VEN 7/12 a PISA SAB 8/12 a LIVORNO: presentazione di “TSO” e “la Contessina”
Il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
Presenta
VENERDI’ 7 DICEMBRE a PISA
c/o aula magna dell’Università di Scienze Politiche via serafini 3
alle ore 20 apericena a seguire il dibattito
SABATO 8 DICEMBRE a LIVORNO
c/o il Teatro Officina Refugio scali del refugio 8
alle ore 18 dibattito a seguire apericena
TSO di Magda Cervesato ed. sensibili alle foglie
Un esperienza in reparto di psichiatria
“L’inganno maggiore di questo sistema sta nel credere che un TSO duri in fondo solo sette giorni, o quattordici nel caso peggiore; e nel pensare che, sì, in effetti è un sequestro di persona legalizzato…la verità è che il Trattamento Sanitario Obbligatorio implica una coatta presa in carico della persona da parte dei Servizi di salute mentale del territorio che può durare per decenni. Una volta entrato in questo meccanismo infernale, una volta bollato con l’infamia della malattia mentale, il paziente vi rimane invischiato a vita, costretto a continue visite psichiatriche e soprattutto, a trattamenti con farmaci che lo rendono un manicomio ambulante”.
LA CONTESSINA
Socioanalisi narrativa nella comunità terapeutica riabilitativa psichiatrica
di Bastia Umbra a cura di Nicola Valentino ed. sensibili alle foglie
Questo libro presenta una sintesi dei materiali della ricerca socioanalitica svolta nella comunità terapeutico riabilitativa psichiatrica di Bastia Umbra. I cambiamenti che il cantiere, partecipato da operatori e da residenti, ha sollecitato in quella struttura avviano un percorso di autoriflessione e di trasformazione della residenzialità psichiatrica, che per svilupparsi appieno ha anche bisogno di uscire dalla situazione, di farsi pubblico e sociale, per entrare in relazione con altre esperienze che operano con spirito innovativo. Il lavoro collettivo, svolto per togliere dalla loro “naturalità” alcuni dispositivi della vita di comunità, ha fatto emergere delle tensioni conflittuali significative che sono anche fonte di insofferenza, delle quali tener conto e con le quali lavorare, per immaginare percorsi istituenti e dispositivi curativi liberi dal controllo.
In entrambe le giornate saranno presenti gli autori.
PER INFO:
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org
335 7002669
2 GIORNI BENEFIT PER LE CONDANNE DURANTE IL G8 DI GENOVA 2001
2 GIORNI BENEFIT PER LE CONDANNE DURANTE IL G8 DI GENOVA 2001
VENERDì 09/11 @TEATROFFICINA REFUGIO (scali del refugio 8, livorno)
ore 19 –> presentazione dell’iniziativa e visione del film “BLACK BLOCK”
ore 20:30 –> apericena e proiezioni antipsichiatriche
a seguire WANAGANA BEAT dj set electro-break
(serata organizzata dal T.O.R. & Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud)
SABATO 10/11 @EXCASERMA OCCUPATA (via adriana 16, livorno)
ore 17 –> proiezioni video (“LA TRAPPOLA” + “DETOUR, LA CANAGLIA A GENOVA”)
e chiacchierata sull’argomento
ore 20 –> cena sociale by BRIGATA PARMIGIANA
ore 22 (PUNTUALI TASSATIVAMENTE!!!) –> concerto hardcore con:
LAFOLLIA (dirty country short core)
+ CARLOS DUNGA (trash soccer punx firenze) +
CONTRASTO (political fastcore cesena)
+ AFFLUENTE (fondamentalismo hardcore ascoli piceno)
(serata organizzata dal collettivo ExCaserma Occupata)
NO SBIRRI – NO FASCI – NO SPACCIO
LA SANATORIA CICCIOLI
<< Occorre, in altre parole: un'attenzione particolare per le categorie di utenti caratterizzati da fragilità sociale in senso sanitario; la presa d'atto della necessità per lo psichiatra di farsi carico di nuovi o dismessi campi di attività che, comunque, continuano ad appesantire la quotidianità dell'assistenza ;il recepimento di prassi ormai consolidate da tempo in termini di esecuzione del trattamento sanitario obbligatorio (TSO)>> testo proposta di legge 2065/2008- onorevole Carlo Ciccioli LA SANATORIA CICCIOLI Collettivo Antipsichiatrico Antonino Artaud <<gli uomini possono salire sui propri cadaveri pur di salire in alto> “The alchemical marriage of Alistair Crompton”- Robert Sheckley- 1978 L’approvazione della XII Commissione affari sociali del Testo Unico di riforma dei trattamenti psichiatrici proposto dall’onorevole e psichiatra Carlo Ciccioli, passato alle cronache come la Legge che riaprirà i manicomi, , ha lasciato dietro di sé aspre critiche e compiute analisi ampiamente condivisibili. Ma che non colgono il segno. La condizione quotidiana di molti individui divenuti utenti psichiatrici è già quella che si trova descritta in questa nuova legge tutta riferita all’uso estensivo dei trattamenti sanitari senza consenso e che non sarebbe legittima stando ad una corretta applicazione delle tutele per i pazienti previste dalla Legge Basaglia. E’ dunque facilmente comprensibile l’urgenza di un condono all’edificazione abusiva della minaccia psichiatrica che rende la quasi totalità dei trattamenti sanitari psichiatrici volontari (TSV) di fatto obbligatori (TSO); all’architettura fatiscente delle terapie psichiatriche che permette lobotomie farmacologiche, contenzioni fisiche, terapie elettroconvulsive e relative sperimentazioni; ai muri sanitari sempre più alti ed estesi. I confini normativi attualmente in vigore si ritrovano nella cosiddetta legge Basaglia: la legge 13 maggio 1978 n.180 “Accertamenti e Trattamenti sanitari e volontari e obbligatori”. Lo stesso testo normativo che metteva fine all’internamento in manicomio istituendo, col primo articolo, il carattere volontario degli accertamenti e dei trattamenti sanitari, prevedendo, in caso di non ottemperanza, responsabilità penali per il personale medico. Lo stesso testo normativo che ha anche permesso per più di trent’anni un garantismo di facciata e che ha reciso la libertà personale e i diritti più elementari di migliaia di individui. Di certo questo aspetto abusivo che si manifesta già durante il trasferimento dai manicomi agli ospedali, se e dove questo passaggio avviene, non è sfuggito né al legislatore né agli staff medici. Già dal 1978 molte furono le richieste di intervento normativo, sia a favore della compiutezza della Legge Basaglia, che riguardo la sua inapplicabilità. Infatti c'era già stato un tentativo di riforma nel 2002 con la proposta Burani Procaccini poi bloccata dalla conferenza Stato-regioni e dalle contraddizioni interne alla stessa maggioranza di governo. Bisogna però attendere il secondo governo Berlusconi, frutto coagulato di forze politiche estremamente conservatrici, quando la figura del legislatore coincide perfettamente con quella di alcuni dirigenti e operatori psichiatrici, per andare a modificare la legge 180/78. Già nel 2008 le proposte di modifica della legislazione in vigore presentate sono 9: alla Camera le proposte Ciccioli (2065), Guzzanti (1423), Marinello (919); Barbieri (1984), Jannone (2831), Picchi e Carlucci (2927), Garagnani e altri (3038); al Senato le proposte Carrara (348) e Rizzi (1423). Tutti onorevoli proponenti del PdL, escluso il leghista Rizzi e aggiungiamo che tra i firmatari delle varie proposte si possono contare una decina di medici. Leggendole si trovavano gia questi dispositivi e concetti che si sono poi solidificati nel Testo Unico redatto dal Dr. Carlo Ciccioli: - si istituisce la prevenzione psichiatrica per l’intero ciclo di vita, in termini, però, non di informazione ma di individuazione precoce di patologie; (Ciccioli (2065), Guzzanti (1423), Marinello (919) Jannone (2831),Picchi e Carlucci (2927)Garagnani e altri (3038)Carrara (348) e Rizzi 1423)) - i trattamenti sanitari che andavano a limitare la libertà personale per un massimo di 8 giorni non si chiamano più obbligatori ma necessari (o urgenti come in altre proposte) e hanno durata minima di due settimane; in base al principio di necessità non è più solo il parere medico ha disporre tali trattamenti dunque si prevedere un ruolo attivo delle forze dell’ordine e di chiunque abbia interesse. Un restyling linguistico che va a presentare principi ispiratori altri – capofila quello di pericolosità - rispetto alla correttezza delle cure mediche per esercitare un potere segregante di cui si raddoppia la durata. (Ciccioli (2065) Guzzanti (1423), Picchi e Carlucci (2927) Carrara (348) e Rizzi (1423)) - si istituisce il Trattamento Sanitario Prolungato di cui non si indica la massima durata ma quella minima di 6 mesi prorogabili di altri 6, (la massima durata non viene indicata) senza il consenso del paziente, in strutture di lungodegenza accreditate e/o in tutto un vastissimo arcipelago istituzionale che va a sostituire l’ospedale pubblico Ciccioli (2065) Picchi e Carlucci (2927) Garagnani e altri (3038) Carrara (348) e Rizzi (1423)) - il Trattamento Sanitario Obbligatorio a domicilio o in regime extraospedaliero (Ciccioli (2065), Guzzanti (1423,) Carrara (348) - il contratto terapeutico vincolante o «contratto di Ulisse», per cui una volta autorizzata piena discrezione allo staff psichiatrico di mettere in pratica il trattamento ritenuto opportuno, non si può più tornare indietro sulla propria decisione (Ciccioli (2065)) - il sistema previsto per le dimissioni è sempre revocabile e sostituibile con un nuovo ricovero, perpetuando sia la necessità di un sistema obbligatorio di cura sia l’impossibilità di poter definire con certezza la durata e soprattutto il termine dei trattamenti medici coercitivi. Inoltre non si dà di conto del tipo di azioni volte a ottenere consenso e collaborazione al programma terapeutico previste dal nuovo testo unico. (Ciccioli (2065), Guzzanti (1423)) Le proposte guardano tutte all’individuazione già dalla prima infanzia dei soggetti che possono sviluppare patologie psichiatriche; questo porta con sé una possibilità d' interventi precoce, profonda e non priva di errori che ricorda l’eco non troppo lontano dei criteri di “selezione scolastica” ispirati al mito eugenetico della purezza della razza fortemente voluti e applicati nel ventennio dalla psichiatria istituzionale. Sotto un profilo sanitario si assiste a un investimento di potere relativo alla figura del medico psichiatra, senza sempre far comprendere le rispettive responsabilità, congiunto a un’ evidente perdita di centralità dei dipartimenti pubblici di salute mentale Sul quadro normativo si va a riedificare i dettami del testo unico del 1904 che regolamentava l’accesso in manicomio pubblici istituendo l’esclusione dai contesti familiari e sociali prolungata e discrezionale dettata principalmente dalla pericolosità del soggetto. Ci si “libera” del garantismo che animava la riforma Basaglia e del suo spirito deistituzionalizzante, senza prevedere come ci si può opporre al giudizio medico. Sul versante del linguaggio, opposto all’apertura che operava la legge 180/1978 vietando anche l’uso della parola “alienati”, qui si cerca di trasmettere l’idea di pericolosità del malato e quindi la necessità di alienarlo dal consorzio umano avvicinando, fino quasi alla sovrapposizione, il paziente col reo folle che peraltro si sta per andare a scarcerare dagli ospedali psichiatrici giudiziari ritenuti indegni proprio per legge dello Stato. Ma quel che più preme evidenziare è che nella realtà quotidiana di molti individui divenuti utenti psichiatrici il panorama è già questo. Dal momento che tutto questo e’ confluito nel testo unico approvato in commissione affari sociali ed è in attesa di passaggio alle Camere, è doveroso aprire un immaginario e un dialogo sulle conseguenze dell’entrata in vigore di questa sanatoria che moltiplica nel tempo e nello spazio i campi di intervento psichiatrici istituzionali senza consenso. E’ disperatamente noto che quanto si sta cercando di condonare con questo testo unico già avviene, è sempre avvenuto e avverrà vista l’ostinazione nel concepire la figura e il ruolo del malato di mente e dunque il suo allontanamento dal consorzio umano, dotandoci per questo di strumenti coercitivi e dimenticando che l’omologazione non porta con sé nessuna evoluzione. Avverrà se non si saprà accogliere l’alterità liberandoci dalla necessità dell’esclusione. Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud 335 7002669 artaudpisa.noblogs.org antipsichiatriapisa@inventati.org alcuni link utili: -link alla legge 180/78 http://www.tutori.it/L180_78.html -link alla legge 833/78 http://www.comune.jesi.an.it/MV/leggi/l833-78.htm -link al testo unico di riforma della legge 180 di Carlo Ciccioli http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato5233721.pdf
Non vogliamo altri casi Mastrogiovanni! Lettera aperta agli abitanti della città di Pisa
Qualche anno fa, a Vallo della Lucania, un uomo venne braccato da un imponente schieramento di forze dell’ordine per aver commesso un’infrazione stradale. L’uomo era conosciuto dai servizi psichiatrici territoriali e si chiamava Francesco Mastrogiovanni e per questo scattò nei suoi confronti un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Per chiunque altro sarebbe finito tutto con una multa o, nel peggiore dei casi, con un ritiro della patente. Ma per il maestro delle elementari la vicenda si concluse in un reparto di psichiatria dove trovò la morte dopo 4 giorni di contenzione forzata. Un’altra storia simile avvenne in Sardegna, dove Giuseppe Casu, venditore ambulante, mentre protestava per il diniego dell’autorizzazione a occupare il suolo pubblico veniva internato e moriva nel reparto psichiatrico di Cagliari dopo diversi giorni di letto di contenzione.
In realtà si tratta di storie dall’origine più disparata, che non avrebbero niente in comune tra di loro se non fossero accomunate dal ricovero in un reparto psichiatrico in seguito al quale è sopraggiunta la morte.
In Italia la detenzione psichiatrica, ovvero il Trattamento Sanitario Obbligatorio, è regolamentata dalla legge 180 del 1978. Questa per arginare gli abusi del sistema Manicomiale sancì tutta una serie di norme che resero l’internamento coatto un provvedimento amministrativo temporaneo, proposto da medici, autorizzato dal Sindaco, in qualità di autorità sanitaria locale e convalidato dal giudice Tutelare, entro tempi prestabiliti. Omissioni e ritardi producevano la nullità del provvedimento amministrativo da realizzarsi solo ed esclusivamente nei reparti psichiatrici di ospedali generali. La riforma Basaglia, come venne soprannominata, condusse gradualmente alla chiusura delle grandi strutture manicomiali e alla nascita degli SPDC (Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura), dove si sarebbero dovute internare persone solo per gravi ed urgenti motivi e per un periodo di tempo limitato ad una settimana, prolungabile con una richiesta di proroga e con la convalida del Giudice Tutelare. La legge Basaglia stabilì in sostanza una procedura formale che avrebbe dovuto funzionare da antidoto agli abusi manicomiali. Un tentativo di imbrigliare gli eventuali abusi psichiatrici nelle maglie di una burocrazia che dava, a chiunque ne avesse l’interesse, il diritto a ricorrere verso tale provvedimento, una sorta di controllo democratico sull’operato dell’istituzione psichiatrica che nel suo passato manicomiale si era contraddistinta per particolari violazioni ed atrocità.
A Pisa esiste il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud che si muove ormai da più di un decennio in difesa dei diritti fondamentali delle persone che diventano pazienti psichiatrici e vengono quindi sottoposti al TSO. Il Collettivo viene contattato dai diretti interessati quando sono in reparto, da familiari, da amici e vengono richiesti consigli, informazioni legali e sui farmaci, viene chiesto aiuto e sostegno o semplicemente di essere ascoltati per denunciare quello che per loro è un abuso. In questo modo pervengono all’orecchio del Collettivo molte storie di vita che quando vengono verificate e approfondite risultano complicate dalla psichiatria stessa.
Come la storia di un uomo, pervenuta di recente all’orecchio del Collettivo, a cui la psichiatria aveva intenzione di fare l’elettroshock. Il signore in questione è stato ricoverato per più di venti giorni all’ospedale Santa Chiara di Pisa senza essere oggetto di alcun provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio. In maniera preventiva, non appena l’uomo arrivava al reparto di psichiatria veniva immediatamente legato. L’uomo era li perché non mangiava più da due settimane, ma fu immediatamente legato al letto e solo diversi giorni dopo alimentato. Questa storia è emblematica del fatto che gli psichiatri abbiano avuto immediata premura di legare la persona al letto e di proporre l’elettroshock, ma non di alimentarla. Negli stati di anoressia, quando necessita un’alimentazione forzata, si arriva spesso a legare al letto per prevenire il rischio che il paziente si tolga il sondino naso-gastrico, ma nel caso di quest’uomo la misura di sicurezza preventiva è stata antecedente addirittura all’alimentazione, prolungando così il suo digiuno.
Spesso durante i ricoveri psichiatrici vengono omessi gli obblighi di legge previsti dalla legge 180, procrastinando illegalmente nel tempo, anche per settimane, la formalizzazione del TSO. Re-legare a letto produce rischi per l’apparato respiratorio, mina le capacità motorie e compromette gravemente l’autonomia di una qualunque persona, specialmente per periodi prolungati. Inoltre la risposta omologante e uguale per tutti che si sostanzia nella somministrazione di psicofarmaci, presso il proprio domicilio, in day hospital, in casa famiglia o in reparto, rende la psichiatria pubblica come una sorta di dispositivo di controllo dal quale, una volta entrati, non è facile uscire, facendo sentire le persone completamente espropriate della facoltà di decidere della propria esistenza. In nome di una presunta e presupposta pericolosità sociale, che è sempre importante ricordare non proviene da una sentenza di un tribunale, ma di fatto dal semplice giudizio psichiatrico, vengono limitati i diritti costituzionali delle persone. Dalla esperienza del Collettivo questo approccio psichiatrico alla questione che fa della persona “malata” un nemico della società dal quale bisogna difendersi, produce una sorta di stato di guerra permanente che ad esempio porta alla contenzione al letto anche persone molto pacifiche. Tra l’istituzione e le persone coinvolte c’è una vera e propria guerra fredda in nome della sicurezza preventiva e questo conduce inevitabilmente all’innalzamento di muri di incomprensione e alla degenerazione delle vicende di cui la psichiatria si prende carico. Tutte le cure dovrebbero essere volontarie senza eccezione per le “patologie psichiatriche”, solo con l’abolizione del TSO si possono superare gli abusi che si sono perpetrati nei manicomi e che oggi continuano nei reparti di psichiatria. Per non avere altri casi Mastrogiovanni, bisognerebbe smetterla di legare persone, e capire che chiunque se viene maltrattato e forzato diventa pericoloso per chi lo maltratta e lo forza. Al di là di tanta bella teoria, nella realtà dei fatti, la psichiatria pubblica non cerca di conoscere la storia ed il vissuto delle persone, per tutti esiste una sola risposta terapeutica: quella farmacologica o tutto al più l’elettroshock. Chi non ha abbastanza denaro e non può permettersi uno specialista privato o scegliere liberamente una struttura dove ricoverarsi difficilmente sarà capace di sottrarsi ad un destino che altri hanno “prescritto” per lui.
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud- Pisa
Collettivo Telefono Viola- Milano
CODICE IBAN PER SOSTENERE LE SPESE IN CARCERE DI MARINA
Marina Cugnaschi, compagna e collaboratrice del telefono viola di milano,
è stata condannata per i fatti di GENOVA-2001 a 11 e nove mesi.
sosteniamo Marina e non lasciamola sola!
sotto il CODICE IBAN per sostegno spese carcerarie e detenzione di Marina Cugnaschi
intestato a Valli Massimiliano
IT04U0100501660000000000594
chi vuole può anche scrivere a:
Marina Cugnaschi
c/o carcere di san vittore
via Filangieri 2 20100- Milano
NO ALLA PSICHIATRA, NO ALLA RIAPERTURA DEI MANICOMI!!
sotto il link a 2 interviste a radio blackout sul testo unico di Ciccioli
di riforma della legge 180/78 fatte dal collettivo antipsichiatrico a.artaud di Pisa
verso alla riapertura dei manicomi
http://radioblackout.org/2012/06/11/verso-la-riapertura-dei-manicomi-2/
riaprano i manicomi?
http://radioblackout.org/2012/06/11/riaprono-i-manicomi/
collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud-pisa
www.artaudpisa.noblogs.org
335 7002669
domani sab 29/10 al csa next emerson di firenze: presentazione di “il carcere manicomio”
sabato 29 ottobre al
CSA nEXt EMERSON
in via bellagio a castello FIRENZE
ore 19 – 21: apericena
ore 21.30 presentazione del libro “Il carcere manicomio”
di Salvatore Verde
con la presenza dell’autore
Questo libro denuncia la proliferazione di nuovi luoghi dell’internamento,
indotta dal precipitare verso la forma carcere/manicomio di quel vasto panorama di istituzioni sociali nate con l’affermarsi dello stato sociale, e che avevano il compito di governare il disagio, la sofferenza, la devianza, la diversità.
Poiché si tratta di una dinamica estesa, diffusa, tendenzialmente prevalente, che dalla prigione e verso la prigione costruisce nuovi saperi e poteri di gestione della crisi sociale contemporanea, bisogna moltiplicare le vigilanze democratiche,
le azioni di tutela, le pratiche di aiuto a tutta quella umanità che è vittima, parafrasando Franco Basaglia, dei “crimini di pace”.
PER INFO:
www.csaexemerson.it
antipsichiatriapisa@inventati.org


