Le nuove catene della psichiatria a 30 anni dalla Legge 180

  • June 12, 2008 3:26 pm


 

Il
collettivo Antonin Artaud è formato da un gruppo di persone che si propongono
di sviluppare e di diffondere una cultura di critica e di contrasto agli usi e
agli abusi  della psichiatria, attraverso
attività di ricerca e di divulgazione,  e
offrendo ascolto, solidarietà e supporto legale alle vittime della psichiatria.

Oggi,
a 30 anni dall’entrata in vigore della riforma psichiatrica, che ha visto
l’abolizione dei manicomi, ci troviamo ancora di fronte alla necessità di
mettere in discussione i meccanismi coercitivi e di reclusione dell’istituzione
psichiatrica.

La
riforma legislativa si concretizza con la legge 180, chiamata legge Basaglia,
nonostante lui stesso l’abbia in seguito criticata. Il contesto politico e
culturale di quegli anni era vivace e in continuo fermento, i movimenti
politici dal basso lottavano per la liberazione dell’individuo da catene e
sbarre, da poteri istituzionali e dal controllo poliziesco e medico. Cresceva
dunque il bisogno istituzionale di mettere un freno a queste spinte libertarie,
necessità concretizzata con una legge che solo apparentemente ha abolito i
meccanismi manicomiali e che
si
è rivelata più verbale che materiale, riguardando solo i luoghi della psichiatria,
non i trattamenti e le logiche sottostanti.

Con la chiusura degli Ospedali
Psichiatrici si è verificata una trasformazione che ha visto sorgere capillarmente
sul territorio tutta una serie di piccole strutture preposte all’accoglienza
dei vecchi e nuovi utenti della psichiatria, quali case famiglia, Centri di
Salute Mentale (CSM), centri diurni, reparti ospedalieri, comunità
terapeutiche, ecc, all’interno dei quali continuano a perpetuarsi sia
l’etichetta di “malato mentale” sia i metodi coercitivi e violenti della
psichiatria. Si sono dunque conservati dispositivi e strumenti propri dei
manicomi, quali la gestione del tempo quotidiano, dei soldi, l’obbligo delle
cure e il ricorso alla contenzione fisica.

La legge Basaglia non ha
intaccato il fenomeno dell’internamento, mantenendo inalterato il principio di
manicomialità in base al quale chiunque può essere arbitrariamente etichettato
co
me “malato mentale” e rinchiuso. Viene infatti
definita la pratica del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) ossia la
possibilità di veri e propri ricoveri coatti, 
atti di violenza che rappresentano un grande trauma per chi li subisce.
Insieme al bombardamento farmacologico, che mira ad annullare la coscienza
della persona e a renderla docile ai ritmi e alle regole ospedaliere, per i
pazienti considerati “agitati” si ricorre ancora all’isolamento e alla
contenzione fisica.

Con
la chiusura dei manicomi la psichiatria ha raggiunto più potere ed una migliore
visibilità come scienza medica: essa è riuscita a sbarazzarsi di camicie di
forza, sbarre, e letti di contenzione (quest’ultimi sono comunque tuttora
presenti!) sostituendoli con cure massicce di psicofarmaci,
di
durata indeterminata e rese obbligatorie sotto
il ricatto di un internamento attraverso il TSO.

Vogliamo infine manifestare il
nostro dissenso verso coloro che in questi giorni hanno tro
vato il pretesto del
trentennale della legge 180 per tesserne le lodi di “democraticità” e farsi
belli agli occhi della comunità, ma che nel quotidiano non fanno altro che
rafforzare il modello psichiatrico “manicomiale” vigente: coordinatori di Distretti
di Salute Mentale, nei cui reparti chiusi i pazienti non possono uscire benché
ne abbiano tutto il diritto o muoiono a vent’anni in circostanze del tutto
sospette; associazioni e cooperative sociali che svolgono il proprio lavoro a
fianco della psichiatria; insigni professori che esercitano pratiche disumane
quali l’elettroshock, e che ultimamente ne promuovono una maggiore diffusione
nel territorio.

Vogliamo invitare tutti alla nostra
iniziativa per confrontarsi su questi argomenti.

 

COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD – PISA

www.artaudpisa.noblogs.org

antipsichiatriapisa@inventati.org

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