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Dalle INAUGURAZIONI in POMPA MAGNA alla REALTÀ dei FATTI: il CASO della WONDERLAND STELLA MARIS BEACH

  • Luglio 10, 2026 10:00 pm

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Sondra Cerrai e Andrea Giordani (i genitori di Mattia) un articolo sulla spiaggia della Stella Maris a Marina di Pisa

Dalle inaugurazioni in pompa magna alla realtà dei fatti: il caso della Wonderland Stella Maris Beach

A fine maggio (e poi con la grande campagna di comunicazione di inizio giugno), la Wonderland Stella Maris Beach di Marina di Pisa è stata presentata come un esempio di inclusione: una spiaggia gratuita, “completamente accessibile”, “priva di barriere architettoniche”, destinata alle persone con disabilità.

All’inaugurazione erano presenti il Sindaco Michele Conti, gli assessori, rappresentanti istituzionali e i vertici della Fondazione Stella Maris. Fotografie, comunicati stampa, dichiarazioni, sorrisi; tutto lasciava intendere che Pisa avesse finalmente una spiaggia realmente accessibile.

Poi arrivano i cittadini. E raccontano altro.

Anna Maria Bartolini, moglie di una persona con disabilità motoria al 100% e madre di due figli anch’essi con disabilità motoria al 100%, dopo aver visto la pubblicità dell’iniziativa, percorre due ore di viaggio all’andata e due al ritorno per visitare quella che era stata presentata come una struttura modello. Quello che trova è una situazione ben diversa: nessuna segnaletica per individuare la spiaggia, due automobili parcheggiate davanti all’ingresso che impedivano il passaggio delle carrozzine, la passerella di accesso montata mentre gli utenti stavano arrivando, una passerella che non arrivava neppure fino agli ombrelloni, la sedia JOB ancora inutilizzata nello spogliatoio, un bagno destinato alle persone con disabilità privo di maniglioni e di altri elementi essenziali, nessuna doccia. Sicuramente (almeno in quel momento) niente era norma.

Altri utenti hanno raccontato di essere rimasti impantanati nella sabbia con le carrozzine, altri hanno raccontato di decine di telefonate senza risposta e di una spiaggia sempre vuota (forse perché inagibile)?

La domanda è inevitabile: Perché inaugurare ufficialmente una struttura prima che sia realmente pronta? Forse per l’uso improprio di mezzi propagandistici cui la Stella Maris ci ha abituati.

L’inclusione si misura quando una persona in carrozzina riesce ad arrivare, entrare, utilizzare i servizi, raggiungere il mare e vivere una giornata senza ostacoli. L’inclusione si misura quando anche i ragazzi (in gran parte autistici) del presidio di Marina di Pisa possono usufruire di una struttura balneare che dovrebbe essere loro in prima battuta ma che loro non vedono mai.

Per questo è molto importante l’interrogazione presentata dal consigliere comunale Luigi Maria Sofia (Sinistra Unita per Pisa), che chiede al Sindaco di chiarire se, prima dell’inaugurazione, siano state verificate l’effettiva accessibilità della struttura, le coperture assicurative previste e l’eventuale utilizzo di contributi pubblici per gli interventi di accessibilità. Sono domande di buon senso. Perché quando si parla di persone con disabilità non può esserci spazio per la propaganda.

E c’è un altro elemento che rende questa vicenda ancora più delicata. La Fondazione Stella Maris è oggi impegnata nella realizzazione del nuovo Ospedale dei Bambini e dei Ragazzi a Cisanello, un investimento di circa 33, 35 milioni di euro che rappresenta uno dei progetti sanitari più importanti del territorio pisano e dell’intera Regione Toscana. Proprio per questo ci si aspetterebbe un alto livello di attenzione e di rigore da parte delle Istituzioni (Comune, USL) che hanno l’obbligo di controllare.

La Fondazione porta inoltre il peso di una ferita ancora aperta: il processo di primo grado sui maltrattamenti avvenuti nella struttura di Montalto di Fauglia, conclusosi con dieci condanne e il riconoscimento della responsabilità civile per l’Istituto Stella Maris. Processo che è durato nove anni e che ha coinvolto decine di ragazzi, di famiglie, di testimoni, di parti civili. Una vicenda che ha profondamente colpito la fiducia di tante famiglie e che avrebbe dovuto rafforzare la consapevolezza di quanto, quando si ha a che fare con persone fragili, ogni scelta debba essere improntata alla massima responsabilità.

Per questo la vicenda della Wonderland Stella Maris Beach non può essere liquidata come un semplice inconveniente organizzativo. Quando un ente chiede fiducia ai cittadini, riceve sostegno dalle istituzioni e si presenta come punto di riferimento nella cura e nell’assistenza delle persone più fragili, deve essere il primo a pretendere da sé stesso che i fatti corrispondano alle parole. L’autorevolezza non nasce dai comunicati stampa. La credibilità non si costruisce con le inaugurazioni. Si conquista, ogni giorno, garantendo che ciò che viene promesso sia davvero pronto, accessibile e all’altezza delle aspettative delle persone che più hanno bisogno di essere rispettate.

Sondra Cerrai e Andrea Giordani, genitori di Mattia

LINK per ascoltare la Trasmissione radio MEZZ’ORA D’ARIA su radio città Fujiko: AGGIORNAMENTI sul PROCESSO Stella Maris e sulle nostre attività

  • Giugno 25, 2026 10:18 pm

https://www.youtube.com/watch?v=EYmJjJyWmvs&t=1395s

A questo link potete ascoltare la puntata di sabato 20/06/26 della trasmissione Mezz’ora d’aria su radio città Fujiko di Bologna che abbiamo fatto come collettivo Artaud. Troverete aggiornamenti sul processo Stella Maris, sul libro Pazzi da morire e sulle attività del collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud.

FIRENZE: mercoledì 17/06 SPRIGIONIAMO UMANITÀ incontro della Rete scritture d’evasione c/o biblioteCanova

  • Giugno 10, 2026 9:33 pm

A FIRENZE mercoledì 17 giugno c/o BiblioteCanova in via Canova ( zona isolotto) alle ore 17:30

SPRIGIONIAMO UMANITÀ incontro della Rete sulle scritture d’evasione

a cura del Collettivo Informacarcere

Presentazione della nuova Antologia di scritture dal carcere pubblicata dal collettivo Informacarcere con letture a cura dell’associazione A voce Alta. Saremo presenti come Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud. Verranno letti alcuni brani di Luigi Gallini, dal suo libro “Socialmente pericoloso”.

Lo SPORTELLO e l’ASSEMBLEA del collettivo Artaud la prossima settimana si terranno MERCOLEDÌ 17 GIUGNO

  • Giugno 10, 2026 12:10 am

Vi informiamo che, solamente per la prossima settima, lo SPORTELLO D’ASCOLTO e l’ ASSEMBLEA del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud si terranno MERCOLEDÌ 17 GIUGNO. LO SPORTELLO si terrà dalle ore 15:30 alle 18:30 presso la nostra sede in via San Lorenzo 38 a Pisa. L’ASSEMBLEA si terrà alle 21:30 presso lo Spazio Antagonista Newroz in via Garibaldi 72 a Pisa. Per eventuali urgenze e per fissare eventuali incontri telefonateci al 335 7002669 oppure contattateci vie mail a antipsichiatriapisa@inventati.org

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

via San Lorenzo 38, 56100 Pisa

antipsichiatriapisa@inventati.org

www.artaudpisa.noblogs.org

3357002669

AUDIO della presentazione di Pazzi da Morire a Genova sabato 23 maggio 2026

  • Giugno 5, 2026 6:08 pm

https://drive.google.com/file/d/1WkzWLnYmXZjVRp4SF7_z-AJPCMgnAGJE/view?ts=6a1c5e42&pli=1

a questo link potete ascoltare la registrazione della presentazione di Pazzi da morire che abbiamo fatto a Genova il 23 maggio 2026 c/o Libera Collina di Castello

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

via San Lorenzo 38, 56100 Pisa

antipsichiatriapisa@inventati.org

www.artaudpisa.noblogs.org

3357002669

recensione a Pazzi da morire di Chiara Gazzola uscita sul numero di maggio 2026 della rivista Malamente

  • Giugno 3, 2026 9:13 pm

PAZZI DA MORIRE – UN’INCHIESTA SULLA VIOLENZA ATTUALE DELLA PSICHIATRIA

Mi sento particolarmente fiera di poter segnalare la pubblicazione di questo libro (Pazzi da morire – Le storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria, edito da Sensibili alle foglie a inizio anno 2026 e curato dal Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud), e non tanto perché ne ho scritto la postfazione ma in quanto conosco da vicino la caparbietà con la quale è stata condotta questa inchiesta. Un impegno faticoso che ha coinvolto il collettivo per molto tempo alla ricerca delle storie di persone “invisibili”, come le definisce Sara Manzoli nella prefazione, aggiungendo “persone di poco conto e improduttive per la nostra società capitalista”. E non si parla degli anni bui dell’era manicomiale, al contrario viene scardinato ciò che succede nelle strutture psichiatriche dopo quella che viene erroneamente definita “la chiusura delle istituzioni totali”. La differenza tra il prima e il dopo la legge 180 del 1978 (impropriamente ricordata come legge Basaglia) o, meglio, tra il prima e il dopo la chiusura dell’ultimo manicomio nell’ottobre 2002, non sta nella metodologia di approccio a chi viene diagnosticato, non sta nei dispositivi terapeutici, non sta negli abusi perpetrati (talmente comuni e numerosi da diventare una prassi istituzionalizzata), non sta nella carenza di ascolto dei bisogni e delle sofferenze: e allora c’è questa differenza? Sì, semplicemente non esistono più i grandi nosocomi, ma diverse strutture sul territorio collocate all’interno degli ospedali o degli istituti carcerari (ATSM, Articolazioni di tutela della salute mentale), in ambulatori e altre alternative gestite da enti privati e poco controllati dagli enti pubblici che però le sostengono economicamente. Questo nuovo assetto non ha però coinciso con il superamento dei metodi di ricovero coatto (TSO, Trattamento sanitario obbligatorio) né con il miglioramento di quelli di “cura”, sia perché gli operatori sanitari sono i medesimi dell’era manicomiale, sia per l’avvento di nuove molecole psicotrope somministrate anche con dosaggi mensili (depot), per l’incremento dei metodi di contenzione chimica o meccanica e del ricorso alle terapie elettroconvulsive (ora viene chiamato così ma sempre di elettroshock si tratta!), tanto efficaci da procurare le tragiche conseguenze che in questo libro vengono tristemente raccontate, facendo emergere l’incapacità istituzionale di supportare le cause sociali a monte della sofferenza o del sistemico abbandono. La ricerca dei documenti e delle testimonianze è stata molto complessa e tortuosa: le vittime ovviamente non possono parlare; alcune vicende erano già note e hanno usufruito del privilegio della cronaca giornalistica, grazie soprattutto a comitati sorti affinché non cadessero nell’oblio; su altri decessi si sono raccolte le poche notizie certe a disposizione, specificandone le fonti e il metodo scelto quando le stesse risultavano incomplete o contraddittorie. Questa inchiesta si chiude raccogliendo 106 storie di persone decedute a causa dei trattamenti psichiatrici negli ultimi ventiquattro anni, specificando quanto vi sia l’alta probabilità che non rispecchi il numero esatto delle vittime, anche perché le cartelle cliniche sono spesso coperte da segretezza, non vengono compilate in modo corretto e comunque non vi è obbligo di annotazioni su un registro statistico; inoltre, qualora la persona ricoverata non abbia supporti familiari o sociali, l’invisibilità prima citata può trasformarsi in oscuro occultamento. Il collettivo, prima di entrare nel vivo delle motivazioni dei ricoveri e del loro esito nefasto, ha voluto specificare gli intenti che si è prefissato nello svolgimento di questo impegno, la metodologia perseguita e la motivazione della suddivisione dei capitoli. Ad esempio vi si legge : “L’idea di una pubblicazione che andasse oltre il caso, che rendesse l’idea del numero, della sistematicità diffusa, del carattere strutturale, non episodico, della violenza psichiatrica, è stato il principio guida che ha sostanziato la nostra lunga e paziente attività di schedatura”. Le cause di morte, che in alcuni casi si intersecano fra loro, vengono divise in sei capitoli preceduti da altrettante introduzioni: gli effetti collaterali degli psicofarmaci, i mezzi di contenzione, l’ordinaria disattenzione o la carente presa in carico, gli abusi in divisa e in camice bianco, l’assenza di cure negli OPG (Ospedali psichiatrici giudiziari, ora sostituiti dalle REMS, Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) o nelle ATSM e i casi di suicidi indotti dai soprusi perpetrati nei reparti. Emerge in modo inequivocabile come lo stigma e il pregiudizio che ricoprono la figura di qualsiasi paziente psichiatrico si mantengano immutati: la sua parola, la sua esperienza, le sue esigenze, come le sue aspirazioni esistenziali, rimangono inascoltate in quanto vengono giudicate come “voce di una mente malata” che, in quanto tale, perde valore al confronto di quella dei familiari, dei medici o di altre figure capaci di accusare dimostrando la volontà di ostacolare l’altrui libertà e utilizzando metodi di contenzione o l’interdizione giuridica. Oggi come ieri si conferma “l’asimmetria di potere nella relazione fra utente e psichiatra”, è infatti l’unica specializzazione della medicina che non ammette alcuna libertà di scelta terapeutica e attua prassi violente ormai tanto consolidate che sarebbe sbagliato pensare a “casi limite” o a incidenti di percorso: siamo in un ambito di presunta scientificità capace di ergersi a arbitro e giudice del destino di molte persone per stabilire, in base a criteri morali, il confine fra il normale e il patologico. Questo libro è particolarmente prezioso proprio perché scava nelle crepe della società e di un’umanità che potrà salvarsi soltanto quando riuscirà ad eliminare tutti i dispositivi politici e culturali che alimentano ingiustizia e discriminazione. Il ricavato delle vendite sarà utilizzato per sostenere le attività del Collettivo A. Artaud; le copie possono essere richieste all’indirizzo mail antipsichiatriapisa@inventati.org o al sito della casa editrice.

Chiara Gazzola

MILANO: sabato 6 giugno a Contatto presentazione di PAZZI DA MORIRE

  • Giugno 1, 2026 3:46 pm

a MILANO durante CONTATTO di Brigata Basaglia

a LOCK – Laboratorio OCcupato Kasciavìt in via San Faustino 62

SABATO 6 GIUGNO alle ore 14:30 a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

presentazione del libro:

PAZZI DA MORIRE. Le storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria” edizioni Sensibili alle Foglie

LINK per ascoltare l’intervista sulla morte di Marco Crea a Radio Onda d’Urto 

  • Maggio 28, 2026 8:45 pm

Questo è il link per ascoltare l’intervista che abbiamo fatto, come collettivo Artaud,
a Radio Onda d’Urto sugli aggiornamenti della vicenda processuale riguardo
la morte di Marco Crea avvenuta presso il reparto psichiatrico
dell’ ospedale Sant’ Antonio di Padova nel 2024.

https://www.radiondadurto.org/2026/05/28/verita-per-la-morte-di-marco-crea-nel-reparto-psichiatrico-dellospedale-di-padova/

Il prossimo SPORTELLO D’ASCOLTO ci sarà MERCOLEDì 3 giugno

  • Maggio 28, 2026 8:27 pm

Vi informiamo che lo SPORTELLO D’ASCOLTO ANTIPSICHIATRICO previsto per martedì 2 giugno 2026 non sarà effettuato. Per la prossima settimana lo SPORTELLO si terrà mercoledì 3 giugno 2026, allo stesso orario, dalle ore 15:30 alle 18:30 presso la nostra sede in via San Lorenzo 38 a Pisa. Lo SPORTELLO si svolgerà regolarmente ogni quindici giorni a partire da martedì 16 giugno.

Per eventuali urgenze e per fissare eventuali incontri telefonateci al 335 7002669 oppure contattateci via mail a antipsichiatriapisa@inventati.org.

MARCO CREA – VERITÀ PER UNA MORTE IN SPDC

  • Maggio 26, 2026 2:32 pm

MARCO CREA – VERITÀ PER UNA MORTE IN SPDC

Il 15 febbraio 2024 Marco Crea non si sente bene. Decide quindi di recarsi al reparto psichiatrico dell’ospedale Sant’Antonio a Padova e di sottoporsi volontariamente a una terapia e a un ricovero. Uscirà da quell’ospedale dopo sei giorni, morto. Aveva trentotto anni. Era in cura presso il Centro Salute Mentale sul territorio.

Non conosciamo tutte le fasi che hanno portato a questo epilogo. Sappiamo però che a un certo punto la richiesta volontaria di cura si è trasformata in qualcosa d’altro. Marco Crea si è ritrovato legato a un letto, in una contenzione forzata.

In quella condizione riesce in qualche modo a chiedere aiuto al padre. Vincenzo Crea, al cospetto del suo unico figlio in quelle condizioni, in qualche modo fa sentire la propria voce, esprime la sua perplessità e poi la sua contrarietà. Ma è costretto a desistere: interviene direttamente una volante della polizia, che lo costringe ad allontanarsi.

La mattina seguente però, all’alba del 21 febbraio, lo richiamano urgentemente in ospedale insieme alla famiglia: Marco è in condizioni critiche. Morirà poco dopo per “insufficienza respiratoria”. La famiglia da subito non accetta le conclusioni sbrigative dei medici. Il padre è stato presente, ha visto, si è opposto da subito al trattamento che i medici avevano riservato a Marco. Viene aperta un’inchiesta per omicidio colposo ed è disposta un’autopsia, ma la prima fase delle indagini si chiude con una richiesta di archiviazione.

Ad aprile 2026, e siamo all’oggi, c’è una svolta: il GIP ha accolto l’opposizione all’archiviazione dell’inchiesta avanzata dalla famiglia, quindi di fatto ordinando un supplemento di indagine. Il PM ha iscritto nel registro degli indagati cinque medici dell’ospedale Sant’Antonio (tre psichiatri e due anestesisti) con l’accusa di omicidio colposo. La famiglia è convinta che sarebbe stato un mix di psicofarmaci somministrato a dosaggi eccessivi a provocare la morte del figlio. I medici, inoltre, non avrebbero sottoposto Marco a un monitoraggio respiratorio adeguato durante il ricovero. Il ricorso alla contenzione meccanica e a quella farmacologica sembrerebbe dunque essere stato letale.

Come collettivo seguiamo da vicino gli sviluppi di questa brutta storia. Sappiamo quanto può essere importante ottenere una risposta, una ricostruzione accettabile e non sbrigativa di ciò che è successo veramente durante i sei giorni del ricovero. Per questo continueremo a tenere alta l’attenzione, affinché la famiglia di Marco Crea non sia costretta ad affrontare un doppio lutto: la morte di un figlio, e la privazione di una spiegazione plausibile delle cause e dei motivi che hanno portato alla sua morte, legato a un letto d’ospedale e imbottito di psicofarmaci.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

via San Lorenzo 38, 56100 Pisa

antipsichiatriapisa@inventati.org

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