“CORONA VIRUS, ORDINANZE E MARGINALITÀ” un contributo del Collettivo EducAttivi di Bologna
Pubblichiamo uno scritto del Collettivo EducaAttivi di Bologna
https://educattivi.noblogs.org/post/2020/04/02/corona-virus-ordinanze-e-marginalita/
Introduzione
Non siamo tuttx sulla stessa barca, chi ha un minimo di coscienza lo ha capito, che il virus, le ordinanze, non assumono lo stesso valore per tuttx, perchè appunto, non abbiamo tuttx gli stessi privilegi.
“Prima denuncia penale a Nerviano per la violazione del decreto contro la diffusione del contagio: la Polizia Locale blocca venditore di fiori”
La prima denuncia penale – ora sanzione amministrativa – è andata ad un venditore di fiori.
Ne seguono molte altre:
https://www.repubblica.it/cronaca/2020/03/15/news/coronavirus_clochard-251367827/
https://bologna.repubblica.it/cronaca/2020/03/15/news/coronavirus_prostituta_denunciata_due_volte_a_ravenna_sto_lavorando_anche_io_-251346477/
https://www.open.online/2020/03/18/coronavirus-ecco-le-denunce-ai-senzatetto-basta-multe-chi-una-casa-non-ce-lha-cosa-fa-e-la-puglia-apre-le-casette/
https://www.repubblica.it/solidarieta/2020/03/21/news/coronavirus_e_senza_tetto-251909608/
Ma chi non ha documenti, chi è senza casa, outsider, marginalità, chi accesso a salute, tutele e informazioni corrette non ne ha? Come fa?
Persone che hanno avuto problemi con la giustizia e che si trovano in strada per condizione o necessità, rischiano un’ulteriore inasprimento della loro condizione, dal punto di vista giudiziario e della salute. Che ripercussioni avrà questo ‘stato di emergenza su chi vive già in condizione di isolamento ed esclusione? Quali azioni di solidarietà, mutuo-aiuto e resistenza mettere in campo?
Distribuire cibo e presidi di salute di riduzione del danno in modo autogestito è impossibile senza incorrere in sanzioni. Le reti che potrebbero attivarsi faticano per la paura legata alle ordinanze, altre attendono burocrazie, presidi di protezione e permessi. Senza coordinarsi con le istituzioni sembra impossibile muoversi. Chi lavora non viene garantito e chi vorrebbe fare mutuo-aiuto é legato. Serve un’autorizzazione per tutto. Impossibile stare in strada.
Vicinato solidale? Attenzione alle ‘motivazioni’ in caso di fermo, fare la spesa al vicino no, fare la spesa al vicino mentre si fa la propria si.
L’autogestione della solidarietà si sta ponendo il problema di come muoversi in questo contesto.
Il timore è una solidarietà strumentalizzata, che rischia di tirare acqua al mulino della narrazione istituzionale che sta passando, quella del ‘tutti sulla stessa barca’, ‘vicini si può fare’, dell’assitenzialismo e della solidarietà che sopperiscono alle mancanze di chi ci toglie, spazio, aria, vita tutti i giorni.
Le amministrazioni mangeranno sopra allo sforzo della cittadinanza’ mentre un sacco di lavoratrici e lavoratori pagheranno l’emergenza.
Il livello di ‘paranoia’ nell’incontro con altrx fuori casa é altissimo, le persone si sentono investite del potere di sceriffo temporaneo della città e denunciano chi vedono in giro.
Inchiesta autogestita e diretta sui servizi sociali, sanitari e di riduzione del danno nei giorni dell’emergenza, con particolare attenzione all’area bolognese:
Questa inchiesta è una raccolta di testimonianze dirette di operatori, famigliari e utenti dei servizi sociali e sanitari di Bologna dall’inizio della pandemia da Covid19 ad oggi. Ognuna di esse racconta storie vissute personalmente sulla nostra pelle o su quella dei nostri amici, parenti o vicini di casa. Piccole storie di ordinario disagio che dipingono un quadro di desolazione umana e sociale che nessuna emergenza dovrebbe oscurare. La loro raccolta e visibilità è uno dei propositi fondanti di questo progetto insieme al loro costante aggiornamento.
Dalle informazioni che abbiamo raccolto nei reparti ospedalieri di Bologna, un numero crescente di persone ritenute ‘problematiche a livello comportamentale’, seppur ricoverate per problemi di natura clinica, ossia patologie diagnosticabili su basi oggettive, vengono ‘gestite’ psichiatricamente e tenute sotto ‘sorveglianza’; ‘compito’ che si traduce in contenzione meccanica e farmacologica. Questa situazione, sebbene estremizzata dall’allarme, di fatto è una prassi sommersa, ma ordinaria e collaudata, all’interno degli ospedali – e non solo negli Spdc – che ‘denunciamo‘ da lungo tempo.
Nei reparti ospedalieri e nelle strutture socio sanitarie ben prima del covid 19 vi era una strutturale carenza o assenza di dispositivi di protezione individuale ed ambientale idonei alla sicurezza sul lavoro. Non è così sorprendente, quindi, che alcune aziende invitino i loro dipendenti a centellinare l’uso di dispositivi di protezione monouso a causa della difficoltà di reperimento ed approvviggionamento, impartendo ordini illegittimi, o palesemente illegali, che mettono a repentaglio la salute di lavoratori ed utenti.
Sebbene le retoriche del medico/infermiere/infermiera, eroe o santa, imperversino su social e media mainstream come parte integrante della narrazione spettacolare di questa epidemia, tra patriottismo ipocrita e rigurgiti neofascisti che rievocano la peggiore propaganda nazionalista e di guerra, il paragone con le trincee non è del tutto errato: come in passato venivano mandati a morire migliaia di proletari per combattere le guerre nazionaliste/coloniali dei padroni, oggi nella “guerra al virus” migliaia di lavoratori del SSN vengono di fatto abbandonati a loro stessi, mettendo a repentaglio la loro salute e quella dei pazienti per indennità di rischio ridicole e turni massacranti. Dopo anni di blocco del turnover e tagli drastici al SSN, assunzioni senza precedenti di specializzandi e infermieri, interinali, a tempo determinato e spesso alle prime esperienze, ha ‘emozionato’ migliaia di cittadini terrorizzati ma poco incideranno nella lotta al virus se non come lavoratori e lavoratrici usa-e-getta, immesse a ruolo in pochi giorni e mandate al fronte.
Inoltre, in modo pericolosamente illogico, l’ART.7 del DL n.14 2020, nega il tampone, e di conseguenza la messa in “quarantena”, per il personale sanitario in prima linea, se non in casi clinici conclamati, esponendo al contagio pazienti, operatori, familiari e contatti sociali, come osservato drammaticamente in Lombardia, dove ospedali e luoghi di lavoro continuano ad alimentare inesauribili il serbatoio dei positivi.
In piena emergenza, per compensare le carenze e i casi di malattia o infortuni correlati al covid19, centinaia di lavoratrici e lavoratori provenienti da altri reparti sono stati trasferiti in poche ore negli ospedali o reparti covid 19, vedendosi negati, in alcuni casi, la richiesta di affiancamento pur lavorando in contesti ad alto rischio. Qualche ora di formazione sulla vestizione/svestizione sono bastate alle aziende per lavarsi la coscienza, e rifornire la prima linea dei reparti dedicati alla cura del covid 19. La turnistica massacrante, e senza adeguato riposo, aumenta notevolmente lo stress e, di conseguenza, la possibilità di commettere ‘errori’, che ricadono direttamente sulla responsabilità del singolo senza nessuna tutela, in particolare per i piu ricattabili, e con il bene placido dei sindacati confederali.
Sempre per decreto sono stati sospesi i congedi ordinari per il personale sanitario operante nelle “zone rosse”, mentre su tutto il territorio nazionale vengono vietati gli scioperi nel pubblico impiego e le manifestazioni in piazza. Chi prova a denunciare queste insopportabili condizioni alla stampa, viene minacciato di licenziamento o sottoposto a provvedimenti disciplinari. Viene impedito agli infermieri di denunciare l’infortunio, qualora si infettino in servizio, a favore di una semplice malattia; in questo modo le aziende non risponderanno del danno differenziale da infortunio colposo.
Drammatica la situazione nelle residenze per anziani, a livello sanitario si segnalano numerosissimi casi di contagio, ‘reparti covid’ improvvisati in assenza di dispositivi di protezione individuale e situazioni estremamente critiche.
Nei servizi socio sanitari, nelle strutture dedicate al disagio psichico, è tecnicamente impossibile soddisfare l’esigenza di uscire all’aria aperta dei residenti che si vedono negare il piu elementare elemento di salute e l’unico momento relazionale al di fuori dei muri. Le visite sono sospese ed il rischio è quello dell’effetto ‘pentola a pressione’: un aumento esponenziale della contenzione fisica, meccanica e farmacologica è estremamente reale. Con i centri diurni chiusi si segnalano frequenti situazioni di crisi all’interno dei nuclei familiari.
A Torino viene segnalato un aumento dei TSO (trattamenti sanitari obbligatori) ma immaginiamo lo stesso stia accadendo anche nelle altre città.
Abbiamo avuto notizia di un operatore destinato ad interventi ‘domiciliari’ con la ‘direttiva’ di ‘non salire a casa’. Gli incontri si sono svolti all’aperto con un ‘documento’ che certificava l’intervento dell’operatore. L’operatore ha anche riferito di essere stato fermato piu di una volta durante il suo servizio di intervento domiciliare con l’invito da parte delle forze dell’ordine di tornare a casa o disperdersi. Non sappiamo ad oggi, con l’aumento delle restrizioni delle ultime settimane, come stiano procedendo tali interventi, ma la situazione riferita è comunque di enorme sofferenza.
In alcuni dormitori gli operatori si rendono disponibili ad uscire per andare al Sert a prendere il metadone e portarlo in struttura a chi necessita, ma ci viene comunque segnalato che la popolazione tossicodipendente si trova in grande difficoltà.
Nella seconda settimana di marzo, a Bologna, operatori ed educatori, addetti a servizi sociali incompatibili con le ordinanze, sono stati spostati in vari dormitori dell’area per tenerli aperti un numero maggiore di ore. In una di queste strutture, in concomitanza dell’imperativo #iorestoacasa, si è verificata una situazione particolarmente ‘critica’: le persone si sono rifiutate di uscire e hanno letteralmente ‘occupato’ la struttura a causa di un ospite portato via la sera prima in ambulanza. Il mattino seguente, gli ospiti si sono asserragliati all’interno, nonostante fossero obbligati ad uscire per la chiusura diurna dei dormitori, chiedendo informazioni e garanzie sulla salute della persona ospedalizzata e sulla loro.
La testimonianza:
“Lavoro in un dormitorio notturno per i senza tetto a Bologna.
Attualmente, vista la situazione d’emergenza, il piano d’accoglienza è stato ampliato a 20 ore giornaliere invece che 12.
Con l’hashtag #iorestoacasa ci troviamo davanti ad un evidente ossimoro:
come fa una persona senza dimora a tornare a casa?
C’è molta paura tra gli ospiti, sono aumentati i casi di violenza fisica e verbale all’interno dei vari centri di accoglienza che per motivi strutturali non possono mantenere le distanze minime per garantire la sicurezza di ospiti ed operatori.
In seguito ad un caso di febbre alta la tensione ha raggiunto un nuovo picco. Il giorno Venerdì 13 Marzo questa persona viene portata in ospedale verso le ore 22 dall’ambulanza (tra l’altro gli infermieri hanno chiesto a noi operatori in prestito il termometro).
La mattina successiva, una decina di ospiti si sono rifiutati di lasciare la struttura se non con prove certe dell’esito negativo del tampone. Di fatto abbiamo assistito ad una prima occupazione.
Sabato 14 la situazione è ancora tesa, non abbiamo risultati chiari dall’ospedale che in realtà arriveranno la mattina del 15 alle 08:30 con esito negativo (in realtà c’è stato comunicato a voce senza nessun riscontro scritto). Nonostante ciò gli ospiti decidono nuovamente di non lasciare la struttura. Ironia della sorte, per strada passa la camionetta della comunale che invita tutti a “stare a casa” (ma a casa dove?). Arrivato il coordinatore della struttura e vista la resistenza degli ospiti, vengono allertate le forze dell’ordine che arrivano poco dopo. Tra urla e minacce uno degli ospiti crolla… non vuole uscire fuori e mettere a rischio la sua salute.
Dopo di ciò il mio turno finisce ed esco dalla struttura.”
Ci siamo chieste quindi, dove dormire? Mangiare? Lavarsi? Trovare assistenza legale e sanitaria a Bologna ora?
L’opuscolo degli avvocati di strada… Dove andare per
Dalle fonti che abbiamo raccolto a Bologna i servizi a bassa soglia, di prossimità, accoglienza e riduzione del danno sono aperti. Anche il servizio mobile di sostegno è attivo.
L’Help Center ha istituito uscite serali dalle 20 alle 24 il lunedì, martedì e mercoledì.
L’Unità di strada lavora in modalità mobile dalle 10 alle 16.30 il lunedì, mercoledì e giovedì, e dalle 16 alle 19 il martedì e venerdì .
Anche in molte province, ci dicono, si riesce ancora a lavorare in drop-in e unità si strada, ma ci sono ‘molte’ difficoltà per trovare mascherine.
A disposizione per il piano emergenza freddo ci sono 300 posti, attualmente tutti occupati, siamo a 359 posti, 663 se si considerano anche le parrocchie che mettono a disposizione ospitalità per il freddo (numeri al 25 marzo).
Il piano freddo per l’emergenza virus è stato prorogato al 30 aprile rispetto alla scadenza tradizionale del 31 marzo.
Per necessità è attivo il servizio mobile che si occupa di attivare canali di sostegno e di individuare eventuali posti liberi -> instrada@piazzagrande.it
Le persone senza documenti possono accedere all’accoglienza e ai dormitori ma solo fino al 30 aprile, giorno in cui è stata prorogata la fine dell’emergenza freddo. Dopo non è dato sapere. Chi per scelta o per necessità non vuole/riesce ad accedere a questo tipo di servizi – dormitori e accoglienza – non sappiamo che ripercussioni potrà avere da questa situazione in cui è impossibile muoversi e rispondere ai bisogni primari di sopravvivenza.
Da lunedì 16 marzo – in seguito anche a momenti di tensione in cui gli ospiti hanno rivendicato il rischio legato alla loro salute – i dormitori sono rimasti aperti tutto il giorno, chiudendo alcune ore per effettuate le ‘pulizie’. In teoria in questo tempo gli ospiti avrebbero dovuto raggiungere le mense di supporto come l’Antoniano, che aveva sospeso il servizio di colazione/mensa/vestiti ordinario ma manteneva attiva la distribuzione di sacchetti (asporto) dalle 12:30 alle 13:30.
Dal 27 marzo abbiamo notizia che la consegna dei pasti sia a pranzo che a cena sarà offerta dalla Caritas.
Sono state montate due tenostrutture in via Pallavicini e via del Lazzaretto e altre due tensostrutture verranno montate a Villa Serena e davanti al dormitorio Beltrame perchè le persone trovino un riparo durante gli interventi di pulizia.
Crediamo che la situazione sia paradossale: mentre si è fatto il deserto in città a colpi di decoro, sgomberi, sfratti e privatizzazioni, ora si montano ‘i tendoni’, una ‘solidarietà’ dal gusto ‘amaro’, quando intere aree dei nostri quartieri sono state consegnate alla speculazione.
Lo sportello degli avvocati di strada si è espresso in tema di denunce e sanzioni:”Anche in Emilia-Romagna si sono registrate multe a carico di senza dimora accusati di violazione dell’articolo 650 del Codice penale, non avendo rispettato l’obbligo di restare in casa per contenere la diffusione del coronavirus: una casa, però, loro non ce l’hanno. Bisogna occuparsi, e in fretta, di chi non ha un tetto sulla testa ed è costretto a vagare per le città. Diciamo da più di 20 anni che chi vive in strada ha bisogno di una casa e di una residenza per potersi curare ma oggi, ai tempi del coronavirus, queste necessità assumono una drammatica urgenza. Ad aggiungere un carico su una situazione già paradossale stanno iniziando a fioccare i verbali redatti ai senza tetto. È gia’ successo a Milano, Modena, Verona, Siena e in tante altre città. Siamo a lavoro per chiedere le archiviazioni ma intanto continuiamo a porre la nostra domanda. Come fanno a restare a casa le persone che una casa non ce l’hanno?”. L’associazione ha rivolto un appello al Governo, alle Regioni e ai Comuni per chiedere, ad esempio, di “far cessare immediatamente l’irrogazione di sanzioni alle persone senza dimora per il solo fatto di trovarsi ‘fuori casa’ senza motivo” e, inoltre, di “stanziare somme per consentire ai Comuni di fornire un tetto alle persone senza dimora, utilizzando palestre, capannoni o altri edifici pubblici o privati”.
Lo sportello ha messo a disposizione una mail per le segnalazioni emergenza@avvocatodistrada.it e un vademecum per sostenere le persone senza dimora ad orientarsi nell’emergenza dal punto vista legale, tra il susseguirsi di ordinanze, decreti e moduli che cambiano di ora in ora. Dal 25 marzo infatti il nuovo Decreto-Legge trasforma la denuncia penale precedentemente prevista in sanzione amministrativa (pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000).
L’associazione Sokos – che a Bologna da quasi trent’anni garantisce assistenza medica gratuita a migranti senza permesso di soggiorno, a persone senza dimora e a chiunque viva una condizione di esclusione sociale – fa sapere che non riesce più a garantire l’attività per l’impossibilità di reperire sufficienti dispositivi di protezione individuale. Normalmente l’associazione riusciva a coprire l’assistenza di base e specialistica a 20-30 persone al giorno. Continueranno a ricere i loro medicinali le persone con patologie croniche già seguite.
Nel frattempo anche al Cas Mattei si inasprisce la situazione, a segnalarlo è il coordinamento migranti: sovraffollamento e grave rischio sanitario, turni di pulizia organizzati dai migranti e dalle migranti con mascherine artigianali, quantità di cibo insufficenti. Un migrante è stato messo in isolamento in un container: non si sa ancora né come sta nè se sia stato sottoposto al test tampone per verificare l’eventuale positività al virus.
Rimane gravissima la situazione al carcere della Dozza, – dove il focolaio in atto fa il primo morto – come nel resto di Italia e del mondo.
Cpr e istituzioni totali, aprono uno squarcio sulle nostre coscienze urlando e ricordando a tuttx lo stato d’emergenza quotidiano di chi voce non ne ha mai avuta.
Crediamo che questa situazione di crisi possa essere anche un’opportunità di riappropriazione per tuttx noi, dei nostri legami e dei nostri bisogni, perchè la crisi economica non diventi una scusa per ulteriori cancellazione di diritti, vita, possibilità.
Abbiamo la responsabilità di significare questo momento con il mutuo-aiuto, con l’auto-organizzazione della solidarietà e con la lotta!
Non dalle frontiere di cui ci rendiamo colpevoli ogni giorno, non da chi scappa da guerra e povertà, non dai barconi che respingiamo, è arrivato questo virus. Questo è un virus coi documenti e col portafoglio, che ha potuto viaggiare in aereo.
Un’epidemia di queste proporzioni è prima di tutto un fatto sociale e per questo motivo non può che riguardarci tuttx.
Tutta la ‘scienza’, tutto il ‘progresso’, tutta la tecnologia e il sapere che abbiamo messo insieme, per cui ci affanniamo ogni giorno, non hanno saputo prevenire questo evento, avvisarci in tempo del rischio. Ricerca, enti, organizzazioni politche, accademiche ed economiche, nessuno dei ‘grandi piani’ è stato in grado in questi anni di segnalare il rischio. Ci sono grandi responsabilità politiche, economiche, accademiche nel dramma mondiale che stiamo vivendo.
Il fatto che è che lo Stato non sta difendendo noi ma difendendo se stesso, e ci sta dicendo che se l’infrastruttura di sistema (la loro configurazione sociale) per determinati motivi di allarme rischierà di non reggere (secondo i suoi criteri produttivo-capitalistici), si potranno avere restrizioni delle libertà personali, coprifuoco e città militarizzate. L’equilibrio dipenderà dai rapporti di forza, da cosa subiremo e da cosa riusciremo a pretendere.
La realtà è che il vero ‘virus’ da debellare è un sistema economico e un’organizzazione sociale dove gli interessi delle grandi aziende valgono piu della salute pubblica, delle vite di lavoratrici e lavoratori, ultime e ultimi.
Non ci stiamo allo ‘stringiamo la cinghia tuttx insieme’. Non ci stiamo che siamo ‘tuttx sulla stessa barca’ e chiniamo il capo alla Scienza di Stato che livella e assume il ruolo di protettrice non di parte a stretto filo con esercito e grandi industrie, è evidente che questo virus non è uguale per tuttx in un sistema che mette il profitto prima del bisogno e che ha fatto del bisogno un profitto. Dove c’è chi accumula grandi capitali e si arrichisce a scapito di chi non può mangiare.
Il futuro non andrà tutto bene se non ci sarà un cambio di paradigma.
Anche noi condividiamo:
No volveremos a la normalidad porque la normalidad era el problema!
Sostieni:
Solidarietà anticarceraria:
Chi volesse contribuire al sostegno economico può farlo tramite versamento sul CC bancario dell’Associazione Bianca Guidetti Serra con la causale “FACCIAMOLI USCIRE !”
IBAN: IT44Z0538702412000003122151.
Inoltre chi fosse disponibile a partecipare alla RETE DI SOSTEGNO PER LA CONSEGNA DEI GENERI DI PRIMA NECESSITA’ PUO’ SCRIVERE ALLA SEGUENTE MAIL: associazioneguidettiserra@gmail.com oppure alla mail: ams@inventati.org
Covid19 – Nessuna da sola! Solidarietà immediata alle lavoratrici sessuali più colpite dall’emergenza
La maggior parte delle e dei sex worker non è in grado di accedere alle prestazioni sociali istituite come misure di emergenza dal Governo. È un momento di disperazione e di paura: molte delle giovani sex worker donne e persone trans sono migranti, sole e senza una rete familiare a cui far riferimento; molte altre sono madri e con il loro lavoro sostengono tutta la famiglia.
In queste settimane e sempre di più nelle prossime, l’emergenza che stiamo vivendo sta spingendo sull’orlo del baratro molte/i di loro, dando origine a situazioni di disagio e povertà sempre più gravi. E sarà sempre peggio. Vi sono persone dedite ad attività di prostituzione in forma libera, concordata o costretta, già in condizioni di vulnerabilità umana e sociale, e che oggi rischiano di precipitare in condizioni di povertà estrema. Condizioni di necessità che potrebbero costringerle a lavorare, violando le regole, esponendosi alle relative conseguenze penali e ai rischi per la propria salute e quella collettiva.
Sosteniamolx!
Alcune iniziative utili e di supporto, altre arriveranno:
Circolo Anarchico Berneri – Colonna Solidale Autogestita
Che aspettavamo e che sosteniamo sul territorio. Qui info
Collettivo antipsichiatrico Artaud – Raccontaci la tua esperienza
https://artaudpisa.noblogs.org/post/2020/03/29/raccontaci-la-tua-esperienza-di-questi-giorni/
Mujeres libres #Sisterioleggoperte
https://mujeres-libres-bologna.noblogs.org/sisterioleggoperte/
Mujeras libres Accesso all’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) BOLOGNA – Emergenza COVID-19
https://mujeres-libres-bologna.noblogs.org/post/2020/04/09/2065/
Alcuni numeri per il supporto psicologico
https://psicovid19.bedita.net/
Info avvocati di strada
https://www.avvocatodistrada.it/covid19-multe-e-denunce-un-vademecum-per-le-persone-senza-dimora/
#iorestoacasama campagna di Nonunadimeno per rompere l’isolamento
https://nonunadimeno.wordpress.com/2020/03/28/iorestoacasamalotto-tutti-i-giorni-lancio-della-campagna-di-non-una-di-meno/
Tinder della verza di Campi aperti
https://framaforms.org/tinder-della-verza-un-progetto-di-campi-aperti-1585137025
Staffette alimentari partigiane
https://labasbo.org/2020/04/06/staffette-alimentari-partigiane/
Piattaforma Dont Panic
https://dontpanicbo.it/
Segnaliamo anche una guida anarchica per sopravvivere al virus
https://it.crimethinc.com/2020/03/18/sopravvivere-al-virus-una-guida-anarchica-il-capitalismo-in-crisi-laumento-del-totalitarismo-strategie-di-resistenza
Emergenza Covid19 e salute collettiva!
E’ evidente che le ‘necessità’ possono essere diverse. Tuteliamoci e consideriamo alcune piccole indicazioni che possono esserci utili nelle pratiche di autogestione e nella lotta.
Come collettivo mettiamo a disposizione il nostro indirizzo mail per dubbi, ascolto, orientamento e supporto, partendo da ciò che sappiamo, dalle ricerche che teniamo attive, dai rapporti con le reti di solidarietà che abbiamo, come persone coinvolte dal momento critico che stiamo vivendo. educazionelibertaria@autistici.org
CIAO SALVATORE! CI MANCHERAI…
Apprendiamo con dolore che ieri 9 aprile ci ha lasciato Salvatore Ricciardi …
Salvatore, ti ricordiamo con affetto, ci ricordiamo delle tante iniziative fatte insieme per le varie edizioni di Scarceranda, delle discussioni sul carcere, sulla psichiatria e le istituzioni totali. L’ultima qua a Pisa nel dicembre 2019, dove avevi presentato anche il tuo ultimo libro “Esclusi dal consorzio sociale”.
Ci ricordiamo del tuo carattere tenace e combattivo … ci mancherai e ci mancheranno le chiacchierate con te! Ti ricorderemo e ti porteremo dentro nella nostra lotta!
Un ultimo caro e forte abbraccio! Ciao Salvatore!
Un caro e affettuoso saluto a Tania…
Le compagne e i compagni del collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud – Pisa
LINK a INTERVISTA su RADIO BLACKOUT: La PSICHIATRIA ai TEMPI del COVID 19
questo è il link per ascoltare l’ intervista su radio Blackout al collettivo Artaud:
LA PSICHIATRIA AI TEMPI DEL COVID 19
https://radioblackout.org/2020/04/58821/
Il Collettivo Antipsichiatrico Artaud di Pisa cerca di dare una continuità al proprio lavoro di ascolto attraverso uno sportello telematico, telefonico o virtuale. Non solo per chi già seguiva un percorso di terapia, ma anche a tutti/e coloro che vivono la quarantena in isolamento o con condizioni familiari difficili.
Oggi i CIM (centri di igiene mentale) si limitano alla distribuzione di psicofarmaci, mentre tutti i servizi d’ascolto e di assistenza sono sospesi. Mentre sulle residenze psichiatriche è calato un silenzio totale, non si sa qual’è la reale condizione dei detenuti, se vengono applicate o meno le misure di sicurezza e, soprattutto, se c’è una possibilità di farli uscire.
Questa auto-detenzione forzata ha forti ripercussioni sulla stabilità mentale delle persone e in tanti/e si affidano agli psicofarmaci (soprattutto antiansiolitici e antidepressivi) per sostenere questa situazione. Al contempo aumentano i casi di TSO, dunque di somministrazione forzata di psicofarmaci, anche in chiave repressiva come s’è palesato a Salerno, dove ad un pestaggio da parte delle forze armate è conseguito il Trattamento Obbligatorio per il fermato. L’uso di psicofarmaci crea una forte dipendenza, le prospettive della “cura” all’epidemia potrebbero essere più nefaste della malattia stessa. Gli psicofarmaci oltre ad essere un business delle case farmaceutiche sono un vero e proprio strumento di controllo. Questo paradigma si amplifica nei luoghi di reclusione, dove l’isolamento forzato e la volontà repressiva delle guardie, favorisce l’uso dei medicinali pschiatrici come strumento di sopportazione e contenimento.
In questo momento è negata la radice umana della vita: sono preclusi il tempo, lo spazio e le relazioni sociali, mentre siamo bombardati da informazioni terroristiche imperniate da un linguaggio bellico e costretti nello svago, nell’intrattenimento e nel lavoro a relazionarci unicamente con degli schermi che, oltre ad essere causa di svariati disturbi, celano anche un sofisticato controllo.
Spesso le leggi d’emergenza diventano norma, il pericolo è vedere prorogate le limitazioni alla libertà. Probabilmente i primi luoghi a ripartire saranno i luoghi di lavoro, specialmente le fabbriche, per cui le prime forme di relazioni saranno mediate dal rapporto lavorativo e dai ritmi e le gerarchie insite in queste. Oltretutto questa quarantena ha creato sfiducia e sospetto verso il proprio vicino, recidendo ancor di più i legami sociali già logorati dall’isolamento.
Le opportunità dobbiamo costruircele a partire dall’ascolto, dal creare relazioni e percorsi di solidarietà, solo in questo modo potremo combattere l’isolamento a cui ci voglio confinare e i disturbi che da esso derivano.
Ne parliamo con il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, in seguito riportiamo anche il link della campagna d’ascolto:
https://artaudpisa.noblogs.org/post/2020/03/29/raccontaci-la-tua-esperienza-di-questi-giorni/
RACCONTACI LA TUA ESPERIENZA di QUESTI GIORNI
RACCONTACI LA TUA ESPERIENZA DI QUESTI GIORNI
Chi in questi gironi non si è sentito solo/a, privato/a della propria libertà e dei propri affetti?
Tuttavia è proprio in questa condizione che collettivamente abbiamo perso ogni connessione con l’altro/con gli altri. L’emergenza pesa come una cappa di fumo che ci isola nella nostra esperienza personale di dolore e preoccupazione, nascondendo quello che succede al di fuori delle quattro mura in cui ci troviamo ad affrontare questi fatti preoccupanti.
Come collettivo antipsichiatrico siamo preoccupati per l’aumento dei TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), del possibile aumento del consumo di psicofarmaci e per le persone che sono obbligate ad andare ai CIM (Centri Igiene Mentale) solamente a prendere la terapia; ci segnalano infatti che in questi giorni i CIM si limitano alla sola distribuzione di psicofarmaci. Un altro fattore di preoccupazione è l’aumento di conflittualità familiare dovuto alla convivenza forzata; ci auguriamo che questa non sfoci in un ulteriore aumento della medicalizzazione.
Mai come oggi c’è l’esigenza di utilizzare tutti i canali possibili per ricostruire i legami tra le persone, in particolar modo con chi vive situazioni di difficoltà e trova minor sostegno a causa della mancanza di momenti di incontro in questo momento emergenziale. Pur nell’impossibilità di muoverci fisicamente, come collettivo abbiamo deciso di offrire il nostro supporto in quello che da sempre facciamo: raccogliere il grido di chi vuole raccontare la propria sofferenza e vuole condividere le proprie difficoltà nel modo più diretto possibile.
RACCONTACI LA TUA ESPERIENZA DI QUESTI GIORNI
Puoi farlo condividendo storie, pensieri, eventi, o quant’altro ti sembra adatto a esprimere la tua esperienza.
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
Mettiti in contatto con noi tramite i seguenti canali:
pagina fb: antipsichiatria Antonin Artaud
email: antipsichiatriapisa@inventati.org
telefono: 335 7002669
per un 8 MARZO DI LOTTA!!
Come collettivo impegnato nella critica al potere psichiatrico siamo solidali con tutte le donne e tutte le soggettività non conformi che scelgono di scendere in piazza con Non Una di Meno per dire basta al ricatto della violenza domestica, istituzionale, economica, mediatica e giuridica.
Oggi ci sentiamo particolarmente vicini a tutte le numerose soggettività femminili le cui storie hanno attraversato la nostra esperienza politica e umana con i loro racconti di dolore e umiliazione. Storie, come quelle di Antonia Bernardini e Elena Casetto. Antonia Bernardini è morta il 31 dicembre del 1974, dopo giorni di agonia, a causa di ustioni riportate da un incendio da lei stessa provocato. Era legata al letto da 43 giorni, nel manicomio giudiziario femminile di Pozzuoli. Elena Casetto è morta arsa viva nel letto al quale è tenuta legata il 13 agosto 2019 nel reparto psichiatrico dell’ospedale Papa Giovanni XIII di Bergamo, durante un incendio. La contenzione non le ha permesso di fuggire.
Storie capaci di mostrare il vero volto del potere psichiatrico come violenza istituzionalizzata. Storie, inoltre, capaci di mostrare l’alleanza tra potere medico e potere patriarcale. Come la storia di Charlotte Perkins Gilman, costretta nel 1887 a una cura di sei settimane legata a letto in una stanza buia, alimentata a forza, e privata di ogni socialità e stimoli intellettuali. La “malattia” veniva individuata nell’esaurimento e nell’apatia associata alla maternità, ai lavori domestici e al rapporto col proprio marito. Sintomi, a dire dello psichiatra, esacerbati dal desiderio di approcciarsi alla vita intellettuale al di fuori delle mansioni domestiche previste dal proprio ruolo.
Se dai manicomi vittoriani, in cui le donne venivano internate per non aver aspettato il proprio turno per prendere parola o per non incarnare il ruolo di una femminilità docile e casalinga, ci spostiamo agli spazi più asettici dei reparti psichiatrici odierni la situazione non cambia di molto. Secondo lo studio *Genere e salute mentale della donna* dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, non ci sono differenze legate al genere nell’incidenza di patologie psichiatriche gravi, ma ci sono evidenti differenze nell’incidenza dei “disturbi” più diffusi: depressione, ansia e disturbi somatoformi. Questi disturbi, in cui le donne predominano, colpiscono approssimativamente 1 persona su 3. Da sola la depressione unipolare costituisce una delle maggiori cause di disabilità nel mondo, ed è il doppio più frequente nelle donne che negli uomini.
Oggi come ieri le storie di queste soggettività femminili ci raccontano di una psichiatria impegnata a produrre discorsi, tecnologie e politiche atte a medicalizzare il dolore e a disciplinare il desiderio femminile. La ricerca di basi ormonali e genetiche dietro l’ondata di disturbi dell’umore femminili è solo l’ultima versione della teoria dell'”utero mobile” e delle molte che si sono succedute nell’individuare nel corpo femminile un corpo biologicamente inferiore e animato da umori ingovernabili, capaci di offuscare la ragione. Teorie a cui rispondono dati come l’alto tasso di incidenza della violenza sulle donne, che le rende il gruppo sociale col più alto rischio di sviluppo di disturbo post-traumatico e di tentativo di suicidio.
Crediamo infatti che la via d’uscita da una società della depressione diffusa non possa essere puramente farmacologica, ma debba passare attraverso la costruzione di una società più inclusiva. Dobbiamo criticare la psichiatra come meccanismo del potere che ci vuole assoggettati all’identità, che usa la diagnosi come strumento per definire l’altro rispetto alla società e impone, con la violenza dei trattamenti, un’ideale di conformità alla norma. La nostra risposta è la valorizzazione delle differenze di genere, l’emancipazione delle donne nel mondo attraverso la formazione intellettuale, cognitiva ed emotiva, come quella professionale, sono per noi gli strumenti attraverso cui liberarsi del dolore che limita l’autonomia femminili.
“La maggior parte delle donne del ventesimo secolo etichettate psichiatricamente, curate privatamente e ospedalizzate pubblicamente non sono matte… Possono essere profondamente infelici, autodistruttive, economicamente e sessualmente impotenti ma essendo donne non potrebbe essere altrimenti” Phyllis Chesler, Women and madness, 1972
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
antipsichiatriapisa@inventati.org 335 7002669 via San Lorenzo 38 – Pisa
RINVIATO il LAB di ASCOLTO PROFONDO
Il gruppo d’ascolto profondo fissato per il 6 marzo alla sede del collettivo Artaud di via S. Lorenzo 38 è sospeso a data da definirsi . Vi arriverà comunicazione del prossimo incontro.
per ulteriori info scrivete a: antipsichiatriapisa@inventati.org
RIPRENDE il LAB di ASCOLTO PROFONDO venerdì 6/03
Riprende il gruppo di ascolto profondo c/o la sede del collettivo Artaud in via S. Lorenzo 38 a Pisa. Per info: 338/2251723 (Anna).
Chi è interessato può iscriversi a questo indirizzo: antipsichiatriapisa@inventati.org
Il primo incontro è fissato per venerdì 6 marzo 2020 c/o la sede del collettivo Artaud
L’ascolto profondo è nato nella seconda metà degli anni ottanta dall’esperienza terapeutica
dello psichiatra e psicoterapeuta americano Jerome Liss come espressione del “Self-help” terapeutico a suo tempo da lui sperimentato nelle comunità antipsichiatriche inglesi e si
è diffuso ben presto in ventidue paesi del mondo.
Il metodo” biosistemico” a cui fa riferimento questo tipo di ascolto ci viene delineato così
da J. Liss: “Nel sistema-uomo io posso agire, pensare o pulsare, lasciando indipendenti
questi tre sistemi, ma quando essi si saranno incontrati, io entrerò in una nuova dimensione: un’emozione”. Se aggiungiamo all’attività di pensiero ed esplorazione del significato anche l’aspetto viscerale e muscolare delle emozioni, arriviamo a “pensare con il nostro corpo” come nella pratica Zen. A differenza della psicanalisi che individua nella terapia il momento di recupero individuale o della psichiatria che grazie ai due aspetti psicoterapeutico e psicofarmacologico costruisce il suo anello di Saturno intorno al “paziente”, la Biosistemica pone l’auto-aiuto come metodo non-invasivo di auto-superamento e soluzione dei conflitti, esplorazione profonda di sé ed esternazione di nuove prospettive di cambiamento. Con il gruppo come catalizzatore “attivo” il soggetto protagonista delle proprie emozioni sperimenterà via via nuove capacità relazionali e comunicative utilizzando varie tecniche: la vitalizzazione guidata della curva energetica, la comunicazione ecologica, l’apprendimento attivo, l’utilizzo della parola-chiave, il role-playing, l’identificazione verbale e non-verbale. Le mappe di pensiero e gli input di facilitazione della conduttrice, insieme alla “sospensione del giudizio” nel rispetto reciproco, contribuiranno alla costruzione di una nuova critica costruttiva e conoscitiva della comunicazione di gruppo e intraindividuale.
VICOPISANO: sab 29/02 presentazione di DIVIETO D’INFANZIA c/o Circolo Arci ORTACCIO
a VICOPISANO SABATO 29 FEBBRAIO 2020 c/o Circolo Arci ORTACCIO
in via Loris Baroni, 14 alle ore 17:30
il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud Presenta il libro:
“DIVIETO D’INFANZIA. PSICHIATRIA, CONTROLLO, PROFITTO”
di Chiara Gazzola e Sebastiano Ortu , Edizioni BFS.
A seguire APERITIVO
Per info: antipsichiatriapisa@inventati.org
sab 8/02 DJ SET ELETTRO TECNO con WANAGANA RED NOYZE c/o S.A. Newroz
PISA SABATO 8 FEBBRAIO c/o Spazio Antagonista NEWROZ in via Garibaldi 72
Dopo lo spettacolo “LA TERAPIA DEL FULMINE” di WU MING CONTINGENT
DJ SET ELETTRO TECNO con WANAGANA RED NOYZE
Per info: antipsichiatriapisa@inventati.org
LA CONTENZIONE FARMACOLOGICA DELL’INFANZIA
LA CONTENZIONE FARMACOLOGICA DELL’INFANZIA
a cura del COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD appendice al libro di Wiliam Frediani “Seduti e zitti! Invettiva sull’istituzione scolastica.” edizioni Sensibili alle foglie gennaio 2020
C’è qualcosa che deve essere ancora scoperto che possa identificare che cosa è l’ADHD e cosa non lo è. (Keith Conners)[1]
Il campo nel quale, negli ultimi anni, si è registrato il maggiore aumento di diagnosi psichiatriche e prescrizioni di psicofarmaci è senz’altro quello dell’infanzia e dell’adolescenza. Oggi a scuola sono sempre di più i bambini che hanno diagnosi psichiatriche, in particolare disturbo dell’adattamento, dell’attenzione, iperattività̀, depressione, disturbo bipolare. L’introduzione di nuove patologie infantili, nell’ultimo Manuale Diagnostico e Statistico (DSM) del 2013, allarga i confini diagnostici tra ciò che è normale e ciò che non lo è, favorendo l’entrata in psichiatria di un numero sempre più alto di bambini, a cui sono prescritti psicofarmaci per periodi più o meno lunghi della loro vita.
Il DSM è oggetto di profonde critiche di metodo e di merito, accusato di aver ampliato a dismisura lo spettro delle patologie psichiatriche. Si tratta di un aumento percentuale, senza precedenti in Italia, e che pone più di un dubbio sull’attuale boom terapeutico a cui sono sottoposte le giovani generazioni nel nostro Paese. Tutti i dati statistici confermano una sensazione diffusa tra chi passa la propria vita, professionale e non, nelle aule della scuola italiana: siamo di fronte a un aumento esponenziale di diagnosi e certificazioni di disabilità, di patologie psichiatriche, disturbi e difficoltà.
L’esplosione delle diagnosi (passate da 1,4% del 1997/98 a 3,1% del 2017/18), mostra come in venti anni esse siano più che raddoppiate: da 123.862 a 268.246. Salta agli occhi il fatto che attualmente la tipologia più diffusa è quella delle disabilità intellettive che da sole rappresentano il 68,4% del totale.[2]
L’attuale tendenza dell’insegnamento e della pedagogia è quella di farsi coadiuvare dalla neuropsichiatria ogni qualvolta un bambino disturba o contrasta i programmi formativi. Il “disagio” comportamentale, invece di essere valutato come un campanello d’allarme nella relazione con l’adulto, viene incasellato come un problema mentale del bambino, dispensando così l’educatore o l’insegnante dal modificare l’approccio educativo e delegando il problema a un neuropsichiatra. “L’educatore così – deresponsabilizzato e dispensato dal dover modificare il proprio approccio educativo – delegherà̀ a un esperto il problema (reale o apparente che sia), il quale lo affronterà̀ dal punto di vista della salute mentale. La pedagogia di stampo più repressivo si rinnova nel tentativo di contenere chimicamente quelle condotte non riconducibili alla norma; così si elimina la soggettività̀, si disciplina quella potenziale libertà presente nell’infanzia che, attraverso desideri e aspirazioni, porterebbe a una personale interpretazione dell’esistenza”.[3]
Vince così il paradigma biologico secondo cui questi bambini hanno qualcosa che non va nel loro cervello e per questo dovranno assumere psicofarmaci. Molti psichiatri trovano più semplice dire ai genitori e agli insegnanti che il bambino ha un disturbo mentale anziché́ suggerire dei cambiamenti rispetto alla genitorialità̀ o all’educazione. Il comportamento considerato deviante e non conforme ai canoni prestabiliti di normalità̀ viene isolato, fotografato, trasformato in diagnosi, strappato al rapporto relazionale insegnante-alunno e, sempre più spesso, curato con i farmaci. La medicalizzazione della scuola è inquadrabile all’interno dell’esigenza di ridurre a una risposta semplice e immediata l’interazione complessa dei diversi fattori che determinano i comportamenti in età̀ evolutiva.[4]
A partire dal 2012 una serie di circolari e direttive ministeriali ha imposto nelle scuole l’individuazione degli alunni con BES (Bisogni Educativi Speciali). I BES sono un immenso calderone che comprende, suddivisi in tre macro categorie, “disabilità”, “disturbi”, “disagi e svantaggi”. Di solito l’acronimo viene usato per indicare solamente i BES di terzo tipo, quelli del “disagio” o dello “svantaggio”.[5] A otto anni dall’avvio della farraginosa macchina dei BES, il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università̀ e della Ricerca) non ha ancora fornito cifre attendibili sui cosiddetti BES di terzo tipo; ci sono comunque dati che stimano intorno a un milione la cifra totale, fra cui sarebbero compresi 80.000 studenti con ADHD (Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività̀) e circa 400.000 con funzionamento intellettivo ridotto, con un’incidenza pari al 5% sull’intera popolazione studentesca italiana. In mancanza di statistiche più attendibili, sembrerebbe che proprio le difficoltà momentanee, come la timidezza, l’ansia, i dissesti economici, il lutto, i problemi di lingua conseguenti alle migrazioni, e le circostanze avverse della vita siano i principali protagonisti dei pervasivi meccanismi medicalizzanti e psichiatrizzanti che stanno scuotendo dalle fondamenta la scuola italiana.[6] È significativo il fatto che in Italia gli alunni stranieri siano 815.000, il 9,2% dell’intera popolazione scolastica e di questi il 12% sia stato certificato.[7]
Oggi, a scuola, si mira sempre più a un addestramento alla produttività̀, all’efficienza e alla centralità̀ del risultato. Molti insegnanti sono stati convinti dall’autorità̀ dello psichiatra che i bambini che esprimono comportamenti sofferenti abbiano bisogno di farmaci stimolanti per cui i maestri e le maestre hanno rinunciato alla ricerca di soluzioni in classe per risolvere i problemi. In realtà̀ questi docenti dovrebbero essere incoraggiati a cercare e trovare nuovi metodi nell’educazione.
Insegnare dovrebbe dare priorità̀ alla relazione, sapere e poter sperimentare approcci didattici e pedagogici a seconda della persona con la quale ci si rapporta. Esistono approcci didattici e pedagogici che, anziché́ sopprimere la spontaneità̀, aiutano gli studenti che manifestano “disagio” ed evitano di trattare il loro cervello in crescita con sostanze altamente tossiche come gli stimolanti. Insegnare è un’attività̀ fluida, cangiante, sfumata, che cambia da persona a persona, da situazione a situazione, proprio perché́ basata sull’interazione e non sui dogmi. L’attività̀ dell’insegnamento ha tante caratteristiche, ma non dovrebbe avere quella dell’assolutezza, dell’indiscutibilità̀, della categoricità̀. Non esistono metodi validi in assoluto: insegnare è un’attività̀ che fa interagire soggettività̀, singole e di gruppo. Significa condividere pezzi di vita, conoscenze ed esperienze. Non indottrinare, ma interagire; non preparare al lavoro, ma preparare alla vita.[8]
Una delle diagnosi fra le più diffuse a scuola è quella di ADHD, che raggruppa un insieme di comportamenti considerati inadeguati e anormali dello scolaro, che possono essere causati da innumerevoli fattori, come l’ansia per la scuola o per le verifiche, l’impreparazione scolastica, una classe noiosa, un insegnamento inadeguato, problemi e conflitti a casa o a scuola, cattiva alimentazione e insonnia. La diagnosi di ADHD non mette in relazione lo stato mentale, l’umore e i sentimenti del bambino e non dà luogo a una valutazione completa dei suoi bisogni reali per migliorare l’educazione e la genitorialità̀.
Tale diagnosi ha determinato il ricorso sempre più massiccio all’utilizzo di sostanze psicotrope come il Ritalin, uno stimolante a base di metilfenidato prodotto dalla Novartis Farma Spa, che ha effetti simili a quelli delle anfetamine. Il Ritalin agisce principalmente sulla ricaptazione della dopamina, ma non sono chiare né la gamma completa delle sue interazioni biochimiche, né la modalità̀ d’azione.[9]
Un altro farmaco utilizzato è lo Strattera (atomoxetina), un inibitore della ricaptazione della noradrenalina. La casa produttrice Ely Lilly non è riuscita a farlo approvare per la depressione, ma lo vende come trattamento “non stimolante” per l’ADHD. Molti bambini hanno sviluppato impulsi suicidi e omicidi sotto l’effetto dell’atomoxetina, che può̀ inoltre provocare insufficienza epatica.[10] Negli Stati Uniti, negli ultimi anni, ai bambini piccoli con diagnosi di ADHD viene somministrato l’Adderall, un composto di sali di anfetamina precedentemente utilizzato per la riduzione di peso con il nome di Obetrol, screditato e ritirato dal mercato poiché́ creava dipendenza. Questo farmaco è stato ritirato dal mercato canadese nel 2005 dopo che quattordici bambini sono morti improvvisamente e due hanno avuto un ictus.[11]
Di certo gli stimolanti a qualcosa servono: aiutano il contenimento di comportamenti considerati anormali. I farmaci per l’ADHD sono popolari tra gli insegnati perché́ rendono il loro lavoro più facile, ma è giusto dare farmaci ai bambini per renderli meno disturbanti? Gli stimolanti non producono miglioramenti duraturi rispetto all’aggressività̀, al disturbo della condotta, agli atteggiamenti violenti, all’efficacia negli apprendimenti, alle relazioni.[12]
Ebbene, anche nel caso in cui gli psicofarmaci producessero risultati positivi dal punto di vista del comportamento a scuola, sarebbero d’aiuto per il bambino? Oltre ad agire solo sui sintomi e non sulle cause della sofferenza della persona, gli psicofarmaci alterano il metabolismo e le percezioni, rallentano i percorsi cognitivi e ideativi contrastando la possibilità̀ di fare scelte autonome, generando fenomeni di dipendenza e assuefazione del tutto pari – se non superiori – a quelli delle sostanze illegali classificate come droghe pesanti. Presi per lungo tempo, possono portare a danni neurologici gravi che faranno del bambino un disabile.
È compito degli adulti difendere le nuove generazioni tornando a riflettere sull’importanza dell’ambito sociale, comunitario e relazionale per la loro educazione. È necessario che genitori, insegnanti, educatori e tutti coloro che hanno a che fare con i bambini, non cedano al riduzionismo psichiatrico, non psichiatrizzino ogni comportamento disturbante e/o sofferente, affinché́ la fantasia, il senso critico e la libertà di scelta possano continuare a caratterizzare l’infanzia.[13]
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org – www.artaudpisa.noblogs.org 335 7002669 via San Lorenzo 38 Pisa
[1] Keith Conners, psicologo americano, storico pioniere degli studi sull’ADHD e “padre” del test Conners Rating Scale, uno degli strumenti diagnostici più utilizzati nelle scuole per accertare l’ADHD.
[2] http://www.giornale.cobas-scuola.it/ossessione-diagnostica/
[3] Gazzola C., Ortu S., Divieto d’infanzia, BFS Edizioni, Pisa, 2018, p. 11.
[4] http://www.giornale.cobas-scuola.it/richiamo-allordine/
[5] Gazzola C., Ortu S., Divieto d’infanzia, op. cit.
[6] http://www.giornale.cobas-scuola.it/ossessione-diagnostica/
[7] Santerini M., “Diamo a ciascuno il tempo di cui ha bisogno”, in: Conflitti. Rivista italiana di ricerca e formazione psicopedagogica, n. 3, 2017, p. 32.
[8] http://www.giornale.cobas-scuola.it/richiamo-allordine/
[9] Esposito A., Le scarpe dei matti, Ad Est dell’Equatore Editore, Napoli, 2019.
[10] Whitely M., “Strattera a sad story (warning it may make you want to kill your- self)”, 2015, su http://www.speedupsitstill.com/strattera/
[11] Gotzsche P.C., Psichiatria letale e negazione organizzata, Fioriti Editore, Ro- ma, 2017.
[12] Whitaker R., Indagine su un’epidemia, Fioriti Editore, Roma, 2013. 13 Gazzola C., Ortu S., Divieto d’infanzia, op. cit.
[13] Gazzola C., Ortu S., Divieto d’infanzia, op. cit.