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ASSEMBLEA ANTIPSICHIATRICA sab 29 e dom 30 agosto a CASA GALEONE

  • Agosto 23, 2026 6:56 pm

Anche quest’anno Casa Galeone ospiterà la due giorni di incontro delle reti antipsichiatriche nazionali, importante occasione di confronto e condivisione. Nell’ambito dei lavori abbiamo previsto due momenti aperti a tuttɜ, la sera di sabato 29 agosto e la mattina di domenica 30 agosto:

SAB 29/08 – H 21.30
READING CON PERFORMANCE MUSICALE
Samuele Dessì, musicista vercellese, nato nel 1977, frontman del gruppo Rn6, è un cantautore polistrumentista che si avvale di testi molto evocativi che parlano spesso degli “ultimi”.
Donato Scienza, scrittore e poeta vercellese, nato nel 1963, anarchico, impegnato nel sociale, autore di diversi libri soprattutto di poesia.
La collaborazione tra i due ha inizio dai primi mesi di quest’anno. Le tematiche trattate durante i loro reading poetico musicali, sono comuni al loro sentire.
La loro collaborazione, che li vede presenti in giro per tutta l’Italia, ha prodotto un nuovo libro di racconti brevissimi scritto a quattro mani con in allegato cd musicale.

DOM 30/08 – H 10.30
ASSEMBLEA APERTA a tutte le individualità interessate ad approfondire la tematica dell’antipsichiatria e a condividere la propria esperienza in uno spazio sicuro e accogliente.

Vi aspettiamo a Casa Galeone, c.da San Savino 84, Civitanova Marche (MC).

FAKIR

  • Agosto 18, 2026 11:31 pm

È passato un mese da quando il 19 luglio scorso a Bologna è stato ucciso Abderrahim Fakir, 42 anni, schiacciato a terra e soffocato dalla polizia durante un fermo.

Fakir viveva in Italia da quando aveva sette anni ed era titolare di una ditta di trasporti e facchinaggio. Negli ultimi mesi alla sua avvocata aveva manifestato timori legati all’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione. Aveva paura di essere espulso dall’Italia nonostante avesse i documenti in regola.

La sua terribile storia è sparita dai giornali. Non se ne parla già più.

Sembra che non rimanga altro da fare che aspettare i risultati dell’autopsia. Anche se non ne abbiamo bisogno per sapere come è morto.

Da quando il 3 marzo 2014 Riccardo Magherini è morto schiacciato a terra a Firenze, contenuto e soffocato dai carabinieri, non abbiamo fatto un passo avanti. Siamo rimasti sempre e ancora lì.

Riccardo chiedeva aiuto. Come Fakir.

Sembra ormai una pratica ordinaria, normale, accettabile quella di rispondere all’inquietudine, allo smarrimento, all’evidente sofferenza, all’intimo turbamento in maniera repressiva e violenta, anche con lo schiacciamento a terra, il ginocchio sulla schiena, le manette, la contenzione, il soffocamento.

Le cronache sono piene di storie simili a quella di Fakir o di Riccardo Magherini. Chi vuole, (noi come Collettivo ci siamo cimentati in questa impresa) si prenda la briga di cercarle, studiarle, divulgarle… Tantissime sono le persone decedute in seguito all’esecuzione di un fermo di polizia con annesso Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), all’azione congiunta di divise e camici bianchi, di gazzelle della polizia e ambulanze del 118 o della Croce Rossa.

Riccardo e Fakir sono morti come tanti altri. Luigi Marinelli, schiacciato da un ginocchio sulla schiena durante l’intervento della polizia nella sua abitazione a Roma il 5 settembre 2011. Giacomo Zotti, morto a Urago d’Oglio in provincia di Brescia durante un TSO, a causa di due iniezioni di sedativo mentre era bloccato dai carabinieri il 26 ottobre 2011. Vincenzo Sapia, soffocato a terra da un carabiniere a Mirto Crosio in provincia di Cosenza il 24 maggio 2014. Andrea Soldi, immobilizzato con una presa al collo, ammanettato e soffocato durante un TSO (non voleva recarsi al CSM a farsi somministrare la dose di psicofarmaci) da tre vigili urbani e uno psichiatra il 5 agosto 2015 a Torino. Arafet Arfaoui, morto a Empoli il 17 gennaio 2019 dopo un’iniezione di sedativo mentre era ammanettato e schiacciato a terra dai carabinieri, con i piedi legati da un cordino di plastica. Igor Squeo, morto a 33 anni in circostanze ancora non chiarite la notte tra l’11 e il 12 giugno 2022 a Milano in seguito a un intervento di polizia e sanitari nel suo appartamento, ammanettato, schiacciato a terra in posizione prona e potentemente sedato. M.M, soffocata a 39 anni all’interno di una chiesa di Vigevano dopo essere stata ammanettata, contenuta e bloccata a pancia in giù da due vigili urbani il 3 novembre 2023.

E chissà quante altri.

Tante, troppi hanno perso la vita nel corso di un intervento delle forze dell’ordine durante l’esecuzione di un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Il TSO a tutt’oggi continua a essere l’unica pratica considerata “medica” che impone una “cura” indesiderata e involontaria attraverso l’intervento della forza pubblica. A migliaia ne vengono praticati ogni anno in Italia, decine ogni giorno. E troppo spesso finiscono così, con la morte “accidentale” di chi li subisce.

Come società e come individui facciamo fatica a empatizzare con chi esprime una sofferenza latente, evitiamo di considerare il dolore interiore e nascosto. Siamo capaci di percepire solamente la minaccia. L’unica risposta a chi si trova in un momento di difficoltà, chiede aiuto ed esige cura, ascolto, vicinanza e accoglienza sono le forze dell’ordine e dosi massicce di neurolettici e sedativi. L’incontro ravvicinato con una persona in forte crisi ha come conseguenza quasi meccanica l’appello a chi ha il monopolio della forza. Farsi carico, prendersi personalmente cura di una persona che esprime difficoltà sembra appartenere a spazi, tempi e dimensioni lontane. Nel nostro tempo, nel nostro spazio, nella nostra dimensione ciò non è più possibile. Si salta a piè pari qualsiasi rapporto umano. Chi urla per strada è potenzialmente pericoloso per sé e per gli altri, e al cittadino che non vuole guai non rimane che una soluzione, chiamare le forze dell’ordine o l’ambulanza per il ricovero coatto in psichiatria. Spesso quando le divise operano insieme ai camici bianchi, le parole si trasformano in armi, le relazioni sono surrogate da bombardamenti di psicofarmaci, contenzione e segregazione in reparti psichiatrici. Fakir è morto perché bravi cittadine alla finestra desiderosi di tranquillità, cellulare alla mano in modalità ripresa video, lo hanno consegnato a uomini in divisa. I quali, ben lungi dal preservare l’incolumità delle persone, hanno messo in atto il loro compito primario: controllare, contenere e reprimere.

Le persone sofferenti sono spesso circondate da uno stigma: una modalità collettiva, costruita nei secoli, di osservare la realtà che ci circonda e di rapportarsi alle persone, che trasforma la vulnerabilità in vergogna o pericolo. Dei matti si ride o se ne sta alla larga. Lo stigma psichiatrico va anche oltre: previene e annulla qualsiasi responsabilità personale anche se si mettono in atto trattamenti violenti e contenitivi prolungati. Alle persone considerate matte, pazze, deliranti difficilmente si crede, anche quando denunciano un danno o un abuso. Così agisce lo stigma. Ci si sente più liberi di agire impuniti. Chi è in crisi non è credibile e non è attendibile come testimone.

Fakir è stato colpito anche da questo stigma. Dopo la sua morte è stata orchestrata dai media e dal dibattito politico di infimo livello a cui siamo abituati una campagna stampa tesa a screditarlo come persona. Si è detto che forse aveva delle patologie pregresse, che assumeva stupefacenti. È stata perquisita la sua abitazione ed è comparsa la sua cartella clinica di un ricovero risalente a un mese prima della morte, quando era andato al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna per un taglio al polso, durante il quale aveva chiesto un aiuto psicologico. Il fine era chiaro: dimostrare che lui stesso fosse la causa del suo omicidio.

La famiglia di Fakir chiede verità e giustizia. La procura di Bologna ha già mostrato da che parte sta lo Stato: il fascicolo sui due poliziotti e i quattro operatori del 118 intervenuti al Pilastro non è stato aperto nel registro ordinario degli indagati, ma nel cosiddetto modello 45 bis, il registro “scudo” introdotto dall’articolo 12 del decreto sicurezza, riservato ai casi in cui si presume sin da subito una causa di giustificazione per chi porta una divisa, in adempimento del dovere. Chi vi finisce iscritto non è formalmente indagato e gli accertamenti procedono su un binario separato e più rapido rispetto a quello ordinario. Per la morte di una persona disarmata, bloccata a terra e ammanettata, il punto di partenza dell’inchiesta è la presunzione che agenti di polizia e i volontari della Croce Rossa abbiano agito legittimamente. Si tratta della prima applicazione in assoluto di questa norma in Italia.

Siamo con le famiglie di chi subisce abusi di questo tipo, spesso destinate a un doppio lutto, a una doppia perdita: strappate per sempre alla presenza dei propri cari, private della consolazione di una verità processuale plausibile e accettabile. Pochissimi sono i processi che giungono a una conclusione effettiva. Il che aggiunge un ulteriore inquietante elemento alla violenza che famiglie, parenti, amici della persona deceduta a causa dell’abuso sono costretti a sopportare: la privazione anche di una spiegazione, di una successione plausibile dei fatti e delle cause che hanno portato alla morte delle persone a loro più care.

Quello che è successo a Fakir e a tutti gli altri è il risultato della perdita di qualsiasi contatto umano. È la conseguenza della delega di azioni, pensieri e rapporti solidali a istituzioni prive per statuto di capacità relazionale, di reale interesse verso le sensazioni altrui e nei confronti di stati d’animo non rispondenti a uno standard conforme.

Un vero cambiamento non può passare che dalla consapevolezza diffusa della necessità di un ritorno alla disponibilità alla cura, quella vera, fatta di ascolto, capacità di relazione, vicinanza. Tutte caratteristiche che, inesorabilmente, stiamo, forse per sempre, perdendo in questi anni infami.

Ci rifiutiamo di pensare che questa deriva rappresenti la nostra nuova normalità.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

via San Lorenzo 38, 56100 Pisa

antipsichiatriapisa@inventati.org

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LINK VIDEO TRASMISSIONE “Il Diritto Fragile” dove presentiamo il nostro primo libro ELETTROSHOCK

  • Agosto 17, 2026 2:51 pm



https://www.youtube.com/watch?v=4aVxnGsQs1I

Come collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud alla trasmissione “Il diritto Fragile” abbiamo presentato “Elettroshock. La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute”.
L’elettroshock non è solo storia. È una pratica ancora presente. In Italia viene utilizzato in circa dieci strutture, pubbliche e private. Il libro ricostruisce la storia delle shock terapie e l’uso dell’elettroshock oggi attraverso le testimonianze dirette di chi lo ha vissuto. Mette in discussione un’idea diffusa: che si tratti di una pratica del passato. Quanto sono informate le persone? Qual è il ruolo del consenso? Dove si colloca il confine tra terapia e coercizione? Ne abbiamo parlato a “Il Diritto Fragile” con la conduzione di Michele Capano e Cristina Paderi di “Diritti alla Follia”.

La PROSSIMA ASSEMBLEA del collettivo Artaud si TERRÀ LUNEDì 10 AGOSTO ore 21:30 – Lo SPORTELLO è SPOSTATO a martedì 18 agosto

  • Agosto 7, 2026 11:25 am

Vi informiamo che solo per la prossima settimana L’ASSEMBLEA del martedì si svolgerà LUNEDì 10 AGOSTO come sempre c/o S.A. NEWROZ in via Garibaldi 72 a Pisa alle ore 21:30.

lo SPORTELLO D’ASCOLTO ANTIPSICHIATRICO previsto per martedì 11 agosto 2026 non sarà effettuato. Lo SPORTELLO si terrà regolarmente martedì 18 agosto, allo stesso orario, dalle ore 15:30 alle 18:30 presso la nostra sede in via San Lorenzo 38 a Pisa.

Per eventuali urgenze e per fissare eventuali incontri telefonateci al 335 7002669 oppure contattateci via mail a antipsichiatriapisa@inventati.org.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

via San Lorenzo 38, 56100 Pisaantipsichiatriapisa@inventati.org

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LIVORNO: martedì 11/08 presentazione di PAZZI DA MORIRE c/o Ex-Caserma Occupata

  • Agosto 4, 2026 2:38 pm

LIVORNO MARTEDì 11 Agosto c/o EX-Caserma Occupata in via Adriana 16

alle ore 20 APERIPIZZA a seguire presentazione del libro:

PAZZI DA MORIRE. Le persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria

edizioni Sensibili Alle Foglie

a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

Dalle INAUGURAZIONI in POMPA MAGNA alla REALTÀ dei FATTI: il CASO della WONDERLAND STELLA MARIS BEACH

  • Luglio 10, 2026 10:00 pm

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Sondra Cerrai e Andrea Giordani (i genitori di Mattia) un articolo sulla spiaggia della Stella Maris a Marina di Pisa

Dalle inaugurazioni in pompa magna alla realtà dei fatti: il caso della Wonderland Stella Maris Beach

A fine maggio (e poi con la grande campagna di comunicazione di inizio giugno), la Wonderland Stella Maris Beach di Marina di Pisa è stata presentata come un esempio di inclusione: una spiaggia gratuita, “completamente accessibile”, “priva di barriere architettoniche”, destinata alle persone con disabilità.

All’inaugurazione erano presenti il Sindaco Michele Conti, gli assessori, rappresentanti istituzionali e i vertici della Fondazione Stella Maris. Fotografie, comunicati stampa, dichiarazioni, sorrisi; tutto lasciava intendere che Pisa avesse finalmente una spiaggia realmente accessibile.

Poi arrivano i cittadini. E raccontano altro.

Anna Maria Bartolini, moglie di una persona con disabilità motoria al 100% e madre di due figli anch’essi con disabilità motoria al 100%, dopo aver visto la pubblicità dell’iniziativa, percorre due ore di viaggio all’andata e due al ritorno per visitare quella che era stata presentata come una struttura modello. Quello che trova è una situazione ben diversa: nessuna segnaletica per individuare la spiaggia, due automobili parcheggiate davanti all’ingresso che impedivano il passaggio delle carrozzine, la passerella di accesso montata mentre gli utenti stavano arrivando, una passerella che non arrivava neppure fino agli ombrelloni, la sedia JOB ancora inutilizzata nello spogliatoio, un bagno destinato alle persone con disabilità privo di maniglioni e di altri elementi essenziali, nessuna doccia. Sicuramente (almeno in quel momento) niente era norma.

Altri utenti hanno raccontato di essere rimasti impantanati nella sabbia con le carrozzine, altri hanno raccontato di decine di telefonate senza risposta e di una spiaggia sempre vuota (forse perché inagibile)?

La domanda è inevitabile: Perché inaugurare ufficialmente una struttura prima che sia realmente pronta? Forse per l’uso improprio di mezzi propagandistici cui la Stella Maris ci ha abituati.

L’inclusione si misura quando una persona in carrozzina riesce ad arrivare, entrare, utilizzare i servizi, raggiungere il mare e vivere una giornata senza ostacoli. L’inclusione si misura quando anche i ragazzi (in gran parte autistici) del presidio di Marina di Pisa possono usufruire di una struttura balneare che dovrebbe essere loro in prima battuta ma che loro non vedono mai.

Per questo è molto importante l’interrogazione presentata dal consigliere comunale Luigi Maria Sofia (Sinistra Unita per Pisa), che chiede al Sindaco di chiarire se, prima dell’inaugurazione, siano state verificate l’effettiva accessibilità della struttura, le coperture assicurative previste e l’eventuale utilizzo di contributi pubblici per gli interventi di accessibilità. Sono domande di buon senso. Perché quando si parla di persone con disabilità non può esserci spazio per la propaganda.

E c’è un altro elemento che rende questa vicenda ancora più delicata. La Fondazione Stella Maris è oggi impegnata nella realizzazione del nuovo Ospedale dei Bambini e dei Ragazzi a Cisanello, un investimento di circa 33, 35 milioni di euro che rappresenta uno dei progetti sanitari più importanti del territorio pisano e dell’intera Regione Toscana. Proprio per questo ci si aspetterebbe un alto livello di attenzione e di rigore da parte delle Istituzioni (Comune, USL) che hanno l’obbligo di controllare.

La Fondazione porta inoltre il peso di una ferita ancora aperta: il processo di primo grado sui maltrattamenti avvenuti nella struttura di Montalto di Fauglia, conclusosi con dieci condanne e il riconoscimento della responsabilità civile per l’Istituto Stella Maris. Processo che è durato nove anni e che ha coinvolto decine di ragazzi, di famiglie, di testimoni, di parti civili. Una vicenda che ha profondamente colpito la fiducia di tante famiglie e che avrebbe dovuto rafforzare la consapevolezza di quanto, quando si ha a che fare con persone fragili, ogni scelta debba essere improntata alla massima responsabilità.

Per questo la vicenda della Wonderland Stella Maris Beach non può essere liquidata come un semplice inconveniente organizzativo. Quando un ente chiede fiducia ai cittadini, riceve sostegno dalle istituzioni e si presenta come punto di riferimento nella cura e nell’assistenza delle persone più fragili, deve essere il primo a pretendere da sé stesso che i fatti corrispondano alle parole. L’autorevolezza non nasce dai comunicati stampa. La credibilità non si costruisce con le inaugurazioni. Si conquista, ogni giorno, garantendo che ciò che viene promesso sia davvero pronto, accessibile e all’altezza delle aspettative delle persone che più hanno bisogno di essere rispettate.

Sondra Cerrai e Andrea Giordani, genitori di Mattia

LINK per ascoltare la Trasmissione radio MEZZ’ORA D’ARIA su radio città Fujiko: AGGIORNAMENTI sul PROCESSO Stella Maris e sulle nostre attività

  • Giugno 25, 2026 10:18 pm

https://www.youtube.com/watch?v=EYmJjJyWmvs&t=1395s

A questo link potete ascoltare la puntata di sabato 20/06/26 della trasmissione Mezz’ora d’aria su radio città Fujiko di Bologna che abbiamo fatto come collettivo Artaud. Troverete aggiornamenti sul processo Stella Maris, sul libro Pazzi da morire e sulle attività del collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud.

FIRENZE: mercoledì 17/06 SPRIGIONIAMO UMANITÀ incontro della Rete scritture d’evasione c/o biblioteCanova

  • Giugno 10, 2026 9:33 pm

A FIRENZE mercoledì 17 giugno c/o BiblioteCanova in via Canova ( zona isolotto) alle ore 17:30

SPRIGIONIAMO UMANITÀ incontro della Rete sulle scritture d’evasione

a cura del Collettivo Informacarcere

Presentazione della nuova Antologia di scritture dal carcere pubblicata dal collettivo Informacarcere con letture a cura dell’associazione A voce Alta. Saremo presenti come Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud. Verranno letti alcuni brani di Luigi Gallini, dal suo libro “Socialmente pericoloso”.

Lo SPORTELLO e l’ASSEMBLEA del collettivo Artaud la prossima settimana si terranno MERCOLEDÌ 17 GIUGNO

  • Giugno 10, 2026 12:10 am

Vi informiamo che, solamente per la prossima settima, lo SPORTELLO D’ASCOLTO e l’ ASSEMBLEA del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud si terranno MERCOLEDÌ 17 GIUGNO. LO SPORTELLO si terrà dalle ore 15:30 alle 18:30 presso la nostra sede in via San Lorenzo 38 a Pisa. L’ASSEMBLEA si terrà alle 21:30 presso lo Spazio Antagonista Newroz in via Garibaldi 72 a Pisa. Per eventuali urgenze e per fissare eventuali incontri telefonateci al 335 7002669 oppure contattateci vie mail a antipsichiatriapisa@inventati.org

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

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AUDIO della presentazione di Pazzi da Morire a Genova sabato 23 maggio 2026

  • Giugno 5, 2026 6:08 pm

https://drive.google.com/file/d/1WkzWLnYmXZjVRp4SF7_z-AJPCMgnAGJE/view?ts=6a1c5e42&pli=1

a questo link potete ascoltare la registrazione della presentazione di Pazzi da morire che abbiamo fatto a Genova il 23 maggio 2026 c/o Libera Collina di Castello

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

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