alleggerimento).
L’aumento della popolazione detenuta non è tra le altre cose frutto di un presunto aumento
della cd criminalità, essa è frutto delle leggi con le quali si amministra il Paese da qualche
anno.
La nostra classe politica, e neppure la cd opposizione pare differenziarsi in questo, è come
imbrigliata nelle maglie e nelle gabbie che essa stessa ha costruito: questo uniforme
giustizialismo e sicuritarismo che pervade la nostra società e di cui le leggi vergogna
sull’immigrazione, sul possesso di sostanze psicotrope anche leggere, il concetto che ogni
emergenza e dialettica sociale vada affrontata con la forza della repressione e del carcere
(come accaduto per la Manifestazione di Roma), rappresentano ciò da cui smarcarsi per
costruire un progetto di cambiamento e di alternativa all’attuale stato di cose.
Zone del silenzio, anche per queste ragioni, invita ad essere presenti
davanti al carcere don Bosco nella mattinata di Sabato dalle ore 11
per ricordare che le festività natalizie in carcere non sono mai una festa ma una privazione degli
affetti, dei diritti e della stessa dignità umana; il carcere è un luogo di sofferenza e di illegalità di
Stato, una terra di nessuno dove regna la rabbia, la disperazione, l’abbandono dei detenuti e degli
stessi operatori dentro questa gigantesca discarica sociale.
Chiediamo: la liberazione immediata di tutti i presi, denunciati e arrestati, durante la
Manifestazione nazionale del 14 a Roma in difesa della Scuola Pubblica,
che ai prigionieri sia tutelata e garantita la incolumità psico-fisica.
Invitiamo tutte le realtà cittadine a
e a costruire insieme, nei prossimi giorni, un’iniziativa unitaria a livello cittadino.

zonedelsilenzio

zonedelsilenzio@autistici.org

ZONE DEL SILENZIO

  • December 3, 2010 7:24 pm

*Z O N E D E L S I L E N Z I O*

Articolo 21 ha promosso una raccolta di firme per chiedere la trasmissione
sui canali Rai del film su Federico Aldovrandi e dello spettacolo teatrale
dedicato a Stefano Cucchi.

Immaginiamo l’effetto che potrebbe avere la visione di questi spettacoli su
un pubblico assuefatto all’ordinaria violenza del potere, su un pubblico che
ogni giorno subisce la disinformazione, il disimpegno, la propaganda di
regime.

Immaginiamoci se una di queste sere, al posto di Emilio Fede o Minzolini, si
potesse ascoltare l’intervista ai migranti detenuti in un C.I.E, se al posto
della Lega e del gran capo, invece, mandassero in onda le testimonianze dei
tossicodipendenti per i quali non esistono strutture di recupero (ma solo
carcere). Pensiamo se per un giorno dessero voce e parola ai prigionieri
senza scampo, gli esclusi da ogni possibilità alternativa al carcere, agli
ergastolani per sempre: quelli per cui non vale neppure l’inapplicato e
formale richiamo ai principi della Costituzione e dovranno passare ogni
attimo della propria esistenza, fino alla morte, dietro le sbarre.
Immaginiamoci non la Marcegaglia o Sacconi, ma un operaio metalmeccanico che
racconta della schiavitù salariale oppure uno studente universitario, un
precario che raccontano di come la Gelmini sta cancellando ogni residuo
spazio per una istruzione pubblica degna di questo nome..….

Se non vi siete ancora stancati, potremmo pensare ad un faccia a faccia tra
le madri delle vittime carcerarie e il Ministro della IN-giustizia Alfano, o
ascoltare le testimonianze dei pacifisti incarcerati e torturati a Bolzaneto
durante il G8 di Genova 2001, una tortura negata fino all’inverosimile dal
Ministro di allora, il leghista Castelli. Se media e TV si occupassero di
questo forse la coscienza civile del Paese sarebbe un tantino piu’ elevata
delle esortazioni piramidali alla prostituzione fisica ed intellettuale,
sarebbe un sogno! Ma attenzione: il vostro risveglio potrebbe essere
traumatico, e nascerebbe in molti un’irresistibile bisogno di *Resistenza**
*a tanto sfacelo. Il disagio sarebbe grande ripiombando nelle zone del
silenzio, nelle praterie dell’oblio dove sono condannati a vivere migranti,
lavoratori, detenuti, insomma tutti coloro che subiscono ogni giorno i
soprusi di un sistema basato sullo sfruttamento, sull’annientamento
psicofisico, sulla schiavitù dei salariati, sul dominio delle istituzioni
totali e sullo strapotere, spesso extralegale, di pochi.

Zone del silenzio è un cartello di associazioni e realtà cittadine che si
occupa da un anno a questa parte di istituzioni totali, di informare e
denunciare le condizioni in cui vivono i detenuti, i migranti, i ricoverati
negli ospedali psichiatrici e nella vergogna dei reparti psichiatrico
giudiziari. Noi siamo le zecche, come alcuni gendarmi dell’Arma dei
carabinieri definirono Carlo Giuliani, calpestandone il corpo martoriato
sopra il quale era passata una jeep, zecche da calpestare e sopprimere. Ma
come tutti gli insetti siamo insidiosi, non ci accontentiamo delle verità
preconfezionate, vogliamo conoscere, discutere, agire, informare e
contro-informare.

*Non siamo giustizialisti*, non ci piace chi pensa di costruire carceri e
riaprire manicomi per combattere il crescente disagio sociale e la miseria;
è il proibizionismo, le leggi xenofobe e razziste che hanno costruito una
società dove i diritti individuali e collettivi sono sempre meno presenti. *Per
noi la Giustizia è prima di tutto sociale. *

Basterebbe leggere i dati dei libri bianchi sulle leggi in materia di
immigrazione o di tossicodipendenza per capire che la criminalizzazione e il
proibizionismo hanno portato solo al carcere, alla repressione, a leggi
liberticide, al peggioramento delle condizioni di vita fuori e dentro gli
istituti di pena.

I detenuti sopravivono oggi in condizioni disumane ed impossibili, siamo
ormai a quota settantamila internati, ma rispetto agli anni settanta pochi
sono coloro che fuori dalle sbarre operano in termini solidali. La
solidarietà, che puo’ rinascere dalle lotte e nei movimenti, per il potere
deve essere cancellata perché rende più forti gli sfruttati, li unisce, li
organizza, fa loro prendere coscienza della propria condizione e del modo di
superarla costruendo un mondo differente.

Chi ha ucciso nell’esercizio di un potere conferitogli dallo Stato è a piede
libero, anzi continua ad operare in apparati e forze di sicurezza, chi ha
torturato a Genova e Bolzaneto ha perfino fatto carriera, insignito di onori
e cariche prestigiose. I padroni che non hanno rispettato le condizioni di
sicurezza causando morti nei luoghi di lavoro sono a piede libero, a loro
favore è intervenuto più di un Governo, depenalizzando reati o creando una
immunità o un sistema di protezioni non concesse certamente ad altri, chi si
ribella merita solo aggravanti. Depistaggi, occultamenti, false prove non si
trovano solo nel processo Aldrovandi, sono una costante nella giustizia
italiana.

Abbiamo un sistema giudiziario che negli anni non ha mosso foglia contro le
leggi dell’emergenza, la legislazione speciale che avrebbe dovuto servire
come misura di emergenza e che una volta finita la stagione di piombo è
rimasta al suo posto. Su queste premesse, condivise e sostenute in maniera
bipartizan dalla *classe politica* italiana, la degenerazione autoritaria
ha trovato terreno fertile. Che altro dire poi di tutta quella legislazione
che va cancellando la fine pena e condanna all’ergastolo detenuti senza
alcuna possibilità di recupero, condannati a vivere nelle carceri senza
alcuna alternativa? E, per finire, la barbarie dei padiglioni 41 Bis e AS-1
dove si pratica la tortura scientifica dell’isolamento e della privazione da
ogni attività umana gratificante, delizie queste riservate in maniera
particolare ai condannati o sospettati per motivi politici.

Quello che ci separa e ci distingue da quanti invocano giustizia
sic-et-simpliciter è la ricerca non di una verità che lasci inalterato il
sistema economico e sociale dominante, esaurendosi dentro l’aula di un
tribunale. Noi vogliamo una verità costruita sulla solidarietà attiva con
gli sfruttati, per questo ci siamo chiamati *Zone del silenzio **, *perché
il nostro obiettivo è aprire una breccia, costruire un percorso di
liberazione, di lotta e di emancipazione.

Per questo siamo qui, perché nessuno sia piu’ solo a subire ingiustizie e
soprusi, per squarciare il muro di menzogna, di odio, di disumanità che
accompagna questa società. Per urlare in faccia al mondo le mille verità
scomode e nascoste.

Zone del Silenzio -Pisa-

zonedelsilenzio@autistici.org

4-5 dicembre: 2 giorni sul e contro il carcere a vicopisano

  • December 3, 2010 7:21 pm
*Sabato 4 – Domenica 5 Dicembre nella storica cornice del
Palazzo Pretorio di Vicopisano:
*

*Sabato 4, ore 16,00*
Presentazione del libro “condannato perché nacque”
(edizioni Ets), a cura di Lorenzo Carletti, prefazione di massimo Carlotto. *


Intervengono:
Antonella Gioli (storica dell’arte, Università di Pisa)
Paolo Pezzino (storico, Università di Pisa)
Massimo Cervelli (Regione Toscana)
Fabio Bacci (Assessore alla cultura, Comune di Vicopisano).


Domenica 5 dicembre 2010, ore 16:00
INCONTRO a Cura di Zone del Silenzio:
IL CARCERE IERI E OGGI:
TRA AUTORITARISMO E CONTROLLO SOCIALE

proiezione film “E’ STATO MORTO UN RAGAZZO” c/o cinema arsenale

  • November 30, 2010 2:40 pm

giovedì 2 dicembre 2010
c/o il cinema ARSENALE
vicolo scaramucci 4 PISA

la biblioteca  FRANCO SERANTINI
e ZONE DEL SILENZIO

presentano:


E’ STATO MORTO UN RAGAZZO di F.Vendemmiati

film-documentario sull’uccisione di Federico Aldrovandi

ore 20
ingresso 3 euro

Il film racconta i fatti accertati e i misteri che li avvolgono, il processo e i suoi numerosi colpi di scena, tentando di fornire una spiegazione verosimile dell’accaduto proprio a partire da quegli interrogativi rimasti insoluti.
È una storia che tocca da vicino i problemi del sistema dell’informazione e della giustizia, con la violenza delle istituzioni e il diritto alla giustizia dei cittadini.
Una storia diversa ma tragicamente simile a quella che nel 1972 portò alla tragica morte di Franco Serantini nella nostra città.

per info:
zonedelsilenzio@autistici.org
biblioteca@bfs.it

InsanaMente Mia

  • November 23, 2010 2:49 pm

azione teatrale del progetto Zena, in collaborazione con il collettivo antipsichiatrico antonin artaud
domenica 28 novembre 2010

ore 19.30 apericena

ore 21.00 spettacolo

7 euro
Per info e prenotazioni zena.lab@email.it

3280254173

C/O circolo arci Cep via Boccherini 14 Pisa


COMUNICATO STAMPA DEL TELEFONO VIOLA DI MILANO

  • November 23, 2010 2:28 pm


TELEFONO VIOLA DI MILANO – CONTRO GLI ABUSI DELLA PSICHIATRIA
Via tei Transiti 28 Tel. 022846009


LA CONTENZIONE FISICA IN OSPEDALE


DOPO L’SPDC DELL’OSPEDALE DI VALLO DI LUCANIA
E DOPO L’SPDC DELL’OSPEDALE SANTISSIMA TRINITÀ DI CAGLIARI
LO SCANDALO DEI REPARTI PSICHIATRICI DELL’OSPEDALE DI NIGUARDA


Nella maggior parte dei reparti di psichiatria degli ospedali italiani anche dopo la legge 180 è
rimasta l’usanza manicomiale di legare i ricoverati al loro letto.
Le agghiaccianti immagini in diretta della morte di Francesco Mastrogiovanni, morto legato ad un
letto di contenzione nell’Ospedale di Vallo della Lucania il 4 agosto 2009, e la morte di Giuseppe
Casu, avvenuta il 22 giugno 2006, quando anch’egli era legato ad un letto di contenzione
dell’Ospedale Santissima Trinità di Cagliari, e di cui in questi mesi si sta celebrando il processo,
sono una testimonianza dell’orrore a cui può arrivare la pratica della coercizione nei trattamenti
psichiatrici.
Anche negli SPDC (Sevizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) dell’Ospedale di Niguarda si usa
legare i ricoverati al loro letto ed imporre terapie farmacologiche non accettate.
Il Telefono Viola di Milano è in grado di denunciare pubblicamente alcuni gravissimi abusi
avvenuti in questi ultimi anni nei reparti di Psichiatria 1 e Psichiatria 3 (Grossoni 1 e Grossoni 3).
Al reparto di Psichiatria 2 (Grossoni 2), inoltre, il primario e la grande maggioranza degli psichiatri
del reparto hanno portato avanti una iniziativa collettiva contro l’unica psichiatra che privilegi il
rapporto umano e fiduciario con i pazienti e sia contraria alle contenzioni fisiche. L’iniziativa è
culminata nella sospensione della D.sa Nicoletta Calchi da parte del Consiglio di Disciplina
dell’Ospedale. Tale sospensione ha dato luogo ad una delle più clamorose e imponenti proteste di
pazienti dell’intera storia dell’Azienda Ospedaliera di Niguarda Ca’ Granda e dell’intera
Lombardia: ben 112 suoi pazienti, insieme ad altre centinaia di persone, hanno firmato una lettera in
cui chiedono il rispetto dei principi della legge180 all’interno dei reparti psichiatrici di Niguarda ed
il reintegro pieno nelle sue funzioni della loro psichiatra di fiducia.

Legare i ricoverati al loro letto è una forma di tortura che non ha alcuna giustificazione ammissibile.
Parafrasando “1984” di Gorge Orwell (Il fine della tortura è la tortura ) possiamo ben dire che:
il fine della contenzione fisica è la contenzione fisica.


Telefono Viola di Milano: per informazioni tel. 333 463 7025

presentazione fumetto “NON MI UCCISE LA MORTE” sul caso Cucchi

  • November 18, 2010 2:34 pm

ZONE DEL SILENZIO

SABATO 20 NOVEMBRE 2010 a PISA

alla sala della provincia al liceo buonarroti in largo concetto marchesi

alle ore 16:30

presenta il fumetto

NON MI UCCISE LA MORTE
di Luca Moretti e Toni Bruno

interverranno gli autori e i genitori di Stefano Cucchi

a seguire aperitivo

Dedicato alla vicenda di Stefano Cucchi un fumetto per non dimenticare.
Morire ad appena 31 anni quando si ha ancora tutta la vita davanti è
già di per sé un evento tragico ed ingiusto.
Ma morire a 31 anni in carcere per l’incuria di chi è troppo cieco per vedere la
gravità degli eventi e poi cerca di nascondere la verità è qualcosa di assolutamente inaccettabile.

zonedelsilenzio@autistici.org

presentazione del libro “IL SOPRAVVISSUTO” di Sabatino Catapano

  • November 8, 2010 7:26 pm

GIOVEDì 18 NOVEMBRE
c/o l’ AULA MAGNA DI SCIENZE POLITICHE
in via serafini 2

il COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD
presenta

ore 20 apericena

ore 20:30 proiezione del video
“quando la dignità diventa follia”
di Andre Searle Villaroel

e a seguire presentazione del libro
“IL SOPRAVVISSUTO” con la presenza dell’autore SABATINO CATAPANO

un video e un libro sulla vita in carcere e in manicomio criminale (OPG)
di Sabatino Catapano costretto ad internamenti per 15 anni.
l’OPG è l’ultimo anello della catena psichiatrica-repressiva, la
dimensione più dura della reclusione. Di fronte alla barbarie della tortura, della
contenzione la necessità di mettere in discussione l’organizzazione
della società, la psichiatria e le discriminazioni per gli esclusi e i
“diversi”.


collettivo antipsichiatrico a.artaud-pisa

PER INFO:

antipsichiatriapisa@inventati.org
artaudpisa.noblogs.org  335 7002669