• July 27, 2011 2:32 pm

ATTENZIONE

A causa di un’iniziativa in cantiere per martedì 2 agosto (a breve maggiori info) LA PROSSIMA ASSEMBLEA è ANTICIPATA A LUNEDì 01 AGOSTO, ORE 21.30.

c/o lo Spazio Antagonista Newroz in via Garibaldi 72 a PISA
per info 3357002669

cerchiamo testimonianze sull’elettroshock

  • July 27, 2011 2:15 pm

SE SIETE INTERESSATI A RACCONTARE LA VOSTRA ESPERIENZA E LASCIARCI I VOSTRI CONTATTI COMPILATE QUESTO FORM

giornate del libero pensiero

  • May 26, 2011 9:54 am
il Collettivo Antipsichiatrico A. Artaud
 sarà presente alle
 GIORNATE DEL LIBERO PENSIERO
 che si svolgono a RIMINI dal 21 al 28 MAGGIO 2011
 c/o il Centro sociale Grottarossa
 
 SABATO 28 MAGGIO 2011

ore 21.00
 "Donne e psichiatria":
 Teatro performance
 a seguire
 letture e riflessioni sulla psichiatrizzazione delle fasi femminili.
 
 a cura del Collettivo Antipsichiatrico A. Artaud - pisa
 (in collaborazione con il Collettivo Teatrale Resistente).

 

ANTIPSICHIATRIA A CANAPISA 2011

  • May 25, 2011 12:31 am


Come collettivo antipsichiatrico contrastiamo la logica proibizionista che alimenta la medicalizzazione di massa e favorisce l’espandersi della psichiatria; motivo per cui anche quest’anno partecipiamo alla manifestazione/ street parade antiproibizionista CANAPISA che si terrà a Pisa sabato 28 maggio in piazza S.Antonio alle ore 17 portando le nostre istanze antipsichiatriche e ribadendo con forza il diritto a manifestare e ad esprimere le proprie opinioni.

PSICOFARMACI: DROGHE LEGALI OBBLIGATORIE

Oggi l’istituzione psichiatrica continua ad essere uno strumento di esclusione e controllo, ed ha enormemente ampliato il suo bacino d’utenza aumentando di anno in anno il numero delle “malattie mentali” da curare, ossia dei comportamenti “devianti” da uniformare. Tra questi rientra il consumo di sostanze psicoattive, che, se in passato era considerato un vizio, un piacere, oggi diviene sintomo di un disagio da trattare con cure psichiatriche, trasformando un problema sociale in una questione sanitaria. Grazie al decreto Fini-Giovanardi ed alle nuove proposte di legge in materia psichiatrica, si è rafforzato il legame proibizionismo-psichiatria ed i consumatori di sostanze illegali sono diventati merce per le multinazionali farmaceutiche e per l’industria del recupero e della riabilitazione sulla base di una doppia diagnosi che li vede “malati mentali” in quanto drogati e “drogati” a causa della loro malattia mentale.
Nonostante si dimostri proibizionista nei confronti di chi consuma volontariamente sostanze, la psichiatria diffonde sul mercato molecole psicoattive e somministra trattamenti farmacologici che, oltre ad essere spacciati ipocritamente come “terapeutici”, sono spesso introdotti coercitivamente nel corpo!
Gli psicofarmaci, oltre ad agire solo sui sintomi e non sulle cause della sofferenza della persona, alterano il metabolismo e le percezioni, rallentano i percorsi cognitivi e ideativi contrastando la possibilità di fare scelte autonome, generano fenomeni di dipendenza ed assuefazione del tutto pari, se non superiori, a quelli delle sostanze illegali classificate come droghe pesanti, dalle quali si distinguono non per le loro proprietà chimiche o effetti ma per il fatto di essere prescritti da un medico e commercializzate in farmacia.
Siamo contro l’obbligo di cura, infatti non siamo a priori contro l’utilizzo di psicofarmaci ma pensiamo che spetti all’ individuo deciderne in libertà e consapevolezza l’assunzione. Sentiamo pertanto l’esigenza di contrastare ancora una volta il perpetuarsi di tutte le pratiche psichiatriche e di smascherare l’interesse economico che si cela dietro l’invenzione di nuove malattie per promuovere la vendita di nuovi farmaci. Il fine contenitivo di tali sostanze è evidente: la distribuzione di psicofarmaci è oramai prassi diffusa anche all’interno di altre istituzioni totali. Nei CIE (centri identificazione ed espulsione) gli psicofarmaci vengono spesso somministrati sia nascosti negli alimenti che forzatamente. E’ emblematica la storia, avvenuta ad inizio maggio 2011, di un detenuto (nel CIE di Bologna) a cui sono stati dati 40 mg (800 gocce) di Tavor, (un fortissimo ansiolitico comunemente utilizzato per trattare l’ansia e l’insonnia). Considerato che la dose consigliata dal produttore oscilla tra gli 1 e i 4 milligrammi, risulta chiaro che una somministrazione di 40 milligrammi non rientri in un approccio terapeutico ma sia bensì finalizzata alla contenzione chimica; usata al fine di convincere il detenuto a prendere un aereo che l’avrebbe rimpatriato. Le carceri italiane favoreggiano l’uso diffuso, abituale (tre volte al giorno) ed indiscriminato di sedativi, soprattutto benzodiazepine, per tenere a bada attraverso le cure psichiatriche i detenuti, che, pur non facendo uso di stupefacenti , vengono così indirizzati verso la psicofamacologia. Invece di avere come fine primario la salute dei detenuti, i medici diffondono l’uso di psicofarmaci, che permette di controllare chimicamente l’umore, di lenire l’ansia della carcerazione. L’istituzione carceraria si serve della psichiatria per stemperare il conflitto, e garantirsi così un più semplice controllo della massa dei detenuti, costretti a subire gravi situazioni di degrado e sovraffollamento.

Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud- Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org / www.artaudpisa.noblogs.org

 

 

21 maggio al REFUGIO di LIVORNO: “VOCI SPEZZATE”

  • May 12, 2011 2:29 pm

IL TEATRO OFFICINA REFUGIO
Il COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD
presentano

SABATO 21 MAGGIO 2011
c/o  teatro officina REFUGIO
scali del refugio 8 LIVORNO

ore 20 aperitivo buffet e
musica LIVE djset breakbeat
con WANAGANA BEAT

ore 21:30
VOCI SPEZZATE
video racconti dal labirinto psichiatrico

CORTO SHOCK  a cura di Hunchbacked project
Lo sfogo di una vittima delle istituzioni totali, un viaggio quasi onirico che si snoda
attraverso i ricordi di un’esistenza  trascorsa tra la tossicodipendenza e i dispositivi psichiatrico e carcerario.

PIETRO di Andrea Valente
una lucida testimonianza di una vittima dell’elettroshock.

NO LOCO a cura del collettivo antipsichiatrico violetta van gogh-firenze
la psichiatrizzazione del disagio sociale raccontata attraverso un “cocktail” di cinema.

a seguire altri video antipsichiatrici…

per info: antipsichiatriapisa@inventati.org

IN PIAZZA PER RICORDARE FRANCO SERANTINI

  • April 25, 2011 5:39 pm

7 MAGGIO 2011

IN PIAZZA PER RICORDARE FRANCO SERANTINI:
UNA GIORNATA DI MEMORIA, ANTIFASCISMO,
CULTURA, AMBIENTE E SOCIALITA’.

«NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE»
esposizione sulla psichiatria, carcere e istituzioni totali
a cura del collettivo antipsichiatrico A. Artaud e Zone del silenzio

a seguire musica con i
SAMBALORDI
gruppo percussioni afro-brasiliane

a partire dalle 13 fino alle 17
in Piazza Serantini (Piazza S. Silvestro)
con corteo fino a P.zza S. Caterina

Circolo Culturale Biblioteca F. Serantini, Associazione amici della
Biblioteca F. Serantini ONLUS, Progetto Rebeldia, Collettivo
antipsichiatrico A. Artaud, Associazione Aut Aut, Tijuana project,
Sinistra ecologia e libertà Federazione di Pisa, Zone del silenzio,
Newroz, Gruppo anarchico Kronstadt, Rifondazione comunista
Pisa, Circolo Agorà, Lega Ambiente di Pisa.
in collaborazione con la festa del Distretto di economia solidale
Alt(r)o Tirreno.

VOCI SPEZZATE video racconti dal labirinto psichiatrico

  • April 7, 2011 2:03 pm

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE IMAGO

Il COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD

presentano

 

GIOVEDI’ 14 APRILE 2011

c/o associazione culturale IMAGO

in via Bovio 10 Pisa

ore 21:30

 

VOCI SPEZZATE

video racconti dal labirinto psichiatrico

 

CORTO SHOCK a cura di Hunchbacked project

Lo sfogo di una vittima delle istituzioni totali, un viaggio quasi onirico che si snoda attraverso i ricordi di un’esistenza trascorsa tra la tossicodipendenza e i dispositivi psichiatrico e carcerario.

 

PIETRO di Andrea Valente

una lucida testimonianza di una vittima dell’elettroshock.

 

a seguire altri video antipsichiatrici…

 

per info: antipsichiatriapisa@inventati.org

 

Comunicato del telefono viola di Milano

  • March 23, 2011 9:28 am

Nei 3 reparti psichiatrici Grossoni di Niguarda vengono alla luce le vicende di altri 7 ricoverati morti.

Comunicato del telefono viola di Milano in merito alle morti nel reparto psichiatrico del Grossoni

BASTA MORTI INVISIBILI E TORTURE: CHIUDIAMO GLI OPG

  • March 20, 2011 6:55 pm

Trent’anni dopo la riforma che porta il nome di Franco Basaglia, non tutti i manicomi hanno chiuso i battenti. Vengono chiamati ospedali psichiatrici giudiziari ma sono i manicomi criminali di una volta. Per l’esattezza gli internati sono 1535 (1433 uomini e 102 donne) nei sei ospedali psichiatrici giudiziari italiani (Aversa, Montelupo fiorentino, Napoli Sant’Eframo, Reggio Emilia, Castiglion delle Stiviere e Barcellona Pozzo di Gotto).

Martedì 8 marzo un ragazzo di 29 anni G.D., di origini genovesi, viene ritrovato morto nella sua cella dell’ospedale psichiatrico di Montelupo fiorentino. Il giovane era arrivato nella struttura nell’ottobre del 2010. Il cadavere è stato trovato nel bagno della cella, a scoprirlo sono stati gli agenti. Accanto all’uomo, che era stato internato a causa di episodi di aggressioni in famiglia, è stata trovata una bomboletta di gas in dotazione ai detenuti. Sul caso è stato aperto un fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Firenze. La salma è stata trasferita al reparto di medicina legale di Careggi per essere sottoposta ad autopsia.

Negli opg avvengono anche atti di violenza sessuale. È di giovedì 10 marzo la notizia che due agenti di polizia penitenziaria dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa sono stati arrestati con l’accusa di avere costretto in più occasioni un giovane transessuale, internato nella struttura, ad avere rapporti sessuali. Sempre ad Aversa, dopo che si sono verificate 14 morti in 14 anni, 14 persone sono state iscritte nel registro degli indagati per omicidio colposo, tra cui parte del personale in servizio in reparto: medici, psichiatri e i dirigenti della struttura. Questi episodi vanno contestualizzati in uno scenario più ampio di abusi, violenze e di condizioni detentive inumane e degradanti che emergono anche dal rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura, organismo del consiglio di Europa, che si è recato in visita ispettiva negli opg italiani.

Gli opg sono inutili luoghi di soprusi, isolamento prolungato, condizioni igieniche indecenti, di contenzione abituale e di trattamenti totalmente lesivi della dignità umana.

L’opg è un limbo, un luogo di totale non diritto. In questi luoghi vige l’incertezza della pena e  non esiste  proporzionalità della pena rispetto al reato. In queste strutture vengono internate persone che, dopo aver commesso un reato, vengono dichiarate tramite una perizia totalmente o parzialmente incapaci di intendere o volere ma che a causa di una presunta pericolosità sociale (definita in riferimento alla norma vigente che risale al codice Rocco del 1930, nostra pesante eredità fascista) vengono ugualmente rinchiuse e allontanate dalla società.

Per le persone prosciolte per totale incapacità mentale l’opg si presenta nella sua dimensione peggiore, l’ergastolo bianco: l’internamento viene stabilito dal giudice di due, cinque o 10 anni ma la durata effettiva del provvedimento è ad assoluta discrezionalità del magistrato, che può prorogarlo all’infinito ogni due,cinque o dieci anni; con questo meccanismo alcune persone hanno scontato più di trentacinque anni di reclusione e si perde il conto di quanti sono morti avendo scontato molti anni in più della reale pena correlata al reato commesso. Diverso è il caso della seminfermità mentale: la capacità di intendere e di volere, per quanto ridotta, sussiste. La persona perciò è imputabile e viene sottoposta al processo. In caso di condanna vi sarà la diminuzione di un terzo della pena. Se riconosciuta anche socialmente pericolosa la persona verrà inviata in opg, dopo aver scontato la pena detentiva in carcere, senza sapere quanto dovrà restarci.

In opg possono anche  finire  individui che  vengono  trasferiti dal carcere conseguentemente ad una misura disciplinare e  per un tempo indefinito (il tempo che un detenuto passa in opg non gli viene conteggiato come pena effettivamente scontata e quando verrà ritrasferito in carcere dovrà scontare anche il periodo non conteggiatogli).

In questi manicomi le persone continuano  a morire così come nelle carceri vere e proprie.

Nei primi due mesi del 2011 sono morte 12 persone tra carcere e opg, di cui sei sono “morti da bomboletta”. Le bombolette del gas vengono date in dotazione dal carcere ai detenuti per poter cucinare.  La cucina rappresenta  l’unico strumento che la persona ristretta ha a disposizione per svolgere un’attività in autonomia, per costruire e vivere piccoli  momenti di socialità e condivisione con altri detenuti. Le bombolette vengono anche utilizzate da alcuni come meccanismo di “evasione” per non pensare, in quanto la loro inalazione provoca stordimento simile a quello indotto da assunzione di droghe leggere o di psicofarmaci. La concessione  massiccia di psicofarmaci è fortemente appoggiata dall’amministrazione carceraria in un’ottica contenitiva in quanto detenuti chimicamente sedati sono sicuramente più gestibili, meno indotti a creare problemi e più propensi a sopportare l’alienazione della carcerazione.

E così per le bombolette. Sta diventando pratica sempre più diffusa e strumentalmente usata dalle amministrazioni carcerarie utilizzare  le bombolette come pretesto per giustificare le morti scomode senza dover mettere in discussione il totale degrado, sovraffollamento ed incurie in cui riversano quelle discariche sociali chiamate carceri ed ospedali psichiatrici giudiziari. Con queste “morti da bomboletta” si continuerà così facilmente a giustificare la tragica e insensata fine di altri G.D., altri Ciprian Florin (morto l’8 febbraio 2011 a Genova, anche lui presumibilmente per inalazione di gas), altri Yuri Attinà (morto a Livorno il 5/1/2011), altri Jon R. (morto a Pavia per inalazione di gas l’11/2/2011).

Queste morti provocate o meno da inalazione di butano sono vere e proprie morti di Stato.

Lo Stato prende in custodia il corpo e l’anima di una persona e a questa dovrebbe garantire l’incolumità.

Collettivo Antipsichiatrico A.Artaud -Pisa

Zone del silenzio-Pisa

 

comunicato stampa in merito alla sentenza sui fatti di Pistoia

  • March 4, 2011 1:48 pm

Il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud in merito alle ingiuste
condanne di primo grado per i fatti di Pistoia ritiene importante
rinnovare la propria solidarietà a tutti gli imputati, molti dei quali
conosciamo da anni, in particolar modo Elisabetta da tempo impegnata nel
nostro collettivo.
Non abbiamo dubitato della loro estraneità fin dal momento in cui ci
giunse notizia che l’intera assemblea regionale, che si stava svolgendo
a Pistoia, era stata trattenuta una notte intera in questura con
l’accusa di aver preso parte a uno strano assalto alla vicina sede di
CasaPound.
Oggi dopo avere appreso il contenuto delle motivazioni del dispositivo di
condanna non possiamo fare a meno di esprimere tutta la nostra
indignazione.
Ci fu da subito altrettanto chiara la natura repressiva degli arresti e
dei tanti mesi di privazione della libertà inflitti agli imputati. Le
stesse motivazioni della sentenza, con cui poi si doveva render noto il
perché di questa forzatura, addirittura si fanno beffa del dolore che si
deve affrontare in condizioni di negazione della libertà.
Per gli imputati fu disposto il divieto assoluto di comunicazione e
incontro fino a processo inoltrato, proprio per questo motivo Elisabetta
non fu neanche mandata a lavoro per molto tempo e le fu persino proibito
comunicare con sua madre.
Nonostante ciò il giudice ci fa sapere che avrebbe dovuto chiamare al suo
domicilio dei professionisti del look per renderlo identico al giorno in
cui fu arrestata.
Questo spiegherebbe secondo il giudice il perché non sia stata
riconosciuta da i testimoni.
Ma in realtà non potevano averla riconosciuta per il semplice fatto che
non c’era – come da sempre dichiarato anche da Casa Pound – visto che era
assieme a tutti gli altri a prender parte a un assemblea !!
Tutto questo è inammissibile e quasi ridicolo, ed è solo uno dei tanti
passaggi privi di logica contenuti nelle motivazioni che vanno ad
attribuire una responsabilità penale a persone non solo innocenti ma
anche impegnate a fare tutt’altro.
Riteniamo necessario mantenere alta l’attenzione sull’agire repressivo
delle istituzioni e ricordiamo che in ogni udienza del processo il
Tribunale è stato costantemente presidiato da numerose forze dell’ordine
fuori e dentro l’aula e che il pubblico ministero pistoiese ha chiesto 9
anni di detenzione per la sussistenza del reato di devastazione e
saccheggio già smentito molti mesi prima dal sommo giudizio della
Cassazione in materia di libertà personali.

Saremo presenti alla conferenza stampa di Sabato 5 Marzo 2011 alle ore 11 presso la Circoscrizione 2 del Comune di Livorno e rimarremo vicini ai compagni ingiustamente condannati fino a quando non sarà riconosciuta la loro assoluta estraneità ai fatti.

Collettivo Antipsichiatrico A. Artaud – Pisa