TORINO: sab 26/09 CORTEO CONTRO SGOMBERI e MANICOMI

  • September 23, 2015 10:06 pm

Torino Sabato 26 dalle 15 in Piazza XVIII dicembre

CORTEO contro sgomberi e manicomi

NE’ MANICOMI! NE’ PSICHIATRIA!
DIFENDIAMO IL BAROCCHIO SQUAT

Il Barocchio squat, storica occupazione torinese che 24 anni fa ha strappato al degrado e all’abbandono un’antica cappella e una cascina nel comune di Grugliasco per renderla un’officina di pratiche libertarie, di autogestione e di condivisione, è a rischio di sgombero.  Secondo infatti un progetto della Regione, accolto dall’ASL TO3 e dal comune di Grugliasco, la Comunità psichiatrica omonima e ad esso adiacente sarà trasformata in REMS (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), e tutta l’area limitrofa sarà bonificata in funzione del nuovo carcere psichiatrico. La legge n. 81/2014 che ha sancito la chiusura degli OPG  (Ospedali psichiatrici giudiziari) dal 31 marzo di quest’anno prevede proprio che questi vengano superati dalle REMS, ossia dei miniOPG (max 20 posti letto) in ogni regione affidati a personale sanitario. Non solo ad oggi i 6 OPG (Castiglione delle Stiviere,Reggio Emilia, Montelupo fiorentino, Napoli, Aversa e Barcellona Pozzo di Gotto),  teatro per anni di torture ed abusi di ogni genere, sono ancora aperti, ma si procede con l’apertura di nuovi manicomi criminali, magari più accoglienti, come se il manicomio fosse un luogo e non un concetto, quello del “folle” incurabile, pericoloso e irresponsabile da isolare dalla società e da rinchiudere per sempre. Tale focalizzazione sul soggetto che compie il reato, più che sul reato stesso, ha una diretta discendenza dal positivismo e dalle teorie di Cesare Lombroso, e diversi esempi nel corso della nostra storia, dai lager nazisti, ai moderni CIE, campi rom e misure di sorveglianza speciale.
Il concetto di pericolosità sociale, alla base di queste istituzioni, è uno strumento di repressione, segregazione ed eliminazione, volto da sempre a  preservare il potere e la comunità da comportamenti deviati, non conformi e antagonisti.  Se di riforma dei manicomi criminali si può parlare, così come negli anni dei manicomi “classici” e del sistema penitenziario, questa si inscrive in un programma sociale che il potere sta attuando sul territorio finalizzato ad un capillare controllo e ad una maggiore repressione, per il quale si serve – come da sempre nella storia – della psichiatria e del manicomio, e di una loro diffusione, grazie anche all’ausilio della moderna psicofarmacologia.
Rems, comunità terapeutiche, cliniche psichiatriche, case-famiglia, repartini sono i “nuovi” luoghi della psichiatria, dove continuano a perpetrarsi  lo stesso concetto di “malattia mentale”, le stesse cure e trattamenti, e le stesse pratiche coercitive. E ad essi si aggiungono i CIE, in cui gli psicofarmaci sono addirittura nascosti nel cibo, al fine di controllare chimicamente i reclusi per ragioni di sicurezza; le carceri, all’interno delle quali vengono somministrati ansiolitici, sedativi e tranquillanti in maniera massiccia, e che vengono dotati  di reparti di osservazione psichiatrica; le scuole, attraverso test e screening per individuare preventivamente la “malattia” e indirizzare le famiglie verso una tempestiva “cura”. La psichiatria infatti attraverso le sue diagnosi dice di “curare” i comportamenti “anormali”, e, sulla base di un pregiudizio e di un parere del tutto arbitrario sul modo di pensare e di agire delle persone, ha la possibilità, attraverso l’obbligo delle cure e i TSO (trattamenti sanitari obbligatori), di sequestrare, rinchiudere e torturare le persone. A volte anche di ucciderle, come è successo ad Andrea Soldi, colpevole di non aver voluto sottoporsi alla mensile iniezione a lento rilascio di haldol – un potente e dannoso neurolettico, che provoca dipendenza e gravi effetti collaterali -, e di aver quindi preso una libera scelta su come volersi curare per stare meglio, e per questo brutalmente strangolato dalla squadra mobile dei vigili urbani il 5 agosto su una panchina di Piazzale Umbria, a cui si era aggrappato per sfuggire all’ennesima cattura e violenza farmacologica.
Come possono i comportamenti delle persone, siano essi “anormali” e non comprensibili, così come il dolore e la sofferenza, essere giudicati “malattia”? Cosa differisce la “follia” dalla “normalità”, se “normale” è uccidere delle persone o drogare dei bambini? Come può essere considerata “cura”, riabilitazione e reinserimento sociale, ciò che avviene in maniera coercitiva, senza il consenso, la volontà e la libertà degli individui?
Vogliamo difendere il Barocchio Squat e gli spazi liberati, liberi e autogestiti
Vogliamo liberarci dalla psichiatria, creando spazi relazionali di condivisione di pensieri ed esperienze tutte, di crisi, conflitti e difficoltà, affinché le persone possano vivere, relazionarsi e confrontarsi liberamente, e si possa diffondere una cultura di libertà, solidarietà e valorizzazione delle differenze.

Siamo tutt* socialmente pericolos*
Assemblea antipsichiatrica riunitasi il 12 settembre 2015 al Barocchio Squat

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