PIACENZA ven 23/06 presentazione del Telefono Viola e di “ELETTROSHOCK” c/o cooperativa Infrangibile

  • June 16, 2017 9:16 pm

PIACENZA VENERDI’ 23 GIUGNO
c/o COOPERATIVA INFRANGIBILE – via Alessandria 16 –

ore 20 BUFFET VEGAN di AUTOFINANZIAMENTO

ore 21 BREVE PRESENTAZIONE TELEFONO VIOLA e a seguire PRESENTAZIONE del libro “ELETTROSHOCK. La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute”. a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud. Edizioni Sensibili alle Foglie.

sarà presente il COLLETIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD- Pisa

organizza il TELEFONO VIOLA – Piacenza
linea d’ascolto contro gli abusi della psichiatria e per liberarsi dalla morsa psichiatrica

www.telefonoviolapiacenza.blogspot.it / www.telefonoviola.org

Articolo/Recensione “SCEMI di GUERRA” di Chiara Gazzola su Arivista di giugno 2017

  • June 16, 2017 9:27 am

SCEMI DI GUERRA

 Il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa, dopo una preziosa pubblicazione edita da “Sensibili alle foglie” sulla storia dell’elettroshock – ora riammesso a pieno titolo nei protocolli medici sotto le mentite spoglie di TEC (terapia elettroconvulsivante) –, con questo opuscolo autoprodotto aggiunge un altro tassello sulle implicazioni di questo metodo di tortura. Il contesto analizzato è quello bellico, con uno sguardo particolareggiato alla I guerra mondiale. La ricerca è firmata da Marco Rossi che ribadisce “la complice amicizia con il Collettivo pisano e il gruppo Kronstadt di Volterra”: quest’ultima città ospitò infatti, qualche mese fa, un dibattito pubblico su questo tema. L’opuscolo, sintetico quanto estremamente documentato, ha per titolo Correnti di guerra – Psichiatria militare e faradizzazione durante la Prima guerra mondiale. Le tecniche utilizzate per la faradizzazione servirono ad affinare gli strumenti, ideati più tardi, per la TEC: la dolorosa scarica elettrica veniva applicata in varie parti del corpo, scroto compreso: “già sperimentata a scopo medico nel Settecento, durante il Primo Conflitto divenne quindi una pratica – anche se poco conosciuta – asservita alla logica militare e anticipò quanto sarebbe avvenuto, sistematicamente, durante la Seconda guerra mondiale” specifica l’autore, oltre a spiegare efficacemente le motivazioni che soggiaciono al connubio fra l’apparato psichiatrico e quello militare. Nel 1915, 170 psichiatri di comprovata esperienza manicomiale furono inseriti nell’organico militare, sotto la guida di A. Tamburini presidente della Società italiana di freniatria ed ex direttore del S. Lazzaro di Reggio Emilia, uno fra i più grandi ed efficienti manicomi europei. É risaputo quanto questa guerra sia stata particolarmente cruenta; le conseguenze in termini di povertà, morte, invalidità, traumi fisiologici e psicologici fecero maturare – nell’esercito e nella società – forme di riluttanza all’asservimento delle politiche statali: evidentemente gli apparati di potere le giudicarono eccessive, sorse così l’esigenza strategica di un rimedio pertinente agli obiettivi bellici. I reparti manicomiali dedicati ai disertori (molto noto quello del S. Maria di Pietà di Roma) furono giudicati insufficienti; l’istituzione militare preferì occuparsi direttamente degli “scemi di guerra”, potendo così garantire agli ufficiali un trattamento privilegiato. Si mise in atto una vera e propria “profilassi morale per bonificare le truppe dagli elementi inaffidabili, secondo una morale più patriottica che deontologica”; ciò significa che “l’obiettivo primario divenne quello di recuperare i soggetti critici per il fronte, come carne da cannone, nonché scoprire e deferire i frodatori alla giustizia militare” ben sottolinea M. Rossi a pag. 12 e 13.

La guerra non avrebbe mai dovuto essere percepita come causa di sofferenza psicologica o di insofferenza sociale: ecco perché l’ideologia dominante trovò negli assunti positivisti il miglior alleato. Cesare Lombroso dedicò studi e attività professionale alla determinazione di presunte tare ereditarie e congenite – rese palesi ad esempio dalla morfologia del cranio – di soggetti potenzialmente criminali poiché dimostravano forme di asocialità. Questi insegnamenti fornirono l’eccellente opportunità per poter affermare che soltanto la degenerazione mentale e morbosa potesse indurre al rifiuto del servizio patriottico. Si enumerarono sintomatologie e diagnosi fantasiose fra le quali ricorrono la debolezza nervosa, la predisposizione organica, l’immoralità costituzionale, la gracilità intellettuale, l’ectopia testicolare, la simulazione, la scarsa volontà o il rifiuto al sacrificio, ma anche infermità mentali rese manifeste dalla pederastia o dalle scelte libertarie e antimilitariste tradotte nei termini di pazzia ragionante. Allo scopo di ostacolare queste aberrazioni, si individuò nella somministrazione di scosse elettriche il metodo principe di persuasione e punizione: scoprire i bugiardi, ma soprattutto ricollocare nelle trincee un’abbondante carne da macello indispensabile alla guerra.

I militari italiani sottoposti a trattamenti psichiatrici furono circa 40000, “secondo le cifre ufficiali ma probabilmente sottostimate”, afferma l’autore che poi aggiunge: “resta invece da accertare il numero, non meno rilevante, delle donne internate in manicomio a causa di disturbi psichici determinati, più o meno direttamente, dal contesto bellico”. Nonostante vi siano documenti che riconducano alle condizioni di vita in trincea la causa di malesseri psichici, la propaganda ideologica scelse di ribadire il concetto non dipendente da cause di guerra: fecero eccezione soltanto i traumi cerebrali provocati direttamente dalle esplosioni. Anche in questo caso le diagnosi psichiatriche si avvalsero di un ribaltamento fra causa ed effetto nel tentativo, ancor oggi non dimostrato, di individuare la causa organica delle cosiddette malattie mentali. Il determinismo scientifico di derivazione lombrosiana, dalla guerra in Vietnam a oggi, certifica con la diagnosi di PTSD (Post Traumatic Stress Disturb) molte delle sofferenze dovute agli scenari bellici o alle calamità naturali, così da poter curare testimoni e vittime sottoponendole a TEC o a sedazione chimica.

In perfetta continuità con l’analisi storica di M. Rossi, completata dal confronto delle tecniche di faradizzazione utilizzate in altri Paesi europei e da dati territoriali specifici come quelli individuati presso il frenocomio di San Girolamo di Volterra, risulta evidente quanto la maggior parte delle diagnosi psichiatriche – soprattutto quelle inserite nel DSM, il manuale delle malattie mentali redatto negli USA – svelino la corruzione del linguaggio scientifico, ogni volta che offre la propria complicità alla pianificazione del controllo sociale.

Chiara Gazzola

 

Recensione di Chiara Gazzola dell’opuscolo “Correnti di Guerra” su Sicilia Libertaria di giugno 2017

  • June 12, 2017 2:45 pm

La psichiatria nasce con l’intento di dare una veste scientifica al controllo di tutti i comportamenti giudicati forme di criticità, in quanto potrebbero minare la quiete sociale pianificata da ogni potere politico-economico. Avviene così, ancor oggi in maniera sistematica soprattutto per le diagnosi inserite nei DSM (i manuali delle malattie mentali redatti negli USA), che le condotte anomale vengano tradotte nei termini di patologie mediche, in assenza di test oggettivi che le comprovino. Uno degli esempi più eclatanti riguarda l’omosessualità: fin dal positivismo, al giudizio morale negativo si aggiunse la condanna scientifica ideata dall’antropologia criminale, che poi divenne una vera e propria patologia psichiatrica descritta nel secondo DSM (1968); quando nel 1980 fu pubblicato il DSM III, miracolosamente sparì: non era più una malattia mentale, ma una devianza sociale o che altro? La maggior parte delle diagnosi ha avuto il medesimo percorso poiché risponde ad esigenze dettate dal sistema socio-economico che si avvale della permeabilità del determinismo nel dare spiegazioni approssimative alle sofferenze psicologiche, confondendole ai deficit neurologici. La psichiatria rimane estremamente coerente a se stessa nel prestare il fianco agli obiettivi di altri apparati di potere. Questo taglio analitico trova conferma in molte ricerche storiche: oggi abbiamo a disposizione un prezioso studio che colma una lacuna sul connubio fra questa specializzazione medica e l’apparato militare. Trattasi di un opuscolo autoprodotto dal Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa (che per “Sensibili alle foglie” aveva già curato: Elettroshock – La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute, 2014) firmato da Marco Rossi dal titolo Correnti di guerra – Psichiatria militare e faradizzazione durante la Prima guerra mondiale, 2017, pp. 40. La pubblicazione è stata preceduta da un dibattito pubblico tenutosi a Volterra qualche mese fa; l’autore infatti ribadisce: “Una ricerca non appartiene mai soltanto a chi la firma: questa non fa eccezione. Infatti, è nata dalla complice amicizia con il Collettivo Artaud e il gruppo Kronstadt di Volterra”. I trattamenti psichiatrici sono spesso ideati per curare specifiche anomalie comportamentali descritte utilizzando un’ambiguità terminologica che, volutamente, crea una sovrapposizione fra sintomi e presunte malattie, in altre parole: fra causa ed effetto. Il contesto analizzato da M. Rossi – la cruenta guerra 1915-’18 – fra le sue conseguenze devastanti, registra casi esasperati di sofferenza psichica che produssero l’allontanamento di numerosi militari dagli scenari bellici affinché fossero rinchiusi nei manicomi, in particolare nei reparti dedicati ai disertori come quello del S. Maria di Pietà di Roma. In alcuni documenti dell’epoca si ribadisce che le condizioni di vita in trincea possano causare forme di nevrosi, ma nei referti medici la fedeltà agli intenti ideologici e patriottici risulta evidente dalla ripetizione del concetto: non dipendente da cause di guerra. Ogni tragedia lacera profondamente l’emotività, modifica sostanzialmente la percezione dell’esistenza: la retorica del patriottismo perse concretezza al confronto diretto con l’esperienza del terrore, quella paura intima vinse il mito del sacrificio eroico. “L’incontro tra le due istituzioni totali – l’esercito e il manicomio – aveva avuto un precedente significativo ai tempi della guerra in Libia (1911-1912), quando molti soldati avevano perso il senno nelle sabbie desertiche” (…) “La militarizzazione della psichiatria nazionale divenne quindi un fatto compiuto con l’entrata in guerra dell’Italia nel maggio 1915” spiega l’autore. Fu così che, a distanza di pochi mesi, 170 psichiatri furono inseriti a pieno titolo nell’organico militare sotto la guida di A. Tamburini, presidente della Società Freniatrica ed ex direttore di uno fra i più efficienti e storici manicomi europei, il San Lazzaro di Reggio Emilia. Fu così che si inaugurarono i neurocomi militari nei quali si poté assicurare ai graduati un trattamento privilegiato; i soldati ricoverati furono circa 40000 “secondo le cifre ufficiali ma probabilmente sottostimate” sottolinea l’autore che poi aggiunge: “resta invece da accertare il numero, non meno rilevante, delle donne internate in manicomio a causa di disturbi psichici determinati, più o meno direttamente, dal contesto bellico”. L’opuscolo è breve, ma dettagliato e ben documentato. La faradizzazione è l’utilizzo di corrente elettrica applicata su varie parti del corpo, scroto compreso, ai renitenti al dovere del servizio militare che manifestassero forme di psicosi, fossero essi simulatori, pederasti, moralmente deboli, degenerati, imbecilli gravi, predisposti costituzionalmente alle reazioni criminose, disertori e via dicendo fino ad evidenziare nella pazzia ragionante, di lombrosiana memoria, la diagnosi più pertinente da affibbiare agli antimilitaristi socialisti e anarchici. Si attuò un vero e proprio programma di profilassi morale per scoprire e punire i frodatori, con l’evidente obiettivo di rinviarli al più presto al fronte affinché fossero ricollocati negli avanposti più rischiosi del combattimento in corso. L’ideologia positivista, che sottende ai metodi intimidatori della faradizzazione (anticiparono quanto avvenne nei conflitti armati successivi con l’impiego sistematico dell’elettroshock), si evince da numerosi documenti e da locuzioni come: “il mancato adattamento alla società militare era segno di incompletezza biologica”; “gli uomini incapaci di uccidere erano un gruppo aberrante”; o “l’incorreggibile, l’indisciplinato, il debole o chi è privo di senso morale non può considerarsi normale” come scrisse lo psichiatra G. Antonini in La questione della epurazione dall’esercito dei criminali. La ricerca di Marco Rossi è completata dal confronto dell’utilizzo delle elettroterapie in altri Paesi europei e da dati particolareggiati su alcune aree territoriali, ad esempio il frenocomio San Girolamo di Volterra. Nell’opuscolo, inoltre, viene sottolineato come tutte le sofferenze psicologiche dovute ai traumi causati dai contesti bellici, ricondotte però dagli apparati di potere a forme di debolezza congenita o infermità mentale, diagnosticate a militari e civili (questo termine generico in tempo di guerra include soprattutto le donne) abbiano ispirato i redattori del DSM III quando decisero di classificare, con un lessico medico più aggiornato, i malesseri manifestati dai reduci della guerra in Vietnam: nacque così il Post Traumatic Stress Disorder che, grazie a dettagliate sotto-classificazioni, è il pretesto sempre più utilizzato per contenere chimicamente testimoni e vittime di ogni conflitto armato, nonché migranti che transitano nei cosiddetti luoghi di accoglienza istituzionali. Anche in questo caso il ribaltamento causa-effetto, sul quale la psichiatria ha sempre basato i propri protocolli, evidenzia il disagio sull’individuo, evitando di mettere in discussione tutte le forme di ingiustizia sociale, vera causa di ogni discriminazione e sofferenza. L’approccio psichiatrico, anche quando sembra poco invasivo, non si occupa del vissuto emozionale e fenomenologico delle persone che, al contrario, sono considerate casi clinici. Basaglia ha scritto che un individuo da folle diventa razionale quando lo si definisce malato: è la cultura manicomiale, sempre viva nonostante si nasconda dietro un lessico rinnovato, a rendere razionale il paziente psichiatrico e non perché viene guarito, ma perché viene rinchiuso e curato. Le forme di questa coercizione riemergono ogni volta che si toglie dignità ad una persona e si rinchiudono i suoi dubbi, le sue emozioni, il suo corpo e le sue possibilità di scelta. La ricerca di Marco Rossi è un tassello prezioso che dimostra – pur nel contesto specifico analizzato – il ruolo e l’intento di una disciplina medica sempre disposta ad incrementare il proprio profitto in alleanza agli altri apparati del potere.

 

Chiara Gazzola

EMPOLI sab 17/06 presentazione opuscolo “CORRENTI di GUERRA” c/o casa del popolo delle Cascine

  • June 6, 2017 5:05 pm

EMPOLI SABATO 17 GIUGNO c/o Casa del popolo delle Cascine (via Meucci, 67 – vicino alla stazione fs)

CONTRO TUTTI GLI ESERCITI E TUTTE LE GUERRE

Alle ore 17 Presentazione di :”CORRENTI di GUERRA. Psichiatria militare e faradizzazione durante la Prima guerra mondiale.  

A cura di Marco Rossi, autoprodotto dal Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa

Partecipano l’Autore , il Collettivo antipsichiatrico Artaud e Ettore Pippi, per gli anarchici empolesi.

Organizzano il Centro Studi Libertari  Pietro Gori e la Federazione Anarchica Empolese

Per info: artaudpisa.noblogs.org/ antipsichiatriapisa@inventati.org

 

SOLIDARIETA’ alle COMPAGNE di Mala Servanen Jin !!

  • May 28, 2017 7:23 pm

SOLIDARIETA’ ALLE COMPAGNE DI Mala Servanen Jin!

Come collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud esprimiamo la massima solidarieta’ alle compagne della Mala Servanen Jin di Pisa, colpite dalla vigliacca violenza poliziesca che lo scorso 24 maggio ha sgomberato la Casa delle donne che combattono, nata l’8 marzo durante il partecipatissimo corteo organizzato da Non una di meno.
Donne coraggiose che hanno deciso di organizzarsi e combattere difendendo uno spazio da esse liberato e portato a nuova vita, uno spazio che versava in stato di abbandono e degrado ma che grazie al loro impegno era divenuto un centro per le donne che vogliono aggregarsi, informarsi, fare cultura e organizzarsi in lotte importanti come quella contro l’emergenza abitativa.
Giú le mani delle nostre menti, dai nostri corpi e dai nostri spazi!

Il collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

ROVERETO 26/05 presentazione di ELETTROSHOCK c/o Circolo Culturale Cabana

  • May 21, 2017 10:54 am

ROVERETO (TN) VENERDI’ 26 MAGGIO 2017

c/o Circolo Culturale Cabana – Via Campagnole, 22 ore 21 presentazione di:

“ELETTROSHOCK”  La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute.

a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud.

Edizioni Sensibili Alle Foglie.

per info:

antipsichiatriapisa@inventati.org / www.artaudpisa.noblogs.org

CANAPISA 2017: LA FOLLIA di CURARE la PAZZIA

  • May 18, 2017 6:14 pm

come collettivo antipsichiatrico anche quest’anno parteciperemo a Canapisa.

sotto il volantino che distribuiremo durante la street parade.

CANAPISA STREET PARADE 2016 Sabato 20 maggio ore 16 Piazza Sant’Antonio – PISA

 

LA FOLLIA DI CURARE LA PAZZIA

Sulla crisi , il controllo sociale e il proibizionismo…

Anche quest’anno parteciperemo a Canapisa per sostenere la lotta antiproizionista e ribadirne l’affinità  con quella antipsichiatrica. Rivendichiamo la libertà di scegliere per noi stessi e rifiutiamo qualsiasi forma di patologizzazione dei comportamenti, tesa a creare categorie sociali discriminate e emarginate come quelle di “drogato” e “pazzo”.

L’istituzione psichiatrica è infatti uno dei principali strumenti che il sistema usa per ostacolare l’autodeterminazione degli individui, per arginare qualsiasi critica sociale e normalizzare quei comportamenti ritenuti “pericolosi” poiché non conformi al mantenimento dello status quo, intervenendo nel complesso ambito della sofferenza.

Assistiamo oggi ad una sistematica diffusione della crisi, sia sociale, economica e personale; le cui cause vanno ricercate nella società in cui viviamo e nello stile di vita che ci viene imposto e non nei disturbi biochimici della mente.

La logica psichiatrica sminuisce invece le nostre sofferenze, riducendo le reazioni dell’individuo al carico di stress cui si trova sottoposto  a sintomi di malattia e medicalizzando gli eventi naturali della vita.

Poiché la risposta psichiatrica è sempre la stessa per tutte le situazioni – diagnosi-etichetta e cura farmacologica – crediamo che rivendicare il diritto all’autodeterminazione in ambito psichiatrico significhi “riappropriarsi” della follia e della molteplicità di maniere per affrontarla, elaborandola in maniera autonoma.

La psichiatria moderna è diventata una tecnica di repressione tramite psicofarmaci. Che bisogno c’è della camicia di forza quando oggi basta una pillola oppure una siringa?

Sicuramente l’uso della violenza (non del tutto sparito, infatti in molti reperti si usa ancora la contenzione meccanica) è un approccio più appariscente e rumoroso, ecco perché è preferibile una tecnica, farmacologica, silenziosa, incontrollabile e diluibile. E’ molto più semplice convincere qualcuno a prendere delle pasticche o a farsi fare iniezioni che a farsi legare ad un letto.

L’istituzione psichiatrica continua a compiere la sua funzione di esclusione e controllo sociale, ed ha enormemente ampliato il suo bacino d’utenza aumentando di anno in anno il numero delle “malattie mentali” da curare, ossia dei comportamenti “devianti” da uniformare.

Tra questi rientra il consumo di sostanze psicoattive, che oggi diviene sintomo di un disagio da trattare con cure psichiatriche, trasformando un fenomeno culturale e sociale in una questione sanitaria. Negli ultimi anni a causa del decreto Fini-Giovanardi ed alle nuove proposte di legge in materia psichiatrica, si è rafforzato il legame proibizionismo-psichiatria ed i consumatori di sostanze illegali sono diventati merce per le multinazionali farmaceutiche e per l’industria del recupero e della riabilitazione sulla base di una doppia diagnosi che li vede “malati mentali” in quanto drogati e “drogati” a causa della loro “malattia mentale”.

Nonostante si dimostri proibizionista nei confronti di chi consuma volontariamente sostanze, la psichiatria diffonde sul mercato molecole psicoattive e somministra trattamenti farmacologici che sono spesso introdotti coercitivamente nel corpo delle persone.

Gli psicofarmaci, oltre ad agire solo sui sintomi e non sulle cause della sofferenza della persona, alterano il metabolismo e le percezioni, rallentano i percorsi cognitivi ed ideativi contrastando la possibilità di fare scelte autonome, generano fenomeni di dipendenza ed assuefazione del tutto pari, se non superiori, a quelli delle sostanze illegali classificate come droghe pesanti, dalle quali si distinguono non per le loro proprietà chimiche o effetti ma per il fatto di essere prescritti da un medico e commercializzate in farmacia. Siamo qui a chiedere dunque: qual’è la vera differenza fra le droghe illegali e gli psicofarmaci?

Siamo contro l’obbligo di cura e contro il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), non condanniamo a priori l’utilizzo di psicofarmaci ma pensiamo che spetti all’individuo deciderne in libertà e consapevolezza l’assunzione.

Il TSO, la cui applicazione avviene nei reparti ospedalieri preposti (i cosiddetti SPDC), ha effetti coercitivi che vanno ben oltre le mura della stanza d’ospedale: è usato, presso i CIM o i Centri Diurni, anche come strumento di ricatto quando la persona chiede di interrompere il trattamento o sospendere/scalare la terapia; infatti oggi l’ obbligo di cura non si limita più alla reclusione in una struttura, ma si trasforma nell’impossibilità effettiva di modificare o sospendere il trattamento psichiatrico per la costante minaccia di ricorso al ricovero coatto cui ci si avvale alla stregua di strumento di oppressione e punizione. Per questo ancora una volta diciamo NO ai TSO, perché i trattamenti sanitari non possono e non devono essere coercitivi e affinché nessuno più debba morire di psichiatria

Sentiamo pertanto l’esigenza di contrastare ancora una volta il perpetuarsi di tutte le pratiche psichiatriche e di smascherare l’interesse economico che si cela dietro l’invenzione di nuove malattie per promuovere la vendita di nuovi farmaci.

 

 

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

via San Lorenzo 38 56100 Pisa

 antipsichiatriapisa@inventati.org

www.artaudpisa.noblogs.org / 335 7002669

ROMA 6/5 INIZIATIVA IN RICORDO di SANDRO CAPPANNINI (NO PAZZIA)

  • April 30, 2017 9:33 pm

ROMA 6 MAGGIO

INIZIATIVA IN RICORDO DI SANDRO CAPPANNINI (WWW.NOPAZZIA.IT), 

Sabato 6 maggio 2017 a Roma, ci sarà una iniziativa in ricordo di Sandro Cappannini (morto nel dicembre 2016, creatore del sito internet ” www.nopazzia.it [1] ” di informazione critica alla psichiatria),
presso la libreria Anomalia (che fu’ anche sede del Telefono Viola
negli anni ’90, di cui Sandro faceva parte e successivamente di un gruppo di auto mutuo aiuto, gestito dallo stesso Sandro C.),

Sandro Cappannini, portava avanti la critica alla Psichiatria, perché :

-Fondata su una teoria,mai dimostrata, che la “malattia mentale” é causata da un difetto nel cervello (produzione e trasmissione dei
neurotrasmettitori). Solo che non esiste alcun tipo di analisi
strumentale (elettroencefalogramma, TAC, analisi del sangue o altro)
che possa rilevare una malattia mentale,questo presunto “difetto”. La
diagnosi di una malattia mentale é effettuata, da un* psichiatra,
solamente attraverso la osservazione dei comportamenti (nelle azioni e
nelle parole) di una persona e dal “giuidizio” (personale) che viene
dato su di essi (che é influenzato anche della cultura del tempo,
tantevvero che fino ai primi anni ’70, la omosessualità era era
considerata una malattia mentale, ed era riportata nel DSM
(pubblicazione in cui vengono elencate tutte le malattie mentali con i
loro sintomi,  edita dalla Associazione  Psichiatrica Americana ed
adottato come manuale diagnostico dagli psichiatri in tutto il mondo).

-Gli Psicofarmaci usati per “curare” le “malattia mentali”, hanno
gravi effetti collaterali (basta leggere i foglietti illustrativi, i
“bugiardini” ), debilitano la persona sia sul piano fisico  che su
quello intellettuale,  provocano, sono causa di vere e proprie
malattie iatrogene e vengono dati, generalmente, “a vita”, per
moltissimi anni.
Gli psicofarmaci non “curano”, ma vengono  usati perché fanno sparire
i “sintomi”, allo stesso modo per cui, in passato,  veniva usata la
Lobotomia (ad Egas Moniz_, _inventore della stessa, nel 1949 fu dato
il Premio Nobel per la Medicina).

-Usa lo strumento del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) per
obbligare l’assunzione di psicofarmaci una persona che non li vuole
prendere.

DI SEGUITO IL PROGRAMMA SABATO 6 MAGGIO ore16, presso la libreria Anomalia (via dei Campani 73 a San Lorenzo, Roma)
INIZIATIVA IN RICORDO DI SANDRO CAPPANNINI

(creatore del sito internet ” www.nopazzia.it  ” di informazione critica alla psichiatria)

-Proiezione video-interviste a :
-Sandro Cappannini
-Giorgio Antonucci (medico,  psicanalista, collaboratore di Franco
Basagllia, antipsichiatra).

-Lettura di scritti di Sandro Cappannini.
-Presentazione dei contenuti del sito “nopazzia”.
-Interventi liberi e Dibattito.

amici e compagni di Sandro

FIRENZE: giov 4/5 presentazione di “CORRENTI di GUERRA” c/o via del Leone

  • April 29, 2017 11:33 am

GIOVEDI’ 4 MAGGIO a FIRENZE c/o via del Leone

Occupazione Via del Leone, Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud & Osservatorio Antipro presentano:

alle ORE 18:30 l’opuscolo “CORRENTI di GUERRA. Psichiatria militare e faradizzazione durante la Prima guerra mondiale.” a cura dell’autore Marco Rossi .

Saranno presenti al dibattito il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud e l’osservatorio Antiproibizionista-Canapisa Crew, oltrechè il giornalista Alessandro de Pascale (autore di svariati libri inchiesta tra cui l’ultimo “La guerra con la droga” in uscita per Castelvecchi ad Agosto 2017)

a seguire… ricca apericena, birrette alla spina, musica, freccette!

MILANO ven 28/04 iniziativa antipsichiatrica c/o Ambulatorio Medico Popolare

  • April 26, 2017 5:47 pm

MILANO VENERDI’ 28 APRILE C/O AMBULATORIO MEDICO POPOLARE in via dei Transiti

“ED AVEVAMO GLI OCCHI BELLI”

Una serata dedicata a tutti quegli spiriti solitari che fanno esperienza della vita e dei suoi  margini, per ricordare due compagni, Roma e Alfredo, uniti dalla stessa estrema passione e curiosità, e per attualizzare la memoria alle ore 18:30 presenteremo:

“Correnti di Guerra. La psichiatria militare e la faradizzazione durante la Prima guerra mondiale. ” di Marco Rossi autoprodotto dal collettivo Artaud e “un Odissea partigiana, dalla resistenza al manicomio” di M.Franzinelli e di N.Graziano

a seguire APERITIVO in attesa della CENA POPOLARE c/o C.O.A. T28