ZONE DEL SILENZIO: il decreto “svuotacarceri” ennesima bufala del Governo
Il decreto “svuotacarceri”, ennesima bufala del Governo.
Roma14/12 : repressione, arresti, prigione contro la contestazione sociale.
Da giovedì 23 dicembre entrerà in vigore la legge 199\2010, impropriamente soprannominata come
“svuotacarceri” che permetterà ai detenuti ai quali mancano pochi mesi al fine pena (fino a 12
mesi) di usufruire degli arresti domiciliari. Dati alla mano sono circa 9600 i detenuti che
potrebbero beneficiare dei domiciliari, a fronte di una popolazione carceraria che a fine anno
sforerebbe il record storico di 70 mila unità, a fronte di una capienza massima non superiore ai
44 mila posti.
Ma non lasciamoci ingannare da questo provvedimento che varrà fino al 2013, data in cui
dovrebbero essere pronte nuove carceri, nuovo business di ferro e cemento sottratto tra l’altro
ad ogni controllo democratico, e spesso oggetto di scambio tra le istituzioni ed interessi in
teoria assai distanti da esse. Nella realtà, e fuori dalla propaganda governativa, moltissimi tra i
detenuti che rientrano nelle categorie idonee per tale provvedimento, non potranno in pratica
beneficiare di esso perché privi di residenza, e non potranno nemmeno passare questo anno
nelle strutture di assistenza ed accoglienza che sono già al collasso, colpite dai tagli del
governo nazionale e dai tagli regionali. Quanti saranno allora i detenuti immigrati o
tossicodipendenti che pur avendo la possibilità della misura alternativa al carcere non avranno
famiglia o struttura per riceverli? Il provvedimento non si applica poi ai cosiddetti delinquenti
abituali, alla reiterazione di piccoli reati (legati alla detenzione e al piccolo spaccio, o al
mancato rispetto delle normative in fatto di immigrazione clandestina e non ottemperanza
all’ordine di lasciare l’Italia); le misure alternative alla detenzione non valgono neppure per i
reati inscirtti nell’art.4 bis dell’ordinamento penitenziario (vedi i reati associativi e di natura
politico ideologica, e i reati di piazza come quello di “devastazione”, ai quali viene chiesta in
cambio, secondo una logica mercantilistica, la collaborazione con lo Stato). Insomma, manca
un percorso serio e credibile di reinserimento dei detenuti nel tessuto civile e sociale, non ci
sono i soldi per i centri di accoglienza e di recupero e il governo ha, in modo assolutamente
irresponsabile e criminogeno, tagliato i fondi destinati agli sgravi fiscali per la occupazione e la
assunzione di detenuti ed ex detenuti (col che risulta assai complesso a chi rientra nei giusti
termini, poter usufruire delle misure previste, come l’art.21 ovvero il lavoro esterno al carcere
che potrebbe invece essere ampliato come strumento di reinserimento e di alleggerimento).
L’aumento della popolazione detenuta non è tra le altre cose frutto di un presunto aumento
della cd criminalità, essa è frutto delle leggi con le quali si amministra il Paese da qualche
anno.
La nostra classe politica, e neppure la cd opposizione pare differenziarsi in questo, è come
imbrigliata nelle maglie e nelle gabbie che essa stessa ha costruito: questo uniforme
giustizialismo e sicuritarismo che pervade la nostra società e di cui le leggi vergogna
sull’immigrazione, sul possesso di sostanze psicotrope anche leggere, il concetto che ogni
emergenza e dialettica sociale vada affrontata con la forza della repressione e del carcere
(come accaduto per la Manifestazione di Roma), rappresentano ciò da cui smarcarsi per
costruire un progetto di cambiamento e di alternativa all’attuale stato di cose.
Zone del silenzio, anche per queste ragioni, invita ad essere presenti
davanti al carcere don Bosco nella mattinata di Sabato dalle ore 11
per ricordare che le festività natalizie in carcere non sono mai una festa ma una privazione degli
affetti, dei diritti e della stessa dignità umana; il carcere è un luogo di sofferenza e di illegalità di
Stato, una terra di nessuno dove regna la rabbia, la disperazione, l’abbandono dei detenuti e degli
stessi operatori dentro questa gigantesca discarica sociale.
Chiediamo: la liberazione immediata di tutti i presi, denunciati e arrestati, durante la
Manifestazione nazionale del 14 a Roma in difesa della Scuola Pubblica,
che ai prigionieri sia tutelata e garantita la incolumità psico-fisica.
Invitiamo tutte le realtà cittadine a
e a costruire insieme, nei prossimi giorni, un’iniziativa unitaria a livello cittadino.
zonedelsilenzio
zonedelsilenzio@autistici.org
ZONE DEL SILENZIO
*Z O N E D E L S I L E N Z I O*
Articolo 21 ha promosso una raccolta di firme per chiedere la trasmissione
sui canali Rai del film su Federico Aldovrandi e dello spettacolo teatrale
dedicato a Stefano Cucchi.
Immaginiamo l’effetto che potrebbe avere la visione di questi spettacoli su
un pubblico assuefatto all’ordinaria violenza del potere, su un pubblico che
ogni giorno subisce la disinformazione, il disimpegno, la propaganda di
regime.
Immaginiamoci se una di queste sere, al posto di Emilio Fede o Minzolini, si
potesse ascoltare l’intervista ai migranti detenuti in un C.I.E, se al posto
della Lega e del gran capo, invece, mandassero in onda le testimonianze dei
tossicodipendenti per i quali non esistono strutture di recupero (ma solo
carcere). Pensiamo se per un giorno dessero voce e parola ai prigionieri
senza scampo, gli esclusi da ogni possibilità alternativa al carcere, agli
ergastolani per sempre: quelli per cui non vale neppure l’inapplicato e
formale richiamo ai principi della Costituzione e dovranno passare ogni
attimo della propria esistenza, fino alla morte, dietro le sbarre.
Immaginiamoci non la Marcegaglia o Sacconi, ma un operaio metalmeccanico che
racconta della schiavitù salariale oppure uno studente universitario, un
precario che raccontano di come la Gelmini sta cancellando ogni residuo
spazio per una istruzione pubblica degna di questo nome..….
Se non vi siete ancora stancati, potremmo pensare ad un faccia a faccia tra
le madri delle vittime carcerarie e il Ministro della IN-giustizia Alfano, o
ascoltare le testimonianze dei pacifisti incarcerati e torturati a Bolzaneto
durante il G8 di Genova 2001, una tortura negata fino all’inverosimile dal
Ministro di allora, il leghista Castelli. Se media e TV si occupassero di
questo forse la coscienza civile del Paese sarebbe un tantino piu’ elevata
delle esortazioni piramidali alla prostituzione fisica ed intellettuale,
sarebbe un sogno! Ma attenzione: il vostro risveglio potrebbe essere
traumatico, e nascerebbe in molti un’irresistibile bisogno di *Resistenza**
*a tanto sfacelo. Il disagio sarebbe grande ripiombando nelle zone del
silenzio, nelle praterie dell’oblio dove sono condannati a vivere migranti,
lavoratori, detenuti, insomma tutti coloro che subiscono ogni giorno i
soprusi di un sistema basato sullo sfruttamento, sull’annientamento
psicofisico, sulla schiavitù dei salariati, sul dominio delle istituzioni
totali e sullo strapotere, spesso extralegale, di pochi.
Zone del silenzio è un cartello di associazioni e realtà cittadine che si
occupa da un anno a questa parte di istituzioni totali, di informare e
denunciare le condizioni in cui vivono i detenuti, i migranti, i ricoverati
negli ospedali psichiatrici e nella vergogna dei reparti psichiatrico
giudiziari. Noi siamo le zecche, come alcuni gendarmi dell’Arma dei
carabinieri definirono Carlo Giuliani, calpestandone il corpo martoriato
sopra il quale era passata una jeep, zecche da calpestare e sopprimere. Ma
come tutti gli insetti siamo insidiosi, non ci accontentiamo delle verità
preconfezionate, vogliamo conoscere, discutere, agire, informare e
contro-informare.
*Non siamo giustizialisti*, non ci piace chi pensa di costruire carceri e
riaprire manicomi per combattere il crescente disagio sociale e la miseria;
è il proibizionismo, le leggi xenofobe e razziste che hanno costruito una
società dove i diritti individuali e collettivi sono sempre meno presenti. *Per
noi la Giustizia è prima di tutto sociale. *
Basterebbe leggere i dati dei libri bianchi sulle leggi in materia di
immigrazione o di tossicodipendenza per capire che la criminalizzazione e il
proibizionismo hanno portato solo al carcere, alla repressione, a leggi
liberticide, al peggioramento delle condizioni di vita fuori e dentro gli
istituti di pena.
I detenuti sopravivono oggi in condizioni disumane ed impossibili, siamo
ormai a quota settantamila internati, ma rispetto agli anni settanta pochi
sono coloro che fuori dalle sbarre operano in termini solidali. La
solidarietà, che puo’ rinascere dalle lotte e nei movimenti, per il potere
deve essere cancellata perché rende più forti gli sfruttati, li unisce, li
organizza, fa loro prendere coscienza della propria condizione e del modo di
superarla costruendo un mondo differente.
Chi ha ucciso nell’esercizio di un potere conferitogli dallo Stato è a piede
libero, anzi continua ad operare in apparati e forze di sicurezza, chi ha
torturato a Genova e Bolzaneto ha perfino fatto carriera, insignito di onori
e cariche prestigiose. I padroni che non hanno rispettato le condizioni di
sicurezza causando morti nei luoghi di lavoro sono a piede libero, a loro
favore è intervenuto più di un Governo, depenalizzando reati o creando una
immunità o un sistema di protezioni non concesse certamente ad altri, chi si
ribella merita solo aggravanti. Depistaggi, occultamenti, false prove non si
trovano solo nel processo Aldrovandi, sono una costante nella giustizia
italiana.
Abbiamo un sistema giudiziario che negli anni non ha mosso foglia contro le
leggi dell’emergenza, la legislazione speciale che avrebbe dovuto servire
come misura di emergenza e che una volta finita la stagione di piombo è
rimasta al suo posto. Su queste premesse, condivise e sostenute in maniera
bipartizan dalla *classe politica* italiana, la degenerazione autoritaria
ha trovato terreno fertile. Che altro dire poi di tutta quella legislazione
che va cancellando la fine pena e condanna all’ergastolo detenuti senza
alcuna possibilità di recupero, condannati a vivere nelle carceri senza
alcuna alternativa? E, per finire, la barbarie dei padiglioni 41 Bis e AS-1
dove si pratica la tortura scientifica dell’isolamento e della privazione da
ogni attività umana gratificante, delizie queste riservate in maniera
particolare ai condannati o sospettati per motivi politici.
Quello che ci separa e ci distingue da quanti invocano giustizia
sic-et-simpliciter è la ricerca non di una verità che lasci inalterato il
sistema economico e sociale dominante, esaurendosi dentro l’aula di un
tribunale. Noi vogliamo una verità costruita sulla solidarietà attiva con
gli sfruttati, per questo ci siamo chiamati *Zone del silenzio **, *perché
il nostro obiettivo è aprire una breccia, costruire un percorso di
liberazione, di lotta e di emancipazione.
Per questo siamo qui, perché nessuno sia piu’ solo a subire ingiustizie e
soprusi, per squarciare il muro di menzogna, di odio, di disumanità che
accompagna questa società. Per urlare in faccia al mondo le mille verità
scomode e nascoste.
Zone del Silenzio -Pisa-
zonedelsilenzio@autistici.org
4-5 dicembre: 2 giorni sul e contro il carcere a vicopisano
Palazzo Pretorio di Vicopisano:*
*Sabato 4, ore 16,00*
Presentazione del libro “condannato perché nacque”
(edizioni Ets), a cura di Lorenzo Carletti, prefazione di massimo Carlotto. *
Intervengono:
Antonella Gioli (storica dell’arte, Università di Pisa)
Paolo Pezzino (storico, Università di Pisa)
Massimo Cervelli (Regione Toscana)
Fabio Bacci (Assessore alla cultura, Comune di Vicopisano).
Domenica 5 dicembre 2010, ore 16:00
INCONTRO a Cura di Zone del Silenzio:
IL CARCERE IERI E OGGI:
TRA AUTORITARISMO E CONTROLLO SOCIALE
proiezione film “E’ STATO MORTO UN RAGAZZO” c/o cinema arsenale
giovedì 2 dicembre 2010
c/o il cinema ARSENALE
vicolo scaramucci 4 PISA
la biblioteca FRANCO SERANTINI
e ZONE DEL SILENZIO
presentano:
E’ STATO MORTO UN RAGAZZO di F.Vendemmiati
film-documentario sull’uccisione di Federico Aldrovandi
ore 20
ingresso 3 euro
Il film racconta i fatti accertati e i misteri che li avvolgono, il processo e i suoi numerosi colpi di scena, tentando di fornire una spiegazione verosimile dell’accaduto proprio a partire da quegli interrogativi rimasti insoluti.
È una storia che tocca da vicino i problemi del sistema dell’informazione e della giustizia, con la violenza delle istituzioni e il diritto alla giustizia dei cittadini.
Una storia diversa ma tragicamente simile a quella che nel 1972 portò alla tragica morte di Franco Serantini nella nostra città.
InsanaMente Mia
azione teatrale del progetto Zena, in collaborazione con il collettivo antipsichiatrico antonin artaud
domenica 28 novembre 2010
ore 19.30 apericena
ore 21.00 spettacolo
7 euro
Per info e prenotazioni zena.lab@email.it
3280254173
C/O circolo arci Cep via Boccherini 14 Pisa
COMUNICATO STAMPA DEL TELEFONO VIOLA DI MILANO
TELEFONO VIOLA DI MILANO – CONTRO GLI ABUSI DELLA PSICHIATRIA
Via tei Transiti 28 Tel. 022846009
LA CONTENZIONE FISICA IN OSPEDALE
DOPO L’SPDC DELL’OSPEDALE DI VALLO DI LUCANIA
E DOPO L’SPDC DELL’OSPEDALE SANTISSIMA TRINITÀ DI CAGLIARI
LO SCANDALO DEI REPARTI PSICHIATRICI DELL’OSPEDALE DI NIGUARDA
Nella maggior parte dei reparti di psichiatria degli ospedali italiani anche dopo la legge 180 è
rimasta l’usanza manicomiale di legare i ricoverati al loro letto.
Le agghiaccianti immagini in diretta della morte di Francesco Mastrogiovanni, morto legato ad un
letto di contenzione nell’Ospedale di Vallo della Lucania il 4 agosto 2009, e la morte di Giuseppe
Casu, avvenuta il 22 giugno 2006, quando anch’egli era legato ad un letto di contenzione
dell’Ospedale Santissima Trinità di Cagliari, e di cui in questi mesi si sta celebrando il processo,
sono una testimonianza dell’orrore a cui può arrivare la pratica della coercizione nei trattamenti
psichiatrici.
Anche negli SPDC (Sevizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) dell’Ospedale di Niguarda si usa
legare i ricoverati al loro letto ed imporre terapie farmacologiche non accettate.
Il Telefono Viola di Milano è in grado di denunciare pubblicamente alcuni gravissimi abusi
avvenuti in questi ultimi anni nei reparti di Psichiatria 1 e Psichiatria 3 (Grossoni 1 e Grossoni 3).
Al reparto di Psichiatria 2 (Grossoni 2), inoltre, il primario e la grande maggioranza degli psichiatri
del reparto hanno portato avanti una iniziativa collettiva contro l’unica psichiatra che privilegi il
rapporto umano e fiduciario con i pazienti e sia contraria alle contenzioni fisiche. L’iniziativa è
culminata nella sospensione della D.sa Nicoletta Calchi da parte del Consiglio di Disciplina
dell’Ospedale. Tale sospensione ha dato luogo ad una delle più clamorose e imponenti proteste di
pazienti dell’intera storia dell’Azienda Ospedaliera di Niguarda Ca’ Granda e dell’intera
Lombardia: ben 112 suoi pazienti, insieme ad altre centinaia di persone, hanno firmato una lettera in
cui chiedono il rispetto dei principi della legge180 all’interno dei reparti psichiatrici di Niguarda ed
il reintegro pieno nelle sue funzioni della loro psichiatra di fiducia.
Legare i ricoverati al loro letto è una forma di tortura che non ha alcuna giustificazione ammissibile.
Parafrasando “1984” di Gorge Orwell (Il fine della tortura è la tortura ) possiamo ben dire che:
il fine della contenzione fisica è la contenzione fisica.
Telefono Viola di Milano: per informazioni tel. 333 463 7025
presentazione fumetto “NON MI UCCISE LA MORTE” sul caso Cucchi
ZONE DEL SILENZIO
SABATO 20 NOVEMBRE 2010 a PISA
alla sala della provincia al liceo buonarroti in largo concetto marchesi
alle ore 16:30
presenta il fumetto
“NON MI UCCISE LA MORTE”
di Luca Moretti e Toni Bruno
interverranno gli autori e i genitori di Stefano Cucchi
a seguire aperitivo
Dedicato alla vicenda di Stefano Cucchi un fumetto per non dimenticare.
Morire ad appena 31 anni quando si ha ancora tutta la vita davanti è
già di per sé un evento tragico ed ingiusto.
Ma morire a 31 anni in carcere per l’incuria di chi è troppo cieco per vedere la
gravità degli eventi e poi cerca di nascondere la verità è qualcosa di assolutamente inaccettabile.
zonedelsilenzio@autistici.org
presentazione del libro “IL SOPRAVVISSUTO” di Sabatino Catapano
GIOVEDì 18 NOVEMBRE
c/o l’ AULA MAGNA DI SCIENZE POLITICHE
in via serafini 2
il COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD
presenta
ore 20 apericena
ore 20:30 proiezione del video
“quando la dignità diventa follia”
di Andre Searle Villaroel
e a seguire presentazione del libro
“IL SOPRAVVISSUTO” con la presenza dell’autore SABATINO CATAPANO
un video e un libro sulla vita in carcere e in manicomio criminale (OPG)
di Sabatino Catapano costretto ad internamenti per 15 anni.
l’OPG è l’ultimo anello della catena psichiatrica-repressiva, la
dimensione più dura della reclusione. Di fronte alla barbarie della tortura, della
contenzione la necessità di mettere in discussione l’organizzazione
della società, la psichiatria e le discriminazioni per gli esclusi e i
“diversi”.
collettivo antipsichiatrico a.artaud-pisa
PER INFO:
antipsichiatriapisa@inventati.org
artaudpisa.noblogs.org 335 7002669
comunicato del telviola sulla morte di tullio ceccato avvenuta in psichiatria a milano
è morto Tullio Ceccato il 27-10-2010 NEL REPARTO di PSICHIATRIA (SPDC) -GROSSONI 3 DELL’ OSPEDALE DI NIGUARDA CA GRANDE A MILANO.
TULLIO CECCATO è MORTO tra la notte di martedi e mercoledi, IN STATO DI CONTENZIONE FISICA nel reparto di psichiatria dell’ SPDC GROSSONI 3 dell’Azienda Ospedaliera DI NIGUARDA CA GRANDE a Milano.
Era in stato di contenzione da lungo periodo con apposito”SPALLACCIO” metodo o corsetto di contenzione che non permette movimenti.
La morte è sopraggiunta PER EMBOLIA POLMONARE. NEL PROTOCOLLO DELLE CONTENZIONI, in uso nei reparti di psichiatria, si legge che il paziente contenuto con lo spallaccio o corsetto ,deve ricevere terapia di anticoagulanti (calcieparina) e deve essere monitorato ogni 15 minuti. A lui sembra che non gliela hanno data!!!!
al di la delle “belle e argute nonche’ scientifiche affermazioni di questi assassini legali” che si rilanciano anche e ancora nei “metodi” già noti ,come nel passato i loro predecessori della SANTA INQUISIZIONE , i nuovi argomentano, ma purtroppo sperimentano, le torture sugli inermi. A differenza dei loro “maestri dell’ 1500 , che non si preoccupavano di lasciare tracce,i nuovi invece demandano attraverso protocolli,informative documenti, le LORO TECNICHE DI ABBATTIMENTO,DI COME NON LACERARE LE CARNI E DI NON FAR COMPARIRE LE ULCERE DA DECUPITO O DA LACERAZIONE,UTILIZZO DELLE CINGHIE DI VARI MATERIALI.
Noi che siamo spesso andati a “visitare” questi lager “nei cosidetti ospedali civili “sappiamo che già al trattamento sanitario obbligatorio o falso volontario,le persone SUBISCONO OGNI ONTA E PREGIUDIZIO, dal cosidetto personale medico-infermieristico…sappiamo che comunque quei pochi operatori e qualche psichiatra che si OPPONGONO , vengono a loro volta , isolati o mobbizzati come sta succedendo alla dott.ssa N.C.Novati.
( La psichiatra ha ripetutamente segnalato la mancata applicazione della Legge Basaglia 180/78 presso il reparto di psichiatria e per tale motivo è stata dichiarata incompatibile con il suo gruppo di lavoro. )
Tullio con noi e con il collettivo del telefono viola, aveva la sua storia, e fino a un mese fa spesso passava in via dei transiti come molti e frequentava centri sociali,nel 1997 eravamo riusciti con un blitz a portarlo via dal reparto di psichiatria di Ville Turro (psichiatria dell’ ospedale S.Raffaele una struttura privata convenzionata dove praticano la TEC ( terapia elettro convulsiva ) questo, cosi per fare un po’ il quadro,della situazione , che poi lui in fin dei conti aveva in parte accettato una sorta di compromessi con la famiglia e la psichiatria.
In questo momento possiamo solo dare alcune notizie che ci sono giunte dalla N.C.Novati (che attualmente è stata sospesa con un prcedimento disciplinare, intentato dal suo primario del rep. Grossoni 2 dell’ ospedale di Niguarda e dal Direttore del DSM)
c’ n’ est un debut ,continuons les combats.. in memoria del Compagno Tullio Ceccato..
P$IKIATRI ASSASSINI ABBATTERE I MURI LIBERARCI TUTTI
COLLETTIVO DEL TELEFONO VIOLA DI MILANOT28 telviola@ecn.org
CARCERE: ERGASTOLO OSTATIVO, REATI OSTATIVI E REGIMI DETENTIVI SPECIALI
ZONE DEL SILENZIO
presenta
Giovedì 28 Ottobre
Biblioteca Comunale di Pisa
(Lungarno Galilei 42)
ore 20 Apericena
ore 21 DIBATTITO
Intervengono:
– Nicola Valentino (Sensibili alle Foglie, autore di Ergastolo)
– Avv. Simonetta Crisci.
Nel corso dell’iniziativa verrà presentato il video “percorsi sbarrati”,
e un intervento dal carcere di Carmelo Musumeci, ergastolano in lotta.
I “reati ostativi”, come i reati associativi e di natura politica,
escludono i condannati da ogni misura alternativa alla detenzione. L’ergastolo
ostativo significa vivere tutta la propria esistenza in carcere, senza una
speranza o una possibilità, una condanna alla morte lenta.
Rompiamo il muro del silenzio!
zonedel silenzio@autistici.org

